di Antonino Muscaglione
C’è qualcosa di raro nei
percorsi artistici che crescono lentamente, senza forzature, lasciando che ogni
brano trovi il proprio tempo e il proprio significato. È la sensazione che
accompagna l’ascolto di Vivi, l’album d’esordio di
Cecilia Larosa, disponibile da oggi per Unalira, etichetta diretta da Lorena
Bassano, figura fondamentale anche nel percorso manageriale dell’artista.
Seguire Cecilia Larosa negli ultimi anni ha significato assistere alla
costruzione paziente di un’identità artistica precisa, sincera, riconoscibile.
Ogni singolo pubblicato è apparso come una tessera di un mosaico che solo oggi,
con l’uscita dell’album, rivela interamente il suo disegno: intenso, delicato,
inaspettatamente maturo. Un lavoro costruito passo dopo passo, attraverso
esperienze personali trasformate in musica e una crescita evidente non solo
nella scrittura, ma anche nella consapevolezza interpretativa. 'Vivi'
non è semplicemente una raccolta di canzoni: è un diario emotivo che attraversa
fragilità, memoria, identità e rinascita. Cecilia Larosa sceglie di raccontarsi
senza filtri, usando la musica come spazio di verità e condivisione. Il
risultato è un album che si muove tra pop contemporaneo, suggestioni soul e
richiami alla tradizione mediterranea, mantenendo sempre un equilibrio
raffinato tra dimensione intima e respiro universale.
Determinante nella
costruzione del progetto è stato il lavoro di Piero Cassano, presenza centrale
nella crescita musicale della cantautrice. La sua produzione artistica
accompagna Cecilia in un percorso sonoro coerente e sensibile, capace di
valorizzare ogni sfumatura emotiva dell’album senza mai sovrastarne
l’autenticità.
Il cuore pulsante del
disco è sicuramente la title track Vivi, brano manifesto
dell’intero progetto. Nato da uno dei momenti più delicati della vita
dell’artista, il pezzo si ispira nelle atmosfere allo storico Seven
Seconds di Youssou N'Dour e Neneh Cherry, pur sviluppando una
melodia completamente personale. È una canzone che custodisce vulnerabilità e
forza nella stessa misura, trasformando il dolore in un invito a vivere
pienamente, senza paura di sentire.
Accanto a questa
intensità emotiva trovano spazio brani più luminosi e immediati come Tu non
mi basti mai e Indelebile, dove la leggerezza
melodica incontra una scrittura mai superficiale. Canzoni che riescono a
mantenere una forte identità pop senza rinunciare alla profondità emotiva che
caratterizza l’intero progetto.
Tra i momenti più
delicati dell’album emerge Fino a te, nata da una demo
incompleta di Piero Cassano e Claudia Ferrandi. Qui Cecilia dimostra una
sensibilità interpretativa capace di dare nuova vita a parole e melodie
sospese, trasformandole in qualcosa di profondamente personale.
Di straordinaria
intensità è anche Duci Amuri Meu, ballata evocativa sospesa tra
italiano e dialetto calabrese, scritta insieme alla poetessa Ilda Tripodi e
ispirata al mito di Orfeo ed Euridice. In questo brano le radici dell’artista
diventano linguaggio poetico e identitario, riportando la Calabria non solo
come luogo geografico, ma come memoria emotiva e culturale.
L’album affronta anche
temi sociali e generazionali. In Fermati un istante, Cecilia
Larosa riflette sulla velocità della società contemporanea e sulla difficoltà
di mantenere autenticità nelle relazioni umane, mentre Cambia
il mondo nasce dalla volontà di usare la musica come strumento di
empatia e consapevolezza collettiva.
Con 'Vivi',
Cecilia Larosa firma un debutto che colpisce per autenticità, sensibilità e
coerenza artistica. Un album che non rincorre mode o costruzioni artificiali,
ma sceglie la strada più difficile e più vera: quella dell’emozione. E forse è
proprio questa la sua forza più grande. Trasformare fragilità personali in un
racconto universale capace di parlare a chiunque abbia avuto, almeno una volta,
il coraggio di ascoltarsi davvero.


