Nella foresta vive l’Uomo lupo. Ma il vero mostro potrebbe abitare altrove.
Con il suo romanzo d’esordio L'Uomo lupo, finalista all’European Union Prize for Literature 2025, Mihaela Šumić trasforma una leggenda popolare in una riflessione feroce sulla violenza, l’omertà e i traumi delle società contemporanee.Con L’Uomo lupo, tradotto dal bosniaco da Marijana Puljić e in uscita l'8 luglio per Bottega Errante Edizioni, Mihaela Šumić si afferma come una delle voci più interessanti della nuova narrativa europea. Poetessa, scrittrice e traduttrice nata a Banja Luka nel 1998, Šumić costruisce una narrazione intensa e perturbante ambientata nella remota cittadina immaginaria di Selvanto, ai margini di una foresta dove si tramanda da generazioni una leggenda: quella dell’Uomo lupo, creatura oscura e mitologica a cui la comunità attribuisce le proprie paure e le proprie colpe.
Quando la giovane Sabina Ordóñez scompare nel nulla, il villaggio si rifugia nel mito per evitare di guardare in faccia una verità ben più inquietante. Attraverso lo sguardo del maestro in pensione Don Alirio, perseguitato da un segreto che attraversa gli anni, il romanzo indaga il male, la responsabilità individuale e collettiva, la violenza, la corruzione e i meccanismi dell’omertà.
L’Uomo lupo è un romanzo sui meccanismi attraverso cui le comunità costruiscono i propri alibi. Attraverso una scrittura intensa e stratificata, Mihaela Šumić racconta il momento in cui una società sceglie di attribuire il male a un mostro piuttosto che riconoscerlo tra le proprie mura. Il risultato è una narrazione inquietante e profondamente contemporanea che interroga il rapporto tra verità, responsabilità e memoria collettiva.
DA UN FATTO DI CRONACA AL ROMANZO – L’origine del romanzo affonda le radici in un fatto di cronaca che ha profondamente colpito l’autrice, che racconta: «Ho iniziato a scrivere il romanzo nel 2022, dopo essere venuta a conoscenza dell’omicidio di una bambina avvenuto in Messico, molto simile a quello descritto nel romanzo, sebbene alcune parti, ovviamente, siano frutto della mia immaginazione. La bambina al cui omicidio si ispira la trama centrale del romanzo credeva davvero nell’esistenza dell’Uomo lupo e attribuiva la colpa di tutto ciò che le accadeva a questo essere mitologico. A spingermi a scrivere è stato soprattutto il devastante risvolto psicologico dell’intero caso, ovvero il modo in cui i bambini percepiscono il male quando, nel contesto in cui vivono, il male stesso viene mitizzato. Alcune comunità, soprattutto quelle piccole e tradizionali, tendono infatti a insistere sull’idea che gli esseri umani siano per natura e per forza animati da buone intenzioni, perché è così che si preserva il senso di appartenenza alla comunità stessa, mentre il male è un tratto dell’alterità, in quanto proviene da un altro popolo, un’altra comunità, un’altra religione, o addirittura da un altro mondo, e in questo caso particolare, da un essere mitologico».
UN'ALLEGORIA DELLA BOSNIA ED ERZEGOVINA –
Sebbene ambientato in uno spazio immaginario che richiama l’America Latina, L’Uomo lupo dialoga costantemente con la storia e il presente della Bosnia ed Erzegovina. Il romanzo intreccia fatti reali, cronaca e finzione per riflettere sui meccanismi che permettono alla violenza di sedimentarsi nelle comunità e di trasformarsi in sistema. Come racconta Mihaela Šumić: «In realtà, molti degli eventi narranti nel romanzo rappresentano una sorta di sintesi fra fatti realmente accaduti in Messico e nell’ex Jugoslavia, perché credo che queste due società si rispecchino a vicenda in un modo alquanto bizzarro: dalla corruzione, a un tessuto sociale estremamente patriarcale e tradizionale abituato alla violenza, agli omicidi irrisolti, all’estremismo religioso, al machismo, fino alla violenza contro le donne e al femminicidio. Tra i casi specifici che attraversano il romanzo ci sono: l’omicidio che rimane irrisolto di David Dragičević, avvenuto nella mia città, Banja Luka, e le proteste che ne sono seguite nei mesi successivi, represse con violenza alla fine del 2018; gli abusi sessuali su minori commessi da un vescovo in un monastero in Bosnia ed Erzegovina, nonché il successivo e del tutto inopportuno coinvolgimento dello stesso vescovo nella sfera pubblica e politica, e in ultimo l’ipocrisia della classe politica che non vive secondo quei valori eteronormativi e tradizionali che promuove. Naturalmente, questi sono soltanto alcuni degli episodi realmente accaduti, ma ci tengo a sottolineare che non è stato preso tutto alla lettera per come sono andati i fatti, e che mi sono presa la libertà di giocare con la realtà e la finzione».
UNA RIFLESSIONE SULLA RESPONSABILITÀ
INDIVIDUALE E COLLETTIVA – Al centro del romanzo vi è anche una riflessione sulla responsabilità, individuale e collettiva, e sulla difficoltà di riconoscere il male quando si manifesta all’interno della propria comunità.
«L’individuo è plasmato e educato dalla collettività, perciò ritengo che sia impossibile separare la responsabilità individuale da quella collettiva e sostenere che possano esistere indipendentemente l’una dall’altra. Il singolo, se è disposto a mettere in discussione i modelli appresi, può cogliere i limiti delle norme e delle costruzioni sociali date per scontate, ma in tal caso si troverà costantemente sotto pressione per il suo rifiuto di conformarsi alle aspettative della collettività. È proprio per questo motivo che molti rimangono intrappolati in ciò che hanno già interiorizzato, che appare sicuro, stabilizzante e che non sconvolge l’ordine sociale, anche se a lungo termine risulta distruttivo sia per l’individuo che per la comunità».
Attraverso una scrittura densa, visionaria e psicologicamente intensa, L’Uomo lupo affronta questioni universali: la violenza, la memoria, la giustizia, il peso del silenzio e la necessità di interrogare continuamente le narrazioni collettive.
«Dalla letteratura che scrivo e che leggo mi aspetto che abbia forza e convinzione tali da spingermi con delicatezza nella logica del suo mondo, che mi faccia credere che esista, tanto quanto credo che esista anche il mondo materiale di oggi, che il linguaggio sia potente, ricco e appassionato, che non rappresenti la storia e i personaggi attraverso un prisma in bianco e nero, ma che permetta al lettore di coglierne tutta la complessità, che sia coerente dal punto di vista psicologico ed emotivo, che non sia letterale e che non mi dica cosa devo pensare e provare, ma che, per come è scritta, inneschi in me un processo interiore che non sia necessariamente legato alla narrazione stessa. Semplicemente, che sia potente, che sia autentica e che il linguaggio sia abbastanza stratificato da non basarsi soltanto su effetti iniziali, ma che funzioni secondo il principio di un buon profumo, inebriante».
In un mondo che continua a cercare i mostri all'esterno,
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