Morto Georg Baselitz. Sergio Risaliti: Ha ribaltato la prospettiva con cui guardiamo e rappresentiamo la realtà

 


Con enorme tristezza apprendiamo la scomparsa di Georg Baselitz, uno dei grandi protagonisti dell’arte dagli anni Sessanta a oggi, capace di dimostrare fino all’ultimo una straordinaria generosità e una inesauribile potenza creativa.

La notizia arriva proprio nei giorni in cui il Museo Novecento celebra la sua opera con la mostra BASELITZ. AVANTI! 

Il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti dichiara:

“Con profonda tristezza apprendo la morte di Georg Baselitz. Siamo vicini alla famiglia e al figlio Daniel, con il quale ho condiviso negli ultimi due anni la progettazione della mostra AVANTI!. Mi piace pensare a questo titolo come a una lama di luce che ci invita a proseguire, senza temere la fine del nostro percorso umano e creativo.

Baselitz resterà nella storia dell’arte e le sue scelte linguistiche sono una pietra miliare. Ha avuto il coraggio di ribaltare la prospettiva con cui guardiamo e rappresentiamo la realtà. Sono quel tipo di decisioni artistiche che aprono nuovi orizzonti alla creatività e all’espressione.

La sua immaginazione era inesauribile: la qualità delle sue opere sta nel fatto che è in grado di mantenere sempre alta la tensione scaturita dall’impatto tra idee figurative e pulsioni del profondo, in modo che nulla, in nessun punto della tela, della carta o del legno, possa scalfire quella vitalità.

Il legame con Firenze è stato per lui non un semplice soggiorno artistico, ma una feconda, aurorale fonte di ispirazione. Le sale del museo sono ricolme della sua generosità di artista e resterà indelebile la memoria dell’ultimo messaggio che ci ha voluto consegnare nel giorno dell’inaugurazione, quando ci ha raccontato del suo arrivo a Firenze nell’ormai lontano 1965.

Negli ultimi mesi, durante le fasi più cruciali dell’allestimento, è rimasto costantemente in dialogo con noi. Ha voluto seguire da vicino ogni passaggio, fino alla preparazione del catalogo.

La tristezza di questo momento è condivisa con tutto lo staff del Museo Novecento, che ha avuto l’onore di lavorare al nostro grandioso progetto espositivo, che oggi, tristemente, comprendiamo essere uno dei suoi ultimi.

La sua riconoscenza nei confronti di Firenze, dell’arte fiorentina e del nostro museo si è manifestata negli ultimi giorni, quando ha voluto donare un’opera esposta al museo al Comune di Firenze. 

Voglio annunciare già da adesso che a settembre renderemo nuovamente omaggio a questo grande artista con una straordinaria mostra a Palazzo Medici Riccardi, dedicata alla sua importantissima collezione di grafiche del Rinascimento, cui si aggiungeranno significative opere su carta provenienti dal Museo Nazionale di Budapest.

Si tratta della testimonianza più alta della sua passione per l’arte incisoria, nata nel 1965, quando raggiunse Firenze e scoprì l’arte dei pittori manieristi, dai quali trasse ispirazione per lasciare, con il suo segno inconfondibile, un’impronta decisiva nella storia dell’arte del Novecento e oltre.

Rileggo con commozione ancora una volta il titolo AVANTI!, sicuro che la sua energia non si esaurirà mai.”

«Non sono mai stato il pittore silenzioso che aspetta in silenzio e incantato da ciò che accade, ma nel mio lavoro ho sempre usato metodi molto aggressivi. L’aggressività è importante per mantenere lo shock per me stesso. Lo spettatore è secondario. Si tratta di una nuova costruzione dell’immagine e questo si può fare solo distruggendo le altre immagini. Non è che non le ami, ma bisogna liberarsene dalla testa, bisogna distruggerle».

