Dal 31 maggio al 30 novembre 2026, le sale della Gran Galleria della Reggia di Caserta ospitano la mostra “Archetipi" di Antonio Biasiucci.
Il progetto espositivo rende omaggio a uno degli artisti più originali dello scenario contemporaneo italiano. Attraverso oltre 300 fotografie e installazioni, il racconto visivo proposto offre una riflessione sui legami tra l'uomo, la natura e la memoria, trasformando frammenti della realtà del presente e del passato in simboli universali.
La mostra, curata da Tiziana Maffei con l’organizzazione di Valeria Di Fratta e Paola Servillo, realizzata e prodotta dal Museo Reggia di Caserta in collaborazione con Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo e Opera Laboratori, si inserisce nel percorso che l'Istituto autonomo del Ministero della Cultura dedica al linguaggio fotografico come strumento di conoscenza e di formazione dello sguardo.
“Archetipi” restituisce alla fotografia la sua funzione più intima: essere mezzo di significazione. Biasiucci, all'interno della Gran Galleria, ricostruisce attraverso le sue opere un cammino, durato anni, di emersione e rivelazione. Gli antichi corpi delle vacche, il pane, il latte, i vulcani, i riti, la fede – tutti fattori fortemente radicati nel territorio campano – sono soggetti quotidiani e insieme ancestrali, legati alla vita concreta ma capaci di oltrepassare la dimensione individuale per diventare memoria condivisa.
L’artista insegue l’ideale di ricomporre un alfabeto dell’umanità partendo da alcuni suoi componenti, inizialmente connotati dal contesto di riferimento, che vengono poi trasfigurati in fondamenti transculturali, atemporali e atopici: così il pane diventa meteorite, la mozzarella cosmo, il vulcano creazione, l’uccisione di un animale mitologia. Egli attua un processo di scarnificazione, tramite una riduzione all’essenziale del soggetto, permettendo alla sua sostanza intrinseca di affiorare e di comunicare in modo trasversale.
L'itinerario ha inizio nella Cappella palatina del Palazzo reale. La grande navata a pianta rettangolare, i marmi policromi del pavimento, il soffitto rivestito d’oro e le fastose decorazioni disegnate da Vanvitelli accolgono le immagini di 27 ex voto. Gli oggetti offerti in dono dai fedeli si rivelano come apparizioni enigmatiche e misteriose, protagonisti di una sorta di teatro dell’assurdo. Queste fotografie, che aprono la visita, sono una metafora autobiografica dell’autore, sviluppando un racconto personale ricco di suggestioni e di fascino discreto.
Ventiquattro le tematiche lungo le quali si sviluppa l'esposizione, attraverso immagini singole, polittici e installazioni, come “Molti”, che trae origine dai calchi facciali presenti nel Museo di Antropologia di Napoli, realizzati dall’antropologo Lidio Cipriani negli anni Trenta in alcuni paesi del Nordafrica. Il senso dei due monoliti nella Gran Galleria viene svelato dai numeri disegnati da Mimmo Paladino che accompagnano le fotografie di Biasiucci: i migranti scomparsi in mare perdono la loro identità per diventare aride cifre.
Tramite la recente acquisizione della Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiC, mediante il bando "Proposte per l'acquisizione di opere d'arte contemporanea per l'incremento del patrimonio di Musei e Luoghi della cultura statali", la Reggia di Caserta ha inoltre arricchito le proprie collezioni con la serie "Magma", anch'essa inclusa nel percorso. Un lavoro, questo, in bilico tra il reportage e la ricerca intima, a cui l'artista ha lavorato tra il 1987 e il 1995 in collaborazione con l’Osservatorio Vesuviano di Napoli; un'esperienza che ha profondamente segnato l'indagine del fotografo casertano, orientandola verso forme primarie, essenziali, appartenenti alla storia dell’uomo.
Grazie a un'erogazione liberale Art Bonus, poi, è entrata nel patrimonio del Museo l'opera "Corpo Latteo", posta a metà dell'itinerario espositivo. Nelle sedici fotografie dell'artista campano, il latte, simbolo di vita, di nascita e di venuta al mondo, assume uno stato “gassoso” restituendo un’idea di “distanza”, come fosse l’immagine dello spazio o di un evento in un luogo remoto di un imprecisato “oltre”. A questa lontananza fa quasi da contrappunto la presenza, in questi corpi candidi, di forme che suggeriscono la nascita e la genesi di un organismo nel grembo materno.
L’evento offre, inoltre, un viaggio viscerale nel cuore del Real Sito di San Leucio nella ricorrenza dei 250 anni dalla fondazione della Colonia. I telai, gli ingranaggi metallici e i rocchetti del torcitoio abbandonano la loro natura meccanica per diventare protagonisti di una narrazione sospesa. Il lavoro di Biasiucci si concentra sulla materia, facendo riaffiorare i volti delle donne e gli strumenti della produzione serica come tracce di un’identità mai perduta.
“Archetipi” è anche il titolo della monografia dedicata ad Antonio Biasiucci edita da Allemandi.
Sponsor: Fondazione Orizzonti, Fondazione Tridama, Totem Digitali srl e Consorzio Stabile Daman.


