Ave Rico: «"Bella" è una fotografia di un sentimento, una canzone sincera e senza filtri». L'intervista

 


a cura di Antonino Muscaglione per Fattitaliani

(video) Ave Rico, nome d'arte di Riccardo Celi, è un cantautore e creator musicale che ha trasformato la propria sensibilità artistica in un progetto personale capace di unire energia, introspezione e immediatezza comunicativa. Nato nel 2020 dopo un lungo percorso nelle scene rock e metalcore, il progetto Ave Rico rappresenta un nuovo capitolo creativo in cui emozioni, esperienze e riflessioni prendono forma attraverso un linguaggio diretto e contemporaneo.

Negli anni, grazie anche alla collaborazione con il co-produttore Francesco Priolo, Ave Rico ha costruito un'identità musicale ben definita, caratterizzata da un equilibrio tra malinconia e leggerezza, profondità e ironia. Parallelamente, la sua attività sui social lo ha portato a raggiungere un pubblico sempre più ampio attraverso reinterpretazioni pop-punk di sigle di cartoni animati e grandi successi della musica italiana, ottenendo una visibilità internazionale che ha attirato l'attenzione di artisti del calibro di Jared Leto, Anggun e Crash Adams.

Dopo l'esperienza del tour e la continua crescita del progetto sotto il management LookUP!, Ave Rico torna con "Bella", il nuovo singolo pubblicato da LookUp Music. Un brano dal ritmo coinvolgente che invita a riscoprire la bellezza autentica nascosta nelle imperfezioni, nelle fragilità e nelle contraddizioni che rendono ogni persona unica. Una canzone che parla di accettazione e consapevolezza, trasformando una riflessione intima in un messaggio universale nel quale è facile riconoscersi. Prima di chiamarlo per l'intervista, ho visto alcune sue cose sui social, l'ho visto cantare “Il mio sbaglio più grande” su un palco con Laura Pausini, ho visto alcune sue cover di Cristina D'Avena e di altri cartoni animati. Questo ciò che ne è venuto dalla nostra chiacchierata.

Ciao Riccardo, com'è nata "Bella"?

«È nata dall'esigenza, visto che arrivavamo da brani un po' più forti e più “smetallati”, di tirare fuori quella parte di cantautorato italiano che mi piace tanto. È proprio ciò che ho voluto rappresentare anche con il mio logo: fare la musica che mi piace davvero, passando dalle smetallate al pop, dal rock al metal e, ovviamente, alle super ballad tristi e amorose.

In quel periodo stavo scrivendo canzoni con quel tipo di atmosfera e "Bella" è nata in modo molto semplice: chitarra e voce, essenziale. Di solito parto da produzioni più complesse e arrangiate, mentre questa mi ha trasmesso subito la sensazione di una canzone diretta, sia nella musica che nel testo. Ci siamo innamorati immediatamente del brano e, mentre lo scrivevo, ho capito che meritava una produzione importante. È una canzone sincera, pura e senza filtri.»

Qual è il messaggio che vuoi lasciare con questo brano?

«Più che un messaggio, è una fotografia di un sentimento. È un lavoro introspettivo, un'analisi di ciò che ho dentro. A volte emerge una sensazione di innamoramento che racchiude tutte le esperienze vissute: una frase può ricordarmi una mia ex ragazza, un'altra l'amore che provo per la mia famiglia. È la fotografia di un momento emotivo preciso.

L'obiettivo e la speranza sono sempre gli stessi: che il brano possa risuonare nel cuore e nella mente di chi lo ascolta. La musica deve fare bene innanzitutto a me che la scrivo, poi spero sempre che possa fare lo stesso bene anche a qualcun altro.»

Qual è stato finora il tuo sbaglio più grande ma che rifaresti?

«Sicuramente: "Il mio sbaglio più grande"! Non so mai cosa dire quando mi viene chiesto, perché è stato tutto fantastico e assolutamente inaspettato.

È stata una bellissima sorpresa quando Laura (Pausini, nda) ci ha invitati a partecipare a questo suo concerto dedicato al fan club. Era esattamente quello che volevo fare: salire su quel palco e fare musica.

Laura si è dimostrata una persona straordinaria. Lei aveva la sua band, ma per eseguire la cover io sono andato con la mia. È stata una soddisfazione enorme non solo per me, ma anche per tutte le persone che lavorano al progetto. Sono felice di poter condividere questi momenti con loro e di fare da ponte per permettere anche a loro di vivere certe esperienze. Per me è motivo di grande orgoglio.

