"Terra Vergine": Il viaggio carsico di Alessandro Serra tra filosofia, poesia e canzone

Cento poesie e dieci brani inediti si intrecciano in un'opera ibrida. L'incredibile progetto del cantautore salernitano ci invita a scendere dalla frenesia della società moderna per esplorare la nostra interiorità, sfuggendo alle prigioni invisibili per abbracciare lo sguardo universale degli astronauti.

 

Intervista a cura di Domenico Carriero.

In un’epoca contemporanea che ci costringe costantemente a consumare e fruire delle cose in maniera estremamente veloce e spesso troppo superficiale, emergono opere che si pongono come veri e propri atti di resistenza. Dopo averlo intervistato di recente su questo incredibile lavoro, appare chiaro come il nuovo progetto di Alessandro Serra, intitolato "Terra Vergine", sia stato concepito e pensato esattamente per chi desidera rallentare. L'intento è quello di ritornare sulle cose e di esplorarle attraverso una molteplicità di canali e di punti di vista. Classe 1986 e originario di Salerno, Serra non è soltanto un poliedrico cantautore, ma porta nella sua arte anche la profondità del poeta e del professore di filosofia. Figlio di una dirigente scolastica e di un musicista di origini sarde, l'artista è riuscito a far confluire nella sua esperienza, sia umana che artistica, le diverse dimensioni della musica, della scrittura poetica e della riflessione filosofica, portando a maturazione una vocazione espressiva che coltiva fin dai tempi dell'adolescenza.

Il suo percorso di ricerca sul rapporto tra realtà, pensiero e parola non è nuovo: già nel 2014, Serra aveva pubblicato sulla prestigiosa RIFL (Rivista Italiana di Filosofia del Linguaggio) un denso articolo intitolato "Linguaggio, poesia e realtà. Linguaggio ordinario e linguaggio poetico in Roman Jakobson". Questa indagine intellettuale è stata costantemente alimentata nel corso degli anni: nelle aule dei licei dove insegna filosofia ai più giovani, sui palchi dei locali del salernitano dove per quasi vent'anni ha interpretato i grandi classici del cantautorato italiano, e in una scrittura instancabile di canzoni e poesie che prosegue da quasi trent'anni.

Il 29 maggio 2026 segna così il suo debutto discografico con L’Airone Dischi, l'etichetta di Lucio Auciello, attraverso un progetto fieramente ibrido. "Terra Vergine" è, contemporaneamente, un album di dieci brani inediti e un libro intitolato “Terra vergine. Cento poesie per cuori a maggese”, pubblicato per i tipi di Abrabooks. Il disco e il libro non sono entità separate, ma dialogano profondamente tra loro: l'album trova nuove prospettive e percorsi sonori nel libro, e viceversa. Le cento poesie racchiuse nel testo cartaceo rappresentano dieci tappe di un unico, grande viaggio della coscienza umana. Ognuna di queste dieci tappe corrisponde esattamente a uno dei dieci brani musicali dell'album.

Nelle parole di Serra, l'atto dello scrivere — che si tratti di una poesia o di una canzone — si manifesta sempre come un'affezione, un evento dirompente che accade all'improvviso e che modifica l'autore stesso. La scrittura diventa così una preziosa testimonianza di quelli che l'artista definisce i "fenomeni carsici della psiche". Una volta impresso sulla carta, ciò che viene scritto cessa di essere proprietà esclusiva di chi lo ha generato e diventa patrimonio di tutti; per ognuno di noi, il reale significato dei versi risiede in ciò che la parola è in grado di far nascere nel nostro animo. I versi non sono semplici orpelli estetici, ma si comportano come veri e propri eventi all'interno della nostra esistenza, lasciando una traccia misteriosa che siamo chiamati a seguire, con lo stesso entusiasmo con cui una bambina si lancia verso una novità.

Il percorso filosofico e spirituale dell'opera traccia una linea netta dalla prigionia alla liberazione. Si parte dall'opprimente e invisibile prigione costruita dallo scacchiere sociale ed esistenziale. All'interno di questa gabbia, l'individuo si rinchiude in un'identità che non lo rappresenta affatto, subendo uno "scacco matto" dettato da regole imposte che finiscono per atrofizzare la coscienza. Il pericolo più grande è quello di rimanere intrappolati in un loop ripetitivo, dove si trascorre la vita fotocopiando giornate e cantando la filastrocca dettata dal padrone, senza dire mai nulla che non sia già stato scritto da altri. Ma è proprio in questo buio, in questo doloroso "incanto mancato" e in questa storia di ombre, che inizia a farsi strada la consapevolezza. Anche quando ci sentiamo svuotati, come fuochi d'artificio un istante dopo essere esplosi, accorgendoci che la nostra luce ha solo servito una costellazione artificiale, non dobbiamo disperare: da questa amara presa di coscienza nasce il seme del risveglio interiore.

