Rai 3, stasera dalle piramidi al Vajont: il viaggio di “Sapiens - Un solo Pianeta”

 


Mura megalitiche, gigantesche muraglie, piramidi, templi: è lungo l’elenco delle grandi opere volute dai Sapiens per consegnarsi all’eternità.

Per capire perché e in che forme questo richiamo ancestrale verso la grandezza abbia potuto esprimersi nella storia, il viaggio di “Sapiens – Un solo Pianeta” – in onda sabato 30 maggio alle 21.20 su Rai 3 – parte dall’Egitto, con il colossale monumento di Abu Simbel, voluto da Ramsès II. A lui, grande faraone guerriero, osannato come una divinità, è dedicata un’area monumentale, costruita a partire dal 1264 a.C. 

Gli Egiziani sono stati tra i più esperti costruttori di opere monumentali della storia, così abili da far ipotizzare che siano state opere degli alieni, ipotesi però sconfessata dalla scienza. Le masse popolari che hanno preso parte alla costruzione migliaia di anni fa, come quelle che hanno edificato i templi di Abu Simbel, erano unite dalla convinzione di partecipare a un progetto collettivo al servizio delle divinità. Quello di Abu Simbel viene raccontato anche con l’aiuto di un avatar inviato ai tempi della sua costruzione. 

Negli anni Sessanta del secolo scorso un altro egiziano, il presidente Gamal Abdel Nasser, moderno faraone, ne ha voluta una altrettanto grandiosa, la diga di Assuan. La diga ha creato il lago artificiale Nasser, il secondo specchio d’acqua artificiale del mondo, sbarrando il corso del fiume Nilo. Un’opera pensata per mettere a disposizione della comunità due risorse preziose: acqua per l’agricoltura ed elettricità pulita. Nella zona da allagare si trovava però il sito di Abu Simbel e per questo, con una altrettanto audace operazione, avviata nel 1964 e coordinata dall’ingegnere italiano Piero Gazzola, i templi sono stati spostati e riposizionati in una forma perfettamente conforme all’originale. 

All’inizio del Novecento un’altra grande opera visionaria aveva visto la luce: il canale di Panama, avviato dai Francesi e completato dagli Usa di Theodore Roosevelt nel 1914 per collegare l’Oceano Atlantico e il Pacifico, un sogno accarezzato dai Sapiens sin dal XV secolo. 

Ma le grandi opere presentano spesso un conto salato in termini sociali e ambientali. Per costruire la diga di Assuan 90 mila contadini nubiani sono stati cacciati dal territorio. La diga blocca i sedimenti del fiume, tra cui il limo, un fertilizzante naturale, costringendo a un ricorso massiccio ai concimi chimici. Senza contare il fatto che questi sedimenti, una volta trattenuti, non arrivano più a ripascere il delta del Nilo. 

Sconvolgere gli equilibri sulla Terra è una specialità dei Sapiens. Si costruiscono opere mirabili spesso nel posto sbagliato e difficilmente, al momento di progettarle, ci si rende conto delle conseguenze. Finché il sogno si trasforma in un incubo: è accaduto con la tragedia del Vajont e con il crollo del ponte Morandi, solo per restare in Italia. Ormai le opere umane hanno superato la biomassa del pianeta. Dimentichi della lezione degli Antichi, che costruivano anche per l’eternità e la bellezza, i Sapiens hanno scelto di privilegiare l’utilità e l’economia, con ricadute spesso dubbie in termini di ricchezza diffusa.

"Sapiens - Un solo pianeta" è anche online su RaiPlay.it 


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