di Mariano Sabatini
In questo mondo assurdo dominato dai social, dalle
stories, dai reel e con la soglia di attenzione del pesciolino Nemo, esordire
come scrittori rimane, incredibilmente, un diffuso sogno proibito. E del resto
l’altro mistero è come mai, con la valanga di libri che inonda i banconi delle
librerie e gli store online, rimanga tanto difficile farsi leggere e valutare
per la pubblicazioni da editori seri. Per chi intende destreggiarsi tra agenzie
letterarie, marchi grandi e piccoli, percorsi a ostacoli di varia natura arriva
ora il libro, imperdibile, di Lucia Tilde Ingrosso e Silvia Messa, giornaliste
e scrittrici di lungo corso: Dal manoscritto al bestseller 10 passi per
il successo del tuo libro (ed. Laurana). Una sorta di manuale delle
giovani marmotte della scrittura, un prezioso libretto d’istruzioni e
disillusioni, carpite anche a scrittori noti, senza nessuna supponenza e con lo
sguardo lungimirante di chi sa riconoscere e accogliere la modernità con le sue
imprescindibili mutazioni. Abbiamo interpellato le due autrici per una
divertente e istruttiva intervista doppia.
Sincere, quanto avete litigato lavorando a questo
vostro libro?
L. Litigato mai, ma Silvia a volte voleva aggiungere
dettagli che io trovavo superflui. Lei è l’analitica e io la sintetica. In
genere, aveva ragione lei!
S. Non litighiamo, odio litigare. Al massimo, ogni tanto
io sento gli spigoli di Lucia e lei il mio peso. Ma poi siamo sempre contente
di come ci completiamo.
Cosa invidi all’altra come scrittrice?
L. La capacità di creare mondi fantastici.
S. L’ottimismo costruttivo. È instancabile. E la fiducia
in se stessa.
Pensando al tuo esordio, il tuo percorso ha avuto momenti
di sconforto?
L. Moltissimi, specie all’inizio, quando inviavo i
manoscritti (ancora di carta) e non mi rispondeva nessuno. Al massimo
“Spiacenti: non rientra nella nostra linea editoriale”. O quando avevano deciso
di pubblicare il mio primo giallo, salvo poi cambiare idea.
S. Ho mandato il mio primo romanzo a un editor e lui è
diventato il mio editore. Poi è fallito! I miei rapporti con le case editrici
sono montagne russe. Ora aspetto il grande amore.
Quanto guadagni con i libri?
L. Nella categoria “reddito aggiuntivo”, non mi lamento.
Ma certo non potrei vivere dei guadagni che arrivano dai libri. È giusto che la
scrittura sia retribuita. Né si deve pagare per pubblicare (come scriviamo nel
manuale). Non sono brava nelle trattative, ma per fortuna ho dei bravi agenti.
S. Guadagni irrilevanti. Vivo di giornalismo,
attualmente.
Finora qual è stato il tuo bestseller?
L. “A nozze col delitto” proprio il giallo che una casa
editrice mi promise di pubblicare, ma poi cambiò idea. Ne pubblicai un altro,
con Pendragon. E poi questo con Kowalski e poi con Feltrinelli. Un libro che ha
avuto varie edizioni ed è stato venduto anche in edicola.
S. “La signora delle acque”, prima edito da Carte
Scoperte, poi da Go Ware. Ho anche realizzato l’audiolibro, leggendo io stessa
il romanzo.
Nel libro ne parlate in modo nuovo e senza pregiudizi,
perché credi nel self publishing?
L. Perché è una valida alternativa, in alcune
circostanze, praticata anche da scrittori famosi per particolari progetti o per
rilanciarsi.
S. Perché le opportunità di autopubblicarsi ci sono. E
aiutano a costruirsi una base di lettori appassionati, che può ingolosire e
convincere un futuro editore.
Quali sono gli altri pregiudizi da superare, a tuo
parere, per quanto riguarda l’editoria?
L. Tanti e in contrasto fra loro. C’è chi pensa che si
guadagni tantissimo, anche pubblicando con Piripicchio editore. Chi è convinto
che bastino mille follower su Instagram per attirare gli editori come il miele.
Chi afferma che servano conoscenze importanti per arrivare in libreria.
S. Il problema è che il pregiudizio davvero utile, non
pagare per farsi pubblicare a tutti i costi, dovrebbe essere più diffuso.
È più difficile trovare un agente o un editore?
L. Un agente.
S. Un agente. Ma anche trovare un editore in gamba non è
facile.
Chi avresti voluto intervistare e si è sottratto?
L. Alessandro Baricco, ma solo perché non aveva il tempo
di farlo al meglio. La sua collaboratrice ci ha scritto un’email bellissima.
S. Una collega che scrive su un quotidiano. Avrei voluto
che mi parlasse degli autori che autopubblicano i loro romanzi e che li fanno
arrivare sulla sua scrivania. Ma il quotidiano è in crisi e lei aveva altri
pensieri.
Una provocazione: meglio un buon libro o un
bestseller?
L. Tanti buoni libri intervallati, ogni tanto, da qualche
bestseller con cui finanziarsi le vacanze!
S. Possono essere la stessa cosa. L’importante è che ti
conquisti, pagina dopo pagina.
Qual è il vero problema dell’editoria oggi, il più
cogente tra i tanti?
L. Le case editrici pubblicano libri che poi non seguono,
non sostengono, non promuovono. Forse la soluzione sarebbe pubblicarne meno e
seguirli di più?
S. La rigidità nel classificare secondo i generi le
opere, al di là del loro valore reale, e puntare solo sui generi che vendono
più copie, quelli di moda.
Bastano davvero i vostri 10 passi o serve il cammino
di Santiago per arrivare a pubblicare?
L. La seconda che hai detto! I nostri dieci passi sono
necessari. Purtroppo, non sufficienti.
S. Se hai voglia di camminare, la prima tappa è scrivere.
E scrivere bene. Poi, malizie e marketing s’imparano camminando. Anche a
muoversi per ampliare la propria community di lettori.
E per rimanere nel mondo editoriale qual è la dote
migliore?
L. L’amore per la scrittura, la lettura e le persone.
S. Il gusto nel cogliere il valore di quello che leggi,
nel metabolizzarlo per produrre un valore tutto tuo.
Un tuo spassionato consiglio a un aspirante
esordiente?
L. Farsi guidare dal desiderio di condividere i propri
scritti e non dall’illusione di diventare ricco e famoso.
S. Il solito, che citiamo anche nel manuale: leggere,
leggere, leggere. Poi, scrivere. E condividere.
Un tuo spassionato consiglio a uno scrittore che
navighi da sempre nel mondo della piccola editoria e aspiri al salto alle
major?
L. Allargare i propri orizzonti, far arrivare i propri
libri a persone influenti in vari settori (spettacolo, cultura, politica…),
promuoversi sui social… Tutto serve e qualcosa può fare la differenza.
S. Cercare un interlocutore e proporsi in modo non
banale. Per colpirlo e invogliarlo a conoscere quello che scrivi.
Venderesti l’anima al diavolo per stare una volta in
cima alle classiche di vendita?
L. No, ma venderei l’anima al diavolo perché la
Fiorentina stesse, per una volta, in cima alla classifica della serie A!
S. No, non sono ambiziosa. E si vede! Mi piace scrivere
cose in cui mi riconosco. È già una bella soddisfazione. Poi se gli altri mi
apprezzano, ne sono felice. Perché sognano nei miei sogni.