Il titolo stesso, "Terra vergine", evoca un orizzonte di riconfigurazione e di costante apertura. Ognuno di noi vive all'interno di una propria comfort zone, una sorta di "terra battuta" e ben nota che ci rassicura, ma che allo stesso tempo dà assuefazione al nostro passo. Eppure, l'incontro improvviso con l'inatteso ci sussurra dell'esistenza di un'altra parte di noi, una zona "esordiente" e sempre nuova, che offre la costante possibilità di ritornare a essere un terreno fertile e vitale.

Entrando nel cuore musicale dell'opera, l'ascolto traccia per traccia svela la complessità di questa indagine interiore.

Il viaggio si apre con la title-track, "Terra Vergine". Serra racconta di aver iniziato a comporre questo pezzo immerso nell'atmosfera di una stazione ferroviaria, nel momento in cui stava lasciando la sua Campania per recarsi a lavorare in un'altra regione, vivendo la complessa condizione condivisa da molti docenti precari. Il brano cattura un sentimento ambivalente: da un lato l'entusiasmo vibrante verso il nuovo, dall'altro la lancinante nostalgia per l'abbandono della propria terra. Questa dicotomia non rappresenta un paradosso, poiché è soltanto amando visceralmente le proprie radici — abbracciandone tutte le contraddizioni — che si può sperare di diventarne degni custodi. Ognuno di noi è intrinsecamente sia il fuoco vitale che la cenere delle proprie origini.

Subito dopo, l'album lancia una graffiante critica sociale con "Parodia". L'analisi di Serra si concentra su una società contemporanea che appare sempre più come una grottesca caricatura di sé stessa. L'addormentamento delle coscienze delle masse e la canalizzazione del consenso hanno toccato vette talmente elevate che il potere non ha quasi più bisogno di coprire dietro ideologie le proprie prevaricazioni o le palesi ingiustizie sociali. Viviamo in un tempo in cui "prìncipi" e "princìpi" si sovrappongono in modo pericoloso, ed è tragico constatare come venga definita "normalità" solo e unicamente ciò che è finalizzato all'incremento della produttività materiale.

Il terzo capitolo, "Scacco Matto", scelto anche come primo singolo estratto con tanto di video ufficiale, ci riporta alla radice del tormento individuale. Ogni lunedì mattina siamo chiamati a giocare una complessa partita a scacchi contro noi stessi, posizionati di fronte all'eterno bivio: vogliamo vivere o limitarci a sopravvivere?. Il brano indaga il rischio fatale di adattarsi in maniera così mimetica al mondo da finire per appartenere totalmente a esso. Ci si chiede se sia ancora possibile "essere e basta", rinunciando all'inseguimento di obiettivi e risultati che detengono un valore esclusivamente per la società esterna, ma che sono vuoti per il nostro sé più profondo.

Questa riflessione sull'identità prosegue con il quarto brano e quarto singolo, "Sotto Mentite Spoglie". Qui l'anima del professore di filosofia emerge prepotentemente indagando l'etimologia della parola "persona". Derivante dal latino "persōna", il termine indicava originariamente la "maschera teatrale". Gli attori del teatro classico indossavano queste maschere non per celarsi, ma come strumenti amplificatori: il verbo "personare" significa letteralmente "risuonare attraverso", ed era il mezzo per proiettare la propria vera voce. Serra ci interroga profondamente sul nostro presente: noi esseri umani contemporanei utilizziamo le nostre metaforiche maschere per irradiare all'esterno la nostra autentica voce interiore, oppure le abbiamo trasformate in scudi dietro i quali nasconderci paurosamente?.

Superata l'analisi dell'identità sociale, l'album si apre al sentimento con la quinta traccia, "Matrioska". L'amore viene qui svuotato di ogni logica egoistica. Per il cantautore, una relazione si eleva a vera storia d'amore soltanto nel momento in cui viene completamente sradicata ogni inclinazione al possesso. A questa smania di controllo deve subentrare uno sguardo puro, capace di contenere e proteggere la felicità dell'altra persona. Chi ama in modo autentico, afferma Serra evocando l'immagine della celebre bambola di legno russa, racchiude la felicità altrui all'interno della propria, in un gioco di scatole cinesi sentimentali che prosegue "ad libitum".

Il sesto brano, "Benvenuta Ironia", pubblicato come terzo singolo e accompagnato da un video ufficiale, propone un cambio di prospettiva fondamentale per la sopravvivenza emotiva. L'ironia viene cantata e celebrata come l'ingrediente segreto per eccellenza, l'unico vero antidoto capace di disinnescare la tensione che inevitabilmente si deposita come una tossina corrosiva all'interno delle relazioni umane. Saper fare un provvidenziale passo indietro ci permette di guardare le difficoltà da un'angolazione del tutto differente, una prospettiva illuminata in cui persino i nostri limiti possono trasformarsi ed essere colti come nuove, inaspettate possibilità.

