Tommaso Bebi, dal mondo Tech alla musica: il ritorno con “Principesse Perse”

Cosa succede quando la visione analitica di un manager nel settore Tech incontra la profondità del cantautorato e l'energia dei ritmi house? La risposta è in "Principesse Perse" il nuovo singolo di Tommaso Bebi che segna il ritorno sulla scena di un artista capace di far convivere mondi apparentemente inconciliabili.

Non lasciatevi ingannare dal ritmo travolgente: dietro le sonorità funky e una genesi del videoclip quasi cinematografica tra imprevisti e intuizioni dell'ultimo minuto, si nasconde una critica sociale affilata. Dalle aule accademiche ai vertici aziendali, fino alla riscoperta di un album rimasto nel cassetto per dieci anni grazie alle nuove frontiere dell'intelligenza artificiale, l'autore ci racconta sulle pagine di Fattitaliani come sia possibile restare "nobili" anche in una società senza troni. Un viaggio musicale che invita a ballare sopra i problemi, senza mai smettere di pensare.

Il tuo nuovo singolo, "Principesse perse", sembra vivere di contrasti: un ritmo travolgente tra funky e house che però nasconde una critica sociale profonda. Com’è nato questo brano e cosa rappresentano per te queste figure metaforiche che danno il titolo alla canzone?

Facciamo uno spoiler e partiamo dalla fine della canzone: “Siamo Principesse Perse”. Il brano non parla di figure femminili. Tutti, senza distinzione di sesso o genere, possono rivedersi nella metafora della Principessa (persa). Nella storia, le principesse erano spesso costrette a lasciare i propri regni per diventare regine in terra straniera. Lasciavano gli affetti, ma trovavano un regno (con destini più o meno fortunati, a seconda dei casi storici). Noi oggi siamo principesse che si sono smarrite nel viaggio. Lasciamo le nostre case e ci ritroviamo a vivere in una società che non ci offre più un “trono”. Più si è giovani e più questo è un problema. Quanti, magari anche laureati (“allori”), si ritronano con stipendi inadeguati alla sussistenza (“senza ori”). La canzone è una critica sociale e politica, ma… offre la speranza di poter ballare sopra ai problemi, cercando di conservare la nostra nobiltà (“restiamo principesse”).

Il videoclip, girato nel teatro di Rapolano Terme con la regia di Niccolò Lorini, ha una genesi quasi eroica, tra macchine del fumo rotte e phon usati come soluzioni d'emergenza. Qual era l'idea narrativa alla base e come mai avete scelto di girare il video "al contrario", dando le spalle al pubblico?

La fortuna del video in teatro è quella di far accettare al pubblico il “patto narrativo” della finzione. Mentre giravamo, ci siamo accorti che la fotografia del video, con i palchi del teatro sullo sfondo, sarebbe stata molto più suggestiva. Ci abbiamo messo cinque secondi a decidere di girare di 180° le riprese. Non ha senso cantare e ballare al contrario? Forse, ma che ci importa, il “valore” a volte è più importante della logica e il teatro era il luogo ideale per questa finzione metaforica. La storia della macchina del fumo rotta è la storia delle Principesse Perse: viviamo in un mondo ingiusto e pieno di problemi, ma non ci resta che cercare di fare con quello che abbiamo, con un sorriso e cercando di far uscire il meglio.

La tua produzione spazia dal metal dei Manowar al cantautorato italiano classico. In che modo queste influenze così distanti tra loro convivono in un pezzo pop elettronico come questo?

La critica sociale della canzone parla anche del fatto di esasperare le diversità, dimenticandoci di ciò che ci accomuna, ciò che ci rende uguali. Gli accordi del metal sono gli stessi del funk. Le note della house sono le stesse dei ritmi latini. Proprio in una canzone che invita a stare insieme, a ricominciare dai “valori comuni”, ha senso tentare di fondere stili diversi. In fondo Eric Adams ha cantato “Nessun Dorma” di Puccini nell’album “Warriors of the world”.

Hai avuto una carriera accademica e oggi sei un manager in un'azienda Tech. Per oltre dieci anni hai tenuto il tuo primo album nel cassetto: cosa è scattato in te per decidere di tornare a dare voce alla tua anima artistica proprio ora?

Ti direi un misto tra il “se non ora, quando?” e il “perché no?”, il tutto condito con una ragione tecnologica: l’intelligenza artificiale ha notevolmente ridotto i costi di sviluppo di un nuovo brano. Mi ha dato possibilità che prima non avevo. Questo non significa appoggiarsi all’AI senza contenuto, ma semplificare enormemente il processo, rendendo possibili cose che prima semplicemente non lo erano. Portare dalla mia testa alla traccia le mie idee era un processo lungo e oneroso, adesso è molto più semplice e questo aumenta la produttività e anche la mia ispirazione. Che poi, alla fine, non è distante da quello che faccio quotidianamente anche come manager tech.

In "37 e mezzo" parli di una "ribellione contro gli schemi quotidiani". Se potessi scegliere un artista del panorama italiano attuale con cui condividere questa sfida e collaborare, chi sentiresti più vicino alla tua visione di "profondità accessibile"?

Posso fare una lista? Non tanto perché li senta vicini, ma perché nell’esplorare le diversità di ognuno possono uscire cose magnifiche. Se devo fare una scelta, ti dico Jvli. Julien Boverod sta facendo qualcosa di eccezionale: sta scrivendo con moltissimi autori diversi, riuscendo ad esaltare, nella diversità, ogni autore e cantante con cui collabora. Questo mi incuriosisce moltissimo. Chissà come sarebbe scrivere con lui.

Hai dichiarato di voler unire chi cerca una canzone spensierata con chi vuole riflettere. Dopo l'uscita dell'8 maggio, quali sono i prossimi passi? C'è l'idea di un album completo o punti dritto verso palchi prestigiosi come quello di Sanremo?

Chi non vorrebbe andare a Sanremo? Ma adesso penso a vivere il lancio di questo singolo. In questo momento, le risorse che ho a disposizione mi consentono di lavorare “un singolo alla volta”. Capirò da questo brano quale potrà essere il prossimo passo. Mi piacerebbe riuscire a finanziare la mia musica… questo è certamente il prossimo passo. Poi… se volete accelerare il processo: ascoltate, riascoltate e “spammate” Principesse Perse!

Fattitaliani

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