Tra il nuovo romanzo "La gioia è un duro lavoro", il
tour "Extra Terreste" e l'utopia reale di Evanland, l'artista
riflette sul valore della rinuncia, della ricerca interiore e dell'essere
"buoni a nulla".
Ai microfoni di Fattitaliani, Gio Evan si presenta in "una
dimensione gioiosa". Questa
serenità, tuttavia, non è un regalo caduto dal cielo, ma il frutto di un
impegno costante, come esplorato nel suo ultimo libro, La gioia è un duro
lavoro. Il cantautore e scrittore spiega che
lo sforzo più grande oggi consiste nel "non mandare mai a riposo il
fattore del discernimento". La vera fatica
è riuscire a stare alla larga dai continui stimoli e inviti della società dei
consumi, tentazioni che spesso finiscono per allontanarci dal nostro autentico
"successo interiore".
Questo bisogno vitale di scartare e rinunciare è il cuore pulsante
del suo nuovo tour, Extra Terreste. Il titolo stesso è un gioco di parole basato sul verbo
tenere: una riflessione su "tutte le cose che abbiamo extra". Per concepire questo spettacolo, Gio si è isolato per
quaranta giorni nel deserto per porsi una domanda radicale: "se io adesso
inizio a levare tutto quello che ho, cosa mi resta di me?". Da questo isolamento nasce un vero e proprio elogio del
"vuoto", che lo porta a rivalutare un'espressione spesso usata in
senso dispregiativo: "Essere buono a nulla deve essere riabilitato verso
un complimento", ricorda l'artista, citando l'ascetismo di maestri
spirituali capaci di fare a meno di tutto.
In questa visione olistica, l'universo unisce i puntini attraverso
quella che definisce "l'intelligenza del campo". È così che i ricordi più intimi del
libro – come il pollice verde della madre e la sua cura per il seme del mango –
dialogano a distanza con il suo percorso discografico, richiamando lavori come
l'album L'eleganza del mango.
La capacità di accogliere anche ciò che fa male, lasciandolo
scorrere senza trattenerlo, è il messaggio luminoso del suo ultimo singolo, Ma
bene. Un
flusso vitale che sfocia ad Evanland, il festival del mondo interiore in
scena ad Assisi il 25 e 26 luglio. Giunto alla
quinta edizione, questo "raduno dei buoni" regala a Gio la
soddisfazione più grande: scoprire di essere circondato da tantissimi giovani
dedicati alla "ricerca interiore", capaci di purificarsi e di
"amare semplicemente la vita".



