"La vita stride", Federico Vassallo a Fattitaliani: «Scrivo ciò che ho vissuto davvero, non più ciò che sogno». L'intervista



Uscito “La vita stride” nuovo singolo di Federico Vassallo, brano pop dance dal ritmo energico ed estivo che racconta una forma d’amore autentica, rara, capace di dare equilibrio anche nei momenti più difficili. Scritto da Federico Vassallo e composto assieme a Francesco Giacomello, che ne firma anche la produzione artistica, unisce immediatezza melodica e intensità emotiva, trasformando un’esperienza personale in qualcosa in cui molti possono riconoscersi. Il sound moderno e coinvolgente accompagna un testo che parla di ricerca, protezione reciproca e bisogno di provare serenità e pace accanto a qualcuno. Federico Vassallo ne parla con Fattitaliani. L'intervista.

di Giovanni Zambito

“La vita stride” è un titolo forte, quasi spigoloso, mentre il brano ha un’energia luminosa e un ritmo estivo. Come convivono questi due aspetti?

Proprio in questo contrasto c’è l’essenza del brano. La vita non è sempre armoniosa, a volte stride davvero: ci mette davanti a difficoltà, delusioni, paure. Questo pezzo parla della possibilità di superare quel rumore, è un’evocazione di un rapporto sicuro e sano. Per questo abbiamo scelto un mood luminoso e coinvolgente: è come se la canzone dicesse che, nonostante tutto, nonostante tutti i casini, vale ancora la pena guardarsi con fiducia.

Hai raccontato che il pezzo nasce dal desiderio di trovare serenità in una relazione. Pensi che oggi sia diventato più difficile sentirsi davvero al sicuro accanto a qualcuno?

Forse sì. Viviamo in un’epoca molto veloce, dove spesso si comunica tanto ma ci si ascolta poco. Credo che oggi la serenità sia diventata quasi un lusso, un ingrediente necessario al rapporto. Non parlo di relazioni perfette, che probabilmente non esistono, ma di rapporti in cui ci si possa sentire accolti, compresi e liberi di essere se stessi. E di ricambiare. È un desiderio che credo appartenga a molti.

Nel testo scrivi: “la vita stride e spesso uccide, ma noi no”. È forse la frase che meglio sintetizza il messaggio del brano. Che significato ha per te?

È sicuramente una delle frasi più importanti della canzone, e arriva non a caso solo alla fine. Parla della capacità di non lasciare che le difficoltà abbiano l’ultima parola. La vita può metterti alla prova in tanti modi, anche dolorosi, ma credo che esista sempre la possibilità di reagire. Quel “ma noi no” è una piccola dichiarazione di resistenza, di fiducia e di speranza.

Negli ultimi dodici mesi hai pubblicato quattro singoli molto diversi tra loro. C’è un filo rosso che li unisce oppure rappresentano momenti differenti del tuo percorso personale?

Entrambe le cose. Musicalmente sono piuttosto diversi, ma il filo conduttore è sicuramente l’autenticità e, in un certo senso, raccontano una vera e propria sequenza emotiva.

Fottuta Estate nasce dall’epilogo di una relazione molto dolorosa e racconta il momento della disillusione. Un posto migliore rappresenta invece la voglia di continuare a credere nell’amore, quasi come un atto di fede. Più niente per me torna su quelle ferite, ma con uno sguardo diverso: parla della necessità di liberarsi da dinamiche tossiche e di come il dolore, a volte, possa trasformarsi in rabbia e desiderio di rivalsa. La vita stride è il passo successivo, la speranza di non ricadere più in certi meccanismi e il desiderio di trovare finalmente serenità.

Ogni canzone racconta una sfumatura diversa del mio modo di vedere la vita: le ferite, i dubbi, la voglia di ripartire e la ricerca di qualcosa di bello nonostante tutto. Sono fotografie di momenti differenti, ma fanno tutte parte dello stesso racconto. Il mio.

Dopo tanti anni di carriera hai scelto una scrittura più essenziale e diretta. È una scelta maturata con il tempo o una risposta a un mercato musicale che cambia continuamente?

Direi che è soprattutto una conseguenza del tempo. Oggi sento il bisogno di arrivare al punto senza troppi giri. Mi interessa che chi ascolta, dopo di me, possa riconoscersi in una frase, in un’immagine, in un’emozione. Il mercato cambia continuamente, ma la sincerità resta sempre una delle cose che arrivano dritte.

Con Francesco Giacomello avete costruito un sound che richiama il synth-pop degli anni Ottanta senza risultare nostalgico. Quanto è stato importante trovare questo equilibrio tra passato e contemporaneità?

È stato fondamentale. Io e Francesco condividiamo l’amore per la musica e certe atmosfere degli anni in cui siamo cresciuti, ma non volevamo fare un esercizio nostalgico. L’idea era prendere quel tipo di emozione, quei colori sonori, e portarli dentro una produzione moderna. Credo che il risultato finale riesca a dialogare con il passato senza restarne prigioniero.

Il videoclip utilizza anche alcuni effetti realizzati con l’intelligenza artificiale. Vedi queste tecnologie come uno strumento creativo oppure credi che vadano utilizzate con molta cautela?

