di Caterina Falconi
Da
qualche tempo nonno Carlo, professore universitario in pensione, se ne va in
giro accompagnato da una graziosa giovane bionda. Il nipotino è incuriosito
dall’arrivo della donna nella loro famiglia. Il sospetto che Olga, si chiama
così la signorina dagli sfavillanti occhi azzurri, sia la fidanzata del nonno,
non lo lascia. La bionda, infatti, non manca di accompagnare Carlo, a volte
tenendolo a braccetto, altre facendogli da “catenaccio”, ovvero trattenendolo
se l’anziano va troppo veloce. Il fatto è che, spiega il papà, da quando il
nonno ha avuto un infarto, ha bisogno di assistenza e Olga, che è arrivata
dalla Moldavia per trovar lavoro in Italia, gli fa da badante.
A
queste parole il ragazzino seguita a tempestare di domande il padre, appurando
che Olga ha trentacinque primavere e parla ben sei lingue. Ammirato
dall’efficienza domestica della giovane moldava che s’accompagna a un
indiscutibile valore intellettuale, il ragazzino frigge dal desiderio di
conoscerla di persona. Il nonno, con la sua imbattibile proprietà di linguaggio
da accademico, gli ha anche raccontato che la patria della cara badante (si
capisce che le è affezionato come un padre) proviene da un paese scisso da una
coalizione di stati che un tempo si chiamava Unione Sovietica. La successiva
indipendenza della Moldavia però ha gettato i suoi abitanti, finalmente liberi,
in una grande povertà. Per questo molti di loro sono stati costretti a
emigrare.
Il
bambino, per errore, pensa alla migrazione degli uccelli, splendide e colorate
creature, e l’espediente narrativo viene usato da Alessandro Niero, abilissimo
addestratore di parole e versi, per descrivere le donne dell’Est sospinte in
terra straniera dalla necessità, ma dotate di una bellezza che ben si associa alla
dignità e all’emancipazione dalle mode. Le amiche di Olga formano una piccola
comunità di esuli e sodali, i cui vincoli sono l’appartenenza a un altrove
rimpianto e a una cultura meravigliosa, nonché l’affetto sororale. Tali
“signore e signorine, ragazze e non più ragazze danno nell’occhio facendo
crocchio”, sedute o in piedi accanto alle panchine, con gli anziani loro
affidati, gli abiti dalla foggia un po’ antiquata e le acconciature casalinghe.
E c’è una tale grazia nei versi dell’autore, che sfiorano e svelano, quasi
accarezzano, da mutare lo sguardo distratto di molti, troppi, e costringerlo a
cambiare prospettiva su persone che magari finora abbiamo catalogato in una
distratta ottica reificante e utilitaristica.
Olga
poi è strabiliante e spicca su tutte per il suo pacato, fattivo ottimismo. Il
giorno che da badante si trasforma in babysitter, ricordando un po’ a chi
scrive la magica Mary Poppins, realizza il desiderio del ragazzino di averla
per amica. Gioca con lui, ammira i suoi regoli colorati, gli prepara dei
deliziosi blinì. Ma soprattutto si lascia affascinare dalle parole che
lo scolaro scrive sui suoi quaderni. Muove la bocca in silenzio, quasi a
pronunciarle. Poi i giochi si invertono, ed è lei ad insegnare alcune lettere
in cirillico all’alunno occasionale.
Non
c’è dubbio che Alessandro Niero, scrittore, saggista, autore per l’infanzia,
slavista di spicco e docente di Letteratura russa, ami le parole al pari e più di
Olga. Ne ama il suono, il ritmo, gli incastri. Gioca con i significati che si
discostano e ribaltano semplicemente cambiando delle sillabe. E soprattutto sa
ammaestrarle, riuscendo a veicolare, attraverso l’uso sapiente della lingua,
contenuti colmi di senso e traboccanti sensibilità, rendendoli accessibili ai
lettori più piccoli.
L’esito è la commozione che si prova leggendo di Olga e i versi a lei dedicati.
Impreziosito
dalle illustrazioni di Elena Miele, il libro è pubblicato da Valigie Rosse,
raffinata casa editrice di opere in versi dall’afflato sociale e cesellate con indiscutibile
perizia narrativa.
Una
lettura, quella di “Olga. Una badante per amica” ariosa, se così si può dire,
destinata ad ampliare le vedute e a pungere il cuore dei lettori.



