CTRL+Z: “Con ‘Solo Amore’ raccontiamo il disagio senza filtri”

Con “Solo Amore”, i CTRL+Z trasformano inquietudini personali e collettive in un brano intenso e diretto, capace di raccontare il senso di smarrimento e di alienazione che attraversa il presente. Nato da un lungo percorso di scrittura e riscrittura, il singolo raccoglie emozioni sedimentate negli anni e le restituisce attraverso un linguaggio senza filtri e un sound che mescola diverse influenze mantenendo forte la propria personalità.

La band affronta temi come la difficoltà di comunicare il dolore, la fragilità emotiva e il bisogno di sentirsi compresi in una società sempre più veloce e disorientante. Allo stesso tempo, rivendica la libertà di sperimentare e di lasciare che ogni canzone trovi spontaneamente la propria forma, senza confini di genere o formule prestabilite.

In questa intervista per Fattitaliani, la band ci parla della genesi di “Solo Amore”, del loro processo creativo basato sull’istinto, dell’importanza della contaminazione musicale e del rapporto che desiderano costruire con il pubblico attraverso le loro canzoni.

 

“Solo Amore” affronta il tema dell’alienazione con un linguaggio molto diretto. Quanto conta per voi scrivere senza filtri?

Fondamentale direi. Nasciamo con l’intento di non porci limiti che siano di genere, di mood o di linguaggio. Raccontiamo le cose come sono e soprattutto come le viviamo senza smussare nessun angolo. Se questa era una scelta importante quando abbiamo iniziato ora lo è ancora di più perché abbiamo l’impressione che nonostante quello che sta succedendo intorno a noi sia sotto ogni aspetto incredibilmente rapido, imprevedibile ed assurdo la gran parte della musica continui a parlare delle solite argomentazioni rassicuranti. Il nostro approccio è molto differente.

Il protagonista del brano sembra incapace di comunicare davvero il proprio dolore. Pensate che oggi sia più difficile aprirsi agli altri?

Purtroppo, si. Quando stavamo pian piano uscendo dalla pandemia e tutte le sue conseguenze c’è stato un periodo in cui la fragilità e la salute mentale erano state al centro del dibattito pubblico dando speranza per un passo avanti contro l’incomunicabilità del doloro. Purtroppo, è durato troppo poco ed ora non solo ci ritroviamo più stanchi e frangibili di prima ma ci si sente fin troppo spesso soli. Nascondiamo una paura che in realtà tutti proviamo seppur in modo differente.

Nel vostro sound convivono anime molto diverse. Come riuscite a mantenere una vostra identità musicale?

Non lo facciamo. Lasciamo che le sonorità, gli strumenti e le predisposizioni individuali si mettano completamente al servizio del brano e di ciò che vuole raccontare. Continuiamo ad orbitare intorno all’Alternative Rock perché è facilmente contaminabile ma nell’EP ci saranno comunque pezzi molto diversi. Esattamente come la persona è fatta di tante sfaccettature diverse così vogliamo che sia la nostra musica. Alcune volte più dura, altre più dolce. Alcune volte acida, altre morbida.

Qual è stata la sfida più grande nella realizzazione del singolo?

Decidere di fermare l’istantanea. Come abbiamo raccontato spesso Solo Amore è un brano dalla lunga genesi cambiato più e più volte. Lasciavamo che quello che succedeva intorno a noi ci influenzasse a tal punto da stravolgere di continuo il pezzo. Poi abbiano dovuto scegliere il momento per dire “Come è ora deve uscire” e non è stato affatto facile. Però una volta fatto è stato naturale sceglierlo come primo singolo, per preservarne l’immediatezza e lasciare mento tempo possibile tra registrazione e pubblicazione.

Quanto contano improvvisazione e sperimentazione nel vostro modo di lavorare?

Per noi sono fondamentali. Siamo artisti a cui piace spaziare e cambiare e questo è molto più facile durante l’improvvisazione oltre a darci l’occasione di conoscerci sempre meglio. Quasi tutti i brani sono nati così, da una improvvisazione, un giro di chitarra, un fil di batteria o una linea vocale che ha colpito tutti e da lì iniziare la stesura del brano. Prima l’istinto e poi il metodo.

Che tipo di impatto vorreste avere sul pubblico che vi ascolta?

Ci piace l’idea che la nostra musica possa accompagnare momenti completamente diversi della vita. Un pezzo può aiutarti a stare peggio ma nel modo giusto, un altro a prenderti meno sul serio. Vorremmo essere entrambe le cose. Vorremmo essere quella band che non sai esattamente come etichettare ma che magari associ a momenti precisi della tua vita. Più che convincere tutti preferiamo rimanere davvero a qualcuno.

 

 

Fattitaliani

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