Entrambe le cose. Penso che l’intelligenza artificiale possa offrire possibilità creative molto interessanti, soprattutto a chi lavora in modo indipendente. Allo stesso tempo credo che debba restare uno strumento al servizio di un’idea e non sostituire la creatività umana. Il rischio di perdersi è alto. Nel videoclip è stata utilizzata in modo molto marginale, solo per aggiungere alcuni elementi visivi che aiutassero a rafforzare il racconto della canzone.

Il nuovo progetto discografico è atteso entro la fine dell’anno. Cosa dobbiamo aspettarci? Sarà un disco omogeneo oppure un viaggio attraverso diverse sfumature del tuo modo di scrivere?

Sarà più un viaggio che un disco monolitico. Ci saranno momenti molto diversi tra loro, sia musicalmente che dal punto di vista emotivo. Però credo che emergerà una forte coerenza di fondo, perché tutte le canzoni nascono dallo stesso bisogno di raccontare esperienze, domande e riflessioni che mi accompagnano in questa fase della vita.

Da un punto di vista musicale, questo progetto è anche il risultato di collaborazioni importanti. Francesco Giacomello continua a essere il punto di riferimento della produzione e degli arrangiamenti, mentre Enrico Santacatterina ha contribuito con le sue chitarre elettriche dando un’identità precisa a molti brani del disco.

Una delle cose che mi emoziona di più è poi il ritorno di Massimo Luca, una persona che ha avuto un ruolo importante nel mio percorso artistico. Massimo, insieme a Vince Tempera, produsse il mio secondo album nel 1993 e ritrovarlo oggi, dopo tanti anni, ha un significato speciale. Proprio in questi giorni, nello studio di Francesco, abbiamo registrato la sua chitarra acustica nel nuovo singolo che anticiperà l’album in autunno.

In fondo anche questo incontro racconta bene lo spirito del progetto: guardare avanti senza dimenticare il percorso fatto, mettendo insieme esperienze, sensibilità e storie che appartengono a epoche diverse della mia vita artistica.

Sei tornato con continuità a pubblicare musica dopo una lunga esperienza artistica. Oggi senti di avere qualcosa di diverso da raccontare rispetto agli esordi?

Sicuramente sì. Quando si è giovani si scrive soprattutto per raccontare ciò che si sogna. Con il tempo inizi a raccontare anche ciò che hai vissuto davvero. Oggi porto dentro molte più esperienze, errori, incontri, ferite, delusioni e ripartenze. Questo rende la scrittura forse meno ingenua, ma anche più vera e spontanea.

Se dovessi descrivere “La vita stride” con una sola immagine, quale sceglieresti?

Sceglierei due persone che camminano nella notte tenendosi per mano, verso una luce nuova. Non perché rappresenti una storia d’amore perfetta, ma perché racconta l’idea centrale della canzone: quando trovi una presenza capace di trasmetterti serenità, anche il buio più oscuro può fare meno paura.


BIOGRAFIA

Cantautore padovano nato nel 1968, Federico Vassallo ha attraversato con coerenza e profondità tre decenni di musica italiana.

Il suo debutto è del 1987 con il 45 giri Queste notti, seguito nel 1990 dal primo album Come i cartoni animati, prodotto da Rodolfo Grieco e distribuito da New Enigma-Ricordi. Nello stesso anno partecipa al Festivalbar con il brano Ascoltamicanzone che arrivando alla finale del Disco Verde, segna così l’inizio di una carriera che lo porterà a farsi notare per la scrittura intima e le melodie dirette.

Nel 1993 pubblica il secondo album omonimo, prodotto da due nomi storici della musica italiana: Vince Tempera e Massimo Luca, chitarrista di Lucio Battisti. Da questo lavoro emerge il singolo Sarei farfalla, che riesce a entrare nelle classifiche radiofoniche. Nello stesso anno, Vassallo firma alcuni brani per l’album di Francesca Alotta, tra cui Viaggiando, cantato in duetto con Fiordaliso e scelto come sigla finale di Domenica In.

Il terzo album, Buono, viene registrato nel 1997, restando inedito a causa della fusione tra Ricordi e BMG. Solo nel 2013, grazie all’etichetta Pull Music, l’album Buono viene finalmente pubblicato, con i singoli Il sole arriverà e Stelle stelline a fare da apripista.

Nel 1999 partecipa all’accademia di Sanremo.

Nel 2014 Vassallo torna a scrivere nuova musica: pubblica il singolo In giro, anticipando l’uscita dell’album Ultima chiamata senza risposta, previsto per l’anno successivo. Seguono i brani Ho fatto luce e Accendi il mondo, che confermano una scrittura più matura, capace di raccontare la rinascita personale e artistica di un autore che non ha mai smesso di credere nella forza della musica.

Nel giugno 2025 pubblica  il nuovo singolo Fottuta Estate brano dal titolo provocatorio, fotografia lucida delle emozioni, un nuovo tassello che conferma la capacità dell’artista di parlare al cuore con lo stile che lo contraddistingue, mescolando pop rock e scrittura d’autore.

Il 28 novembre 2025 esce il secondo singolo del progetto “Ho qui la musica” dal titolo “Un posto migliore”.

Il 16 aprile 2026 esce Più niente per me, nuovo singolo che conferma una scrittura sempre più essenziale e personale.

Il 22 maggio segue La vita stride, brano dal bit estivo che anticipa il nuovo progetto discografico previsto entro fine anno. 

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Fattitaliani

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