a cura di Antonino Muscaglione per Fattitaliani
(video) Due storie musicali, due sensibilità artistiche e
un'unica grande appartenenza. Alberto Bertoli e Mirko Casadei uniscono per la
prima volta le loro voci e i loro mondi in "L'amore in E.R.". Un
brano che va oltre la semplice collaborazione e che rappresenta l'incontro tra
due autentici “ambasciatori” dell'Emilia-Romagna, capaci di raccontare con
linguaggi differenti la stessa terra e gli stessi valori.
Scritto da Alberto Bertoli insieme con Emanuele
Dabbono, "L'amore in E.R." nasce dal desiderio di trasformare quel
“trattino” che separa geograficamente Emilia e Romagna in un simbolo di unione,
un ponte ideale capace di superare ogni confine attraverso la forza dei
sentimenti. L'amore diventa così il filo conduttore del racconto: amore per le
persone, per le amicizie, per le proprie radici e per una terra che ha saputo
costruire nel tempo una forte identità culturale e umana.
Da una parte c'è l'anima rock e riflessiva di Alberto
Bertoli, erede della grande tradizione cantautorale italiana, dall'altra la
vitalità travolgente e il carattere pop-folk di Mirko Casadei, continuatore di
una dinastia che ha scritto pagine importanti della musica popolare italiana e
che, come mi racconta nell'intervista, con la sua orchestra si appresta a
compiere cento anni. Dall'incontro di queste due personalità nasce un sound
moderno e coinvolgente, in cui chitarre rock e sonorità della tradizione romagnola
convivono in perfetto equilibrio, dando vita a una canzone capace di parlare a
pubblici e generazioni diverse.
Questo brano è anche la celebrazione di un'amicizia autentica e di un senso di appartenenza condiviso, raccontato con sincerità e leggerezza. Un vero e proprio inno alla capacità di stare insieme, di custodire le proprie radici senza rinunciare al futuro e di riconoscersi parte di una grande comunità. Il risultato di questa chiacchierata con i due artisti, Alberto e Mirko, è una fotografia intensa e genuina di una terra che sa lavorare e riflettere, ma che non dimentica mai la gioia della convivialità e della festa.
Come è nata "L'amore in E.R."?
Alberto Bertoli: «È nata nel modo più naturale possibile. Eravamo a tavola, davanti a un bicchiere di vino, e ci siamo detti che prima o poi avremmo dovuto fare qualcosa insieme. Da lì è partita l'idea. C'era sempre questo trattino tra Emilia e Romagna che sulla carta divide, ma nella realtà unisce. Così abbiamo deciso di trasformarlo nel cuore della canzone. Più che una collaborazione, è stato l'incontro tra due amici che avevano voglia di raccontare la propria terra».
Che cosa rappresenta per
voi il trattino tra Emilia e Romagna?
Mirko Casadei: «Fisicamente è stato messo per dividere, ma noi
vorremmo toglierlo. Ci sono troppe cose che ci uniscono: lo stare bene insieme,
l'accoglienza, i prodotti della nostra terra, il modo di vivere. Con questa
canzone abbiamo voluto raccontare l'amore per la nostra regione e per quei
valori che da sempre difendiamo e cantiamo».
Alberto Bertoli: «Il testo sembra leggero, ma dentro ci sono anche
aspetti più profondi. Ho cercato di nasconderli per mantenere freschezza e
immediatezza. C'è persino quell'angoscia che si prova quando ci si deve
allontanare dai propri luoghi. Durante il viaggio del videoclip ci siamo resi
conto ancora una volta di quanto sia meravigliosa questa regione».
Mirko Casadei: «... E la cosa bella è che ovunque andassimo la gente ci riconosceva: in Romagna fermavano Alberto, a Piacenza fermavano me. È stato bellissimo».
Qual è stato l'aspetto più
bello di questa collaborazione artistica? Tra voi due e la tigre intendo...