La settima traccia, "Treno 8017", rappresenta forse il momento storicamente e civilmente più toccante dell'intero disco. Il brano è un'intensa dedica a Pietro, figlio di un uomo tragicamente scomparso nel disastro ferroviario avvenuto a Balvano il 3 marzo del 1944. La pretesa di Pietro era estremamente umile e dignitosa: desiderava unicamente una targa per commemorare suo padre, vittima non di atti eroici da prima linea, ma morto nel disperato tentativo di cercare del cibo per la propria famiglia in mezzo alla devastazione della guerra. Attraverso questa dolorosa memoria, Serra demolisce la retorica della patria bellica, affermando con forza che la vera medaglia al valore è quella che viene assegnata dalle battaglie quotidiane della vita, e non certo dagli Stati.

L'ottavo brano, "Tie Break", esplora il tema delicatissimo delle dipendenze. Cadere nel tunnel della droga è descritto dall'autore come lo smarrimento all'interno di un labirinto buio dal quale si corre il terribile rischio di non trovare mai più l'uscita. Ma anche nell'oscurità più impenetrabile, quando tutto pare compromesso in modo irrimediabile, permane la possibilità di riscatto. Esattamente come accade nel momento decisivo di un "tie break" tennistico, non ha alcuna importanza il peso degli errori o delle sconfitte accumulate in precedenza; ciò che assume un valore assoluto e decisivo è unicamente la forza interiore necessaria per rinascere e rigiocarsi tutto nel miracolo dell'istante presente.

Avvicinandoci alla conclusione, incontriamo la nona traccia, "Gli Angeli Non Hanno Sesso". In questo pezzo, la sessualità viene spogliata delle sue accezioni più basse per essere reinterpretata come un potentissimo veicolo di liberazione. Non si tratta della mera tendenza a soddisfare un impulso dettato dall'ego, ma di una forza primordiale che ci spinge verso l'espressione più sincera di noi stessi, distruggendo qualsiasi etichetta precostituita. Nel momento in cui riusciamo a esprimere liberamente la nostra vocazione interna senza barriere, diventiamo noi stessi degli "angeli"; ci trasformiamo nei portatori di un messaggio vitale capace di intercettare il messaggio dell'altro, tramutandosi magicamente in amore.

A chiudere questo maestoso viaggio interiore troviamo il decimo brano e secondo singolo estratto, "Astronauti". Questa canzone suggella la liberazione totale dello spirito, ponendosi agli antipodi rispetto alla prigione iniziale. L'astronauta incarna allegoricamente l'individuo che è riuscito a emanciparsi dal mondo in maniera così radicale e pura da essersene finalmente preso la custodia protettiva. Il suo è uno sguardo pacificato e superiore, in grado di amare in modo del tutto incondizionato, perdonando e abbracciando perfino quegli elementi che un tempo erano stati origine di dolore e sofferenza. Gli astronauti evocati da Serra non sono necessariamente i viaggiatori dello spazio che orbitano attorno alla Terra, ma identificano chiunque trovi la straordinaria capacità di rendere universale e sconfinato l'amore che porta nel petto.

L'intero impianto musicale è stato sapientemente curato dal punto di vista della produzione artistica dallo stesso Alessandro Serra in collaborazione con Lucio Auciello, il quale si è occupato anche della registrazione, del mix e ha prestato il proprio talento alle chitarre acustiche. Il suono è stato arricchito da un ensemble di musicisti validissimi: Fabrizio D’amato ha curato le atmosfere di piano e tastiere, Nicola Natella ha infuso energia con le chitarre elettriche, Giovanni Iannaccone ha sorretto il tutto al basso, mentre Luca Elia ha completato la sezione ritmica e aggiunto colori sonori singolari alla batteria e al kazoo. Il tocco finale, il mastering che garantisce la resa ottimale di queste frequenze emotive, è stato affidato all'esperienza di Davide Barbarulo presso il 20Hz 20KHz Mastering Lab di Napoli. Un plauso va anche a Federica Caso (Fedeshui) per l'accurata realizzazione di Grafica e ArtWork che accompagna visivamente il progetto.

Leggere le pagine scritte da Alessandro e ascoltare le note suonate nel disco rappresenta un'esperienza complementare. Nello scorrere le poesie, i titoli delle dieci canzoni riappaiono come affascinanti indizi disseminati ad arte, veri e propri punti cardinali necessari per orientarsi in questo intimo percorso spirituale. Le parole del libro si comportano come caleidoscopi: cucite pazientemente l'una all'altra insieme alla musica, queste opere ci restituiscono in dono una visione d'insieme arricchita, un mosaico di prospettive in cui specchiarsi per ritrovare, finalmente libera, la nostra inesplorata terra vergine. Chi possiede il coraggio di aderire al flusso imprevedibile della vita, sconfiggendo ogni forma di stagnazione emotiva o intellettuale, si ritroverà ad accogliere una prateria interiore tutta da esplorare, tanto dentro quanto fuori di sé.


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