Vengo dalla vecchia scuola: ho sempre suonato in band e creato gruppi. Anche se Ave Rico è un progetto solista, dietro c'è sempre una squadra. C'è il mio chitarrista, che è anche producer e lavora con me ai brani, e tante altre persone che credono in questo percorso.

Non sono persone che lavorano con me perché vengono pagate, ma perché credono nel progetto. E tutti noi speriamo, un giorno, di riuscire a vivere di questa passione.»


Cosa rappresenta per te la parola "autenticità"?

«Credo sia l'obiettivo principale che ogni artista dovrebbe ricercare. È ciò che ci distingue davvero come esseri umani.

Puoi piacere oppure no, essere più o meno bravo, ma se fai le cose seguendo la tua visione stai portando qualcosa di unico. Un artista dovrebbe proprio fare questo: trasmettere la propria energia, il proprio modo di vedere il mondo e di comunicarlo.

Non è qualcosa che si raggiunge automaticamente, è un percorso. Oggi, a trentacinque anni, mi sento così e spero di continuare a essere autentico, cioè sincero con me stesso, capace di capire cosa voglio fare e cosa mi piace davvero, seguendolo senza farmi condizionare dai trend e dalle mode del momento.»

Qual è il primo ricordo che hai con la musica da piccolo?

«Il ricordo che mi ha segnato di più risale ai primi tempi in cui avevo iniziato a suonare la chitarra, intorno ai sedici o diciassette anni. Prima arrivavo dal mondo della “giocoleria” e della magia, facevo l'animatore e mi piaceva imparare abilità  nuove per divertirmi e far divertire gli altri. A un certo punto ho pensato che mi sarebbe piaciuto anche imparare a suonare la chitarra.

Durante le prime lezioni, il mio insegnante, che era un metallaro sfegatato, mi fece vedere lo spartito di "Alexander the Great" degli Iron Maiden e mi consigliò di ascoltare il brano. Tornai a casa, lo ascoltai e ne rimasi completamente folgorato. In quel momento ho deciso che volevo fare metal.

Io nasco come chitarrista, la mia carriera musicale è iniziata così. In seguito ho studiato anche pianoforte. Non penso che studiare musica sia obbligatorio, ma credo che possa aiutarti a comprenderla meglio e a esprimerti con maggiore consapevolezza. Sono tutti strumenti che ti permettono di realizzare canzoni e progetti migliori per chi ti ascolta.»

Ho visto che ti sei anche approcciato al mondo delle sigle dei cartoni animati della mitica Cristina D'Avena. Che tu sappia, ha ascoltato le tue versioni?

«Se non ricordo male ha commentato la mia versione di "Sailor Moon", ma oltre a quello non ci sono stati altri contatti.

Pensa che apro spesso i concerti con "All'arrembaggio", che adoro. Cristina D'Avena è un'artista straordinaria, sempre pronta a sperimentare e a mettersi in gioco. L'ho apprezzata molto anche a Sanremo, quando ha proposto "Occhi di gatto" insieme alle Bambole di Pezza.»

A cosa stai lavorando dopo l'uscita di "Bella"?

«Di musica ce n'è sempre tanta. Abbiamo diverse cose in cantiere e una bella collaborazione in corso. Io sono sempre stato molto aperto alle collaborazioni.

Dopo la fine di alcune band e di alcuni progetti mi sono ritrovato da solo, ma mi sono detto che volevo continuare a fare musica a tutti i costi. Credo che il vero salto di qualità sia arrivato quando ho iniziato a scrivere insieme agli amici e a collaborare con altri producer.

Lavorare con persone che stimi e a cui vuoi bene ti fa crescere tantissimo. E quando c'è fiducia reciproca, il risultato finale è sempre migliore.»


Leggi gli articoli di Antonino Muscaglione


Fattitaliani

#buttons=(Accetta) #days=(20)

"Questo sito utilizza cookie di Google per erogare i propri servizi e per analizzare il traffico. Il tuo indirizzo IP e il tuo agente utente sono condivisi con Google, unitamente alle metriche sulle prestazioni e sulla sicurezza, per garantire la qualità del servizio, generare statistiche di utilizzo e rilevare e contrastare eventuali abusi." Per saperne di più
Accept !
To Top