Humanware cuts il nuovo album di Steward.exe. L'intervista di Fattitaliani

Steward.exe è il progetto di musica elettronica di Luca Severino, un progetto che traccia un percorso personale intorno a etica e responsabilità che va oltre alla forma artistica e tecnica per configurarsi come un viaggio condiviso e un interrogativo costante sul ruolo, sulle decisioni e sulle conseguenze del fare creativo nel presente.

Il progetto immagina Il suono come uno spazio vivo in cui sperimentazione e riflessione critica si intrecciano per umanizzare e personalizzare l’utilizzo di strumenti artificiali come opportunità di crescita ed evoluzione.

Intervista a cura di Domenico Carriero.

Esce il nuovo album di Stewward.exe, “Humanware cuts” che così Luca Severino descrive: “Humanware cuts è un album di elettronica che racchiude i miei frammenti di essere umano nel rapporto uomo-macchina. Vedo ogni brano come un taglio, in sé e per sé e lanciato nel mondo digitale come frutto di questo rapporto. Producendolo mi sono voluto prima di tutto isolare dagli ascolti e poi ancorarmi solo ad una cosa, alle macchine. Dai synth hardware, al plugin, all’A.I. Un tipo di ancoraggio che mi facesse dipendere dalla macchina pur pensando di averne il totale controllo. Ho tenuto centrale questo rapporto oltre a quello con l’AI riuscendo ad attingere da quasi tutte le fonti tecnologiche musicali e lasciare un messaggio preciso brano per brano. Il disco si apre con una domanda al futuro: Can you do anything if you don’t want to do something that may change the world? Are we changing the world? In mezzo ci sono i miei tagli umani, in un mondo elettronico che alterna ritmi dritti e spezzati, tra uk garage e techno. Humanware Cuts è diventata la grande tavolozza su cui immaginare l’idea del ballare, le melodie i bassi e su cui spargere messaggi e interrogativi. Non ho la pretesa di cambiare il mondo, i “cuts” sono diversi, dal brano dancefloor a quello più ambient ho fatto piangere i synth e pompare i bassi, giocato con i sample, cantato e fatto cantare. E’ con le armonie e le melodie invece che ho cercato di immaginare quel momento di distensione fisiologica all’interno del processo meccanico. Le melodie strappano dal sonno agitato, da quella “insonnia punk” tipica del processo creativo  e riportano in primo piano l’essere umano e le emozioni contrastanti e imprevedibili, in un equilibrio perfetto o precario, ma comunque istintivo.

L’estratto “Sleep” viene accompagnato da un video girato in VHS: “Questo video ha due storie. La prima è un vero colpo di fortuna.Il mio collega e amico, fonico dello studio dove lavoro, poco tempo fa si stava occupando di riversare delle vhs da una videocamera BAUER di Bosch. La seconda è una storia vera perché è la storia del brano, è la mia insonnia, la mia notturna quotidianità che non mi ha creato sforzi nel creare un copione. Sono le stesse azioni che però compio a casa nel mio piccolo studio e nemmeno replicarle mi è costato sforzi. C''è del neo realismo su nastro insomma. Per “Sleep” e per tutti i brani del disco il rapporto uomo macchina e la tecnologia sono centrali. Non ho scelto di girare in vhs, è stato un caso: sono entrato in studio e ho trasformato il mio collega in un operatore video. Ebbene questo caso è riuscito a dare alle immagini quel sapore di “sporco” che rende tutto coerente e mi fa dire: sì, questa è la mia insonnia punk da music producer.



Fattitaliani

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