Cassandra Raffaele a Fattitaliani: «La musica per me è evoluzione continua, quasi un istinto di sopravvivenza». L'intervista

 


(video) a cura di Antonino Muscaglione per Fattitaliani

Ogni volta che torno ad ascoltare la musica di Cassandra Raffaele si ha la sensazione di trovarsi davanti a un percorso artistico che non procede mai in linea retta, ma per soglie successive, come se ogni brano fosse il risultato di una trasformazione necessaria prima ancora che di una scelta stilistica. È una continuità fatta di scarti, di ritorni e di nuove direzioni che però conservano sempre una firma riconoscibile: quella di un’autrice che ha imparato a muoversi con naturalezza tra scrittura cantautorale, produzione elettronica e immaginario club.

Con “Welcome to Sicily” e “Maleducata” si apre un capitolo che segna con chiarezza questa evoluzione. Da un lato un’allucinazione sonora che intreccia club culture, deep house e canzone d’autore, dall’altro un brano più viscerale e politico, che spinge il linguaggio elettronico verso una dimensione di urgenza narrativa e sociale. Due tracce distanti per atmosfere ma unite da un filo comune: la centralità della produzione come gesto autoriale e la volontà di trasformare esperienze personali e collettive in suono. “Welcome to Sicily” nasce come un viaggio ipnotico in cui il beat diventa paesaggio emotivo. Cassandra Raffaele lo scrive, lo produce e lo arrangia interamente, con il mix firmato da Riccardo Piparo (Ti.Pi.Cal), che contribuisce a definire quel flusso “magnetic loop” che attraversa il brano. Il pezzo si muove tra suggestioni che richiamano la club culture anni ’90 e una tensione contemporanea, quasi cinematografica, dove il ricordo del padre diventa parte integrante della struttura emotiva del brano. Un lavoro che segna anche il ritorno consapevole a un mondo, quello del clubbing, che aveva già segnato i suoi esordi come vocalist in progetti internazionali come Move On di Cristian Marchi e circuiti legati alla scena Ministry of Sound. A distanza di poche settimane arriva “Maleducata”, pubblicato il 5 giugno, che rappresenta un ulteriore passo avanti in questa direzione, ma con un cambio di prospettiva netto. Qui l’impianto sonoro si fa più ruvido, attraversato da jungle londinese, house e pulsazioni elettroniche che si fondono con radici mediterranee in un cortocircuito sonoro fisico e politico. Il brano prende ispirazione dalla vicenda di Saman Abbas e si trasforma in un inno di emancipazione femminile, una riflessione sulla libertà e sull’autodeterminazione che passa attraverso il corpo e il ritmo. Anche in questo caso Cassandra Raffaele firma interamente scrittura e produzione, confermando una scelta sempre più radicale di controllo autoriale sul proprio lavoro. Il risultato è una traccia ad alta intensità, pensata per il dancefloor ma attraversata da una forte tensione narrativa, in cui la dimensione elettronica diventa linguaggio politico oltre che estetico. In questa intervista abbiamo provato a entrare dentro questo nuovo passaggio creativo umano, lasciando che sia Cassandra stessa a raccontare cosa significa attraversare una fase in cui ogni brano non è solo una canzone, ma un modo per ridefinire il proprio sguardo sul mondo e sulla musica.

Cosa lega “Welcome to Sicily” e “Maleducata”?

«Entrambi i brani segnano un nuovo capitolo. Non solo dal punto di vista produttivo, con una maggiore centralità della componente strumentale e degli arrangiamenti, ma anche umano. In passato avevo già iniziato a lavorare su produzioni più strutturate, anche a Londra, confrontandomi con professionisti incredibili da cui ho imparato moltissimo. Poi è arrivata una rottura profonda nella mia vita, la perdita di mio padre, che mi ha fermata e insieme trasformata. Quando la musica è tornata, è tornata in modo diverso. Questi due brani rappresentano una sorta di resa dei conti personale: la musica per me è evoluzione continua quasi un istinto di sopravvivenza. Non è mai statica, e ogni fase è come un film a sé. Amo lavorare con altri musicisti, ma in questo momento ho sentito il bisogno di tenere io le fila del discorso, di fare ordine dentro di me.»

In “Welcome to Sicily” il ricordo di tuo padre è molto presente: quanto è stato difficile trasformarlo in musica?

«Non so nemmeno dire come sia accaduto. Non pensavo sarei riuscita a tirare fuori quei suoni. È stato un processo che non ho controllato del tutto. In quella fase mi ero fermata completamente e, quando la musica è tornata, lo ha fatto in modo diverso, più profondo. La musica ha la capacità di farti piangere, di portarti in luoghi che non prevedi. Oggi sento di essere evoluta non solo nel suono, ma proprio nel modo in cui vivo la musica e mi rendo conto che coincide sempre di più con la mia vita.»


C’è un’immagine o un ricordo di tuo padre che ha acceso questa canzone?

«Più che un’immagine precisa, è la sensazione della sua mancanza. Era una figura riservata, quasi severa, ma per me era un punto di riferimento forte. Non mi ha mai imposto nulla, nemmeno nella musica, ho iniziato quasi di nascosto. Avevamo un modo tutto nostro di volerci bene. A volte i nostri punti di vista coincidevano, altre no, ma quella sua rigidità era per me un riferimento. Mi è mancato proprio quel punto fermo.»

Perché hai scelto un linguaggio elettronico per raccontare storie così intime e forti?

«È stata una scelta legata a un’esigenza precisa, anche estetica. L’elettronica, la pulsazione, la dimensione del ritmo hanno per me una funzione quasi fisica: ti fanno reagire, ti sollevano. In un certo senso è anche un modo per liberarmi. La musica, la danza, diventano strumenti di elaborazione. È stato un processo quasi curativo, una risposta a un bisogno interiore.»

Cosa ti ha portato a scrivere un brano ispirato alla storia di Saman Abbas?

«“Maleducata” nasce dalla vicenda di Saman Abbas, una ragazza uccisa dalla propria famiglia perché rifiutava un matrimonio imposto. Ma il discorso va oltre quel caso specifico. Viviamo in società in cui, anche in forme diverse, la libertà delle donne viene ancora limitata: nel modo di vestirsi, di esprimersi, di lavorare. Ancora oggi esistono disuguaglianze evidenti. “Maleducata” è chi si rifiuta di chiedere il permesso per essere ciò che è. La libertà non dovrebbe mai essere una concessione.»

Dopo questi due singoli, cosa dobbiamo aspettarci dal tuo nuovo percorso?

«Ci sarà un filo conduttore chiaro tra i brani che arriveranno. Non mancheranno le sorprese, ma resterò fedele alla mia integrità intellettuale. È un percorso che continua a evolversi, ma sempre a partire da ciò che sono davvero in questo momento.»


Fattitaliani

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