- Georg Baselitz (1938-2026)

Biografia Georg Baselitz

Georg Baselitz, nato nel 1938 in Sassonia, è una delle figure più radicali e influenti dell’arte europea del secondo dopoguerra. Cresciuto nella Germania segnata dal conflitto e dall’occupazione sovietica, sviluppa fin da giovane un rapporto diretto e istintivo con il disegno, che diventa il punto di partenza di una ricerca destinata a mettere costantemente in crisi le convenzioni della pittura. Dopo una formazione tra Berlino Est e Ovest, segnata anche da un’espulsione per “immaturità socio-politica”, Baselitz si allontana dal realismo socialista per confrontarsi con le avanguardie occidentali, dall’espressionismo all’astrazione, fino alla scoperta decisiva dell’espressionismo astratto americano. All’inizio degli anni Sessanta recupera la figurazione in modo anti-programmatico e provocatorio, dando forma a immagini crude e disturbanti in cui il corpo appare frammentato, deformato e carico di tensione, come testimoniano le prime mostre segnate da scandalo e censura.

A metà degli anni Sessanta, con serie come gli “Eroi”, la sua pittura si fa monumentale e tragica, restituendo l’immagine di un’umanità ferita e di un paesaggio morale devastato, mentre la sua riflessione teorica si articola in manifesti che rifiutano ogni idea di armonia per affermare una pittura come espressione diretta del trauma storico. Il punto di svolta arriva nel 1969, quando introduce il capovolgimento sistematico delle figure: un gesto destinato a diventare la sua cifra più riconoscibile, che non nasce come provocazione ma come strategia per sottrarre l’immagine alla narrazione e riportare l’attenzione sull’atto stesso del dipingere. 

Negli anni Settanta e Ottanta l’artista consolida la propria posizione internazionale partecipando alle principali rassegne, tra cui Documenta e le grandi biennali, ed estende il proprio linguaggio alla grafica e alla scultura, introducendo opere lignee monumentali caratterizzate da una forte presenza fisica e da una lavorazione che sfida direttamente la materia. Parallelamente, la pittura diventa sempre più gestuale e immediata, fino all’uso delle dita e a un rapporto sempre più diretto e corporeo con la tela. A partire dagli anni Novanta, la sua ricerca si concentra sulla ripetizione e sulla variazione, sull’uso di immagini preesistenti e sulla sovrapposizione pittorica, intrecciando memoria personale e storia collettiva in un processo continuo di revisione e riscrittura. Questo atteggiamento trova una sintesi esemplare nella serie “Remix”, avviata nei primi anni Duemila.

Nel 2004 a Firenze partecipa alla mostra dell’Accademia delle Belle Arti “Forme per il David. Baselitz, Fabro, Kounellis, Morris, Struth"con l’opera Pace Piece (2004) e viene nominato professore onorario dell’Accademia di Belle Arti.

Negli ultimi anni l’artista continua a sperimentare con tecniche e materiali, introducendo collage, applicazioni tessili e nuove soluzioni formali, mentre grandi retrospettive internazionali ne ribadiscono il ruolo centrale nel panorama contemporaneo. 

Nel corso della sua carriera Georg Baselitz ha esposto e collaborato con alcune delle più importanti istituzioni artistiche internazionali, partecipando più volte a rassegne fondamentali come Documenta a Kassel e la Biennale di Venezia, e presentando mostre personali e retrospettive in musei di primo piano quali il Centre Pompidou e il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, il Guggenheim Museum di New York, il Kunstmuseum e il Kupferstichkabinett di Basilea, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, la Royal Academy of Arts di Londra e il Kunsthaus di Zurigo; le sue opere sono state inoltre esposte in sedi come l’Albertina di Vienna, il Metropolitan Museum of Art, il Munchmuseet di Oslo e la Galleria dell’Accademia di Venezia, mentre collaborazioni e progetti espositivi hanno coinvolto istituzioni quali la Fondazione Vedova, la Serpentine Gallery di Londra e il Kunsthistorisches Museum di Vienna, consolidando una presenza costante nel circuito museale globale.


Foto: Georg Baselitz, still dal video messaggio condiviso in occasione della conferenza stampa del 24 marzo 2026 della mostra BASELITZ.AVANTI! al Museo Novecento 

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