PINACOTECA DI BRERA, in mostra GIOVANNI AGOSTINO DA LODI. Un pittore itinerante tra Leonardo e Giorgione

 


Il 2 giugno 2026, in occasione della Festa delle Repubblica, la Pinacoteca di Brera e Palazzo Citterio saranno aperti gratuitamente.

Per la prima volta, una mostra ripercorre la carriera di uno degli artisti più originali attivi in Italia nei decenni a cavallo del 1500.

L’esposizione restituisce la complessità di questo autore attraverso 46 opere autografe e di autori quali Bramantino, Alvise Vivarini, Giovanni Bellini, Giorgione, Dürer, conservate a Brera e provenienti da musei tra cui il Musée du Louvre a Parigi, le Gallerie dell’Accademia a Venezia, il Kunsthistorisches Museum a Vienna, la Galleria Borghese a Roma, il Museo del Prado a Madrid, la National Gallery a Londra.

A cura di Maria Cristina Passoni, Cristina Quattrini

Comitato scientifico: Alessandro Ballarin, Francesco Frangi, Mauro Natale, Maria Cristina Passoni, Cristina Quattrini, Edoardo Rossetti

Il percorso espositivo riunisce 46 opere, in parte conservate a Brera, in parte prestate dai più importanti musei del mondo, che ricostruiscono per la prima volta la sua carriera e il contesto in cui si formò. Accanto ai suoi dipinti, capolavori di Bramantino, Giovanni Bellini, Giorgione, Dürer, Lorenzo Lotto e Girolamo Romanino: i maestri con cui Giovanni Agostino si confrontò, rielaborandoli in modo del tutto personale.

Giovanni Agostino da Lodi. Nato a Lodi, si formò presumibilmente a Milano nella cerchia di Bramante e Bramantino, per poi spostarsi a Venezia alla fine del Quattrocento, città dove lavorò per oltre un decennio assorbendo i linguaggi dei grandi maestri della Laguna. Rientrò a Milano intorno al 1510, dove lavorò per cantieri di primo piano come Santa Maria della Pace e la Certosa di Pavia.

La sua è una storia di riconoscimento tardivo. Per secoli le sue opere furono attribuite ad altri pittori. Fu solo all’inizio del Novecento che lo storico dell’arte Wilhelm von Bode cominciò a riunire sotto un unico nome, inizialmente “Pseudo Boccaccino”, un gruppo di dipinti dallo stile inconfondibile. L’identità vera dell’autore emerse grazie alla firma su una tavoletta conservata proprio a Brera, resa nota nel 1912, ma la piena rivalutazione critica arrivò solo alla fine del secolo scorso.

Ciò che rende Giovanni Agostino da Lodi unico è la capacità di muoversi tra due culture pittoriche distinte, quella milanese e quella veneziana, senza appartenere pienamente a nessuna delle due. A Venezia assimilò l’influenza di Alvise Vivarini prima, di Giorgione poi. L’eco di Leonardo, evidente anche nei suoi rari disegni, tradisce i ritorni in patria. E tra tutti i pittori del suo tempo, fu uno dei più profondamente segnati dal secondo soggiorno veneziano di Dürer, tra il 1505 e il 1507.

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