Giuseppe Conte è l’ospite del nuovo episodio di “One More Time” (OnePodcast) di Luca Casadei. La puntata è disponibile da oggi, venerdì 8 maggio, in formato audio su OnePodcast e su tutte le piattaforme streaming, e da domani, martedì 12 maggio, in versione video su Spotify e YouTube.
Il Presidente del Movimento 5 Stelle ripercorre ai microfoni di Luca Casadei la sua infanzia e il suo percorso di studi, per poi passare alla sua carriera politica raccontando, tra alleanze, crisi e riforme, i due governi in cui è stato Presidente del Consiglio. Si sofferma poi sul periodo del Covid e sul suo ruolo di guida del Paese in un difficile momento storico in cui ha cercato di trasmettere sicurezza agli italiani, nonostante tutte le angosce anche personali, come la malattia del figlio Niccolò.
Su come è nato il governo Conte I con la Lega: «Sulla fine di aprile del 2018 Renzi, che allora ancora contava nel Partito Democratico, va da Fazio, a “Che tempo che fa”, e tutti si aspettavano che annunciasse che si faceva questo governo dalla parte del Movimento 5 Stelle. Invece va e gela tutto il Movimento e anche il Paese: “No, noi non faremo mai questo governo col Movimento 5 Stelle”. Panico totale. Questo governo con la Lega non è stato un governo di elezione, di scelta, è stato un governo, bisogna dirlo, di necessità (…) Il governo è stato formato dopo 3 mesi. Non c'è un'alleanza, si scrive nero su bianco quali sono gli obiettivi e cerchiamo di dare una svolta al paese».
Su quando viene chiamato per l’incarico di Presidente del Consiglio: «A un certo punto iniziano a dialogare: “chi sarà il Presidente del Consiglio