Alberto Bertoli: «Per il videoclip volevamo qualcosa che ci
riportasse indietro nel tempo, ai ricordi della nostra infanzia, e ci siamo
messi alla ricerca di un vecchio furgone degli anni Ottanta, quelli che
vedevamo da bambini. Quando l'abbiamo trovato ci siamo imbattuti quasi per caso
anche in questa tigre che si trovava dentro, è diventata subito una compagna di
viaggio perfetta. Alla fine è stata un po' il simbolo dello spirito con cui è
nata tutta questa avventura: amicizia, ironia e voglia di stare insieme».
Mirko Casadei: «Ci siamo goduti ogni momento, dal viaggio tra le strade dell'Emilia-Romagna alle risate durante le riprese. E quella tigre, che all'inizio sembrava solo una curiosità, è diventata quasi la mascotte del progetto. In fondo anche lei, insieme a noi, ha contribuito a raccontare un viaggio pieno di ricordi, affetto e amore per la nostra terra».
Come avete unito le vostre
anime musicali?
Alberto Bertoli: «In realtà abbiamo scoperto di avere molte più
cose in comune di quanto si possa pensare. Anche quando facciamo concerti
insieme ci rendiamo conto che esiste un linguaggio condiviso. Negli
arrangiamenti di tanti brani degli anni Settanta e Ottanta ci sono elementi che
appartengono sia al rock che alla musica popolare».
Mirko Casadei: «Il liscio è sempre stato molto moderno. Ha radici
profonde, ma si è sempre lasciato contaminare. È una musica che dialoga con
tutto. E poi quei ritmi ce li abbiamo dentro.
Alberto Bertoli: Il dodici ottavi, il valzer in tre quarti, il sei ottavi: sono
pulsazioni che fanno parte della nostra cultura musicale».
Mirko Casadei: «La cosa straordinaria è che la musica popolare
sembra semplice, ma non lo è affatto. Dietro ci sono mille sfumature. C'è un
modo preciso di suonare, di accentare, di stare sul tempo. Anche la batteria ha
una sua grammatica, con il battere e il levare che danno carattere al brano».
Alberto Bertoli: «Mi permetto di aggiungere che è una musica che trasmette serenità. Ti riporta a casa. È fatta di melodie che tutti possono cantare, ma dietro c'è una grande raffinatezza. Non è un caso che l'Emilia-Romagna abbia contribuito in maniera così importante alla storia della musica italiana».
Che ricordi avete della
musica da bambini?
Alberto Bertoli: «Per me è semplice: la musica c'è sempre stata.
Mio padre lavorava in casa e io mi sono innamorato dei suoni, della chitarra,
degli strumenti. Non ho un vero primo ricordo perché la musica ha sempre fatto
parte della mia vita. Quando ci portava ai concerti stavamo vicino al mixer e
osservavamo tutto quello che succedeva sul palco».
Mirko Casadei: «Anche a casa mia la musica era una presenza costante. C'era sempre la tavola apparecchiata, passavano musicisti, amici e colleghi. Ho visto arrivare personaggi straordinari e respirato fin da piccolo quell'atmosfera di condivisione. Le grandi balere romagnole, l'esplosione del liscio negli anni Settanta, i concerti: è stato un mondo che mi ha formato e che mi accompagna ancora oggi».
Che messaggio volete
trasmettere con "L'amore in E.R."?
Alberto Bertoli: «Prima di tutto l'allegria. Volevamo dimostrare
che si può fare musica importante anche facendo divertire le persone. Alla fine
siamo tutti sotto lo stesso cielo».
Mirko Casadei: «La parola chiave è unione. È la cosa più bella di
questa canzone e forse quella di cui abbiamo più bisogno oggi. L'unione tra
persone, tra generazioni, tra mondi musicali diversi. 'L'amore in E.R.' è un
piccolo inno alla condivisione e al senso di appartenenza. E credo che questo
messaggio arrivi con naturalezza, proprio perché nasce dalla nostra amicizia».

