Nessun
calcolo discografico, nessuna corsa a stringere mani o a caccia di
collaborazioni strategiche: per Kanestri, la musica è prima di tutto una
necessità viscerale e un atto di assoluta onestà verso se stessi. Cresciuto a
pane e chitarre distorte – folgorato a tredici anni da Dookie dei Green Day –,
il cantautore unisce l'urgenza espressiva del punk alla cura per il suono delle
parole, ereditata dai grandi maestri del cantautorato italiano. Sulle pagine di
Fattitaliani, l'artista racconta la genesi emotiva del suo ultimo
singolo “Arcobaleni” e traccia la rotta verso il futuro: un percorso che
culminerà il prossimo 19 giugno con la release del suo primo album ufficiale,
“Difetti di fabbrica”. Una chiacchierata senza filtri con chi ha scelto di non
lasciare più nulla di intentato, soprattutto quando la strada si fa in salita.
Parliamo
del tuo ultimo progetto, "Arcobaleni". Com’è nato e cosa rappresenta
per te questa fase della tua carriera in cui metti a nudo la sincerità dei
sentimenti?
Ciao ragazzi, è bello essere qui con voi oggi. “Arcobaleni” alla fine è solo una canzone, un piccolo tassello della mia follia sul quanto sia difficile disimparare a voler bene a qualcuno. Rappresenta nient’altro che la mia voglia di essere autentico con me stesso, guardarmi allo specchio e non lasciare più nulla di intentato. E in merito la mia carriera sono ancora all’inizio, ma vivo per pedalare. Soprattutto in salita; rendo meglio.
I
tuoi brani evocano spesso immagini forti. Se dovessi pensare a un videoclip
ideale per raccontare la "verità assoluta" delle tue canzoni, a quale
idea ti ispireresti?
Così d’istinto mi viene in mente una stanza bianca, senza finestre. E piano piano la riempirei di vita, di morte, di assenze. Ci metterei tutta la verità che conosco. E poi spaccherei il muro per regalarci un’inaspettata vista mare.
Le
tue sonorità sono state definite un "vicino di banco" del nuovo pop.
Quali sono le tue influenze musicali e c'è qualche artista italiano del passato
che ha ispirato il tuo modo di scrivere così diretto?
Sono un grande ascoltatore del cantautorato italiano, da Tenco a Guccini, passando per Battiato, Dalla e Battisti. Sicuramente mi hanno ispirato nell’uso della lingua, perchè il genere che ascolto io strizza l’occhio oltre oceano. Loro mi hanno fatto innamorare anche del suono delle parole, che ad oggi ritengo la cosa più importante mentre sono alle prese con una nuova canzone da far nascere.
La
tua passione per la musica è iniziata nell'adolescenza con le chitarre
distorte. C'è stato uno strumento o un disco particolare che ha dato il via a
questi quindici anni di attività?
Si, è stato Dookie dei Green Day. L’ho acquistato in un market a Stanford (UK) a 13 anni e da quel giorno ho iniziato a suonare l’air guitar! ;) Quella è stata senza dubbio la prima scintilla, poi ne sono successe di cose bizzarre eh. Ho iniziato suonando la batteria e mi sono dato alla chitarra “vera” solo dopo qualche anno.
Con
quale artista della scena indipendente attuale ti piacerebbe collaborare per
unire il tuo spirito punk-rock alla loro visione?
Ad oggi,
francamente, non è nei miei pensieri una collabo con altri artisti della scena
indipendente. Faccio la musica per salvarmi la vita, non per unirmi ad altri
sperando di piacere a più persone possibili o entrare in chissà quale circuito.
Non voglio ragionare da discografico, io faccio il mio. E poi non mi sento
all’altezza, ho ancora molto da lavorare per tirar fuori il meglio di me da
quel punto di vista. E se qualcuno pensasse a me per un feat ne sarei onorato.
Progetti
futuri? Oltre alla rotazione radiofonica di maggio, dove potremo ascoltare
Kanestri e il suo nuovo disco nei prossimi mesi?
Il 19
giugno uscirà il mio primo disco, intitolato “Difetti di fabbrica”, disponibile
in tutte le piattaforme di streaming. Sarà un vero punto di partenza perchè
molte cose della mia quotidianità cambieranno. Suonerò live, viaggerò e starò
in studio per pre- produrre nuovi brani. Grazie per queste belle domande, a
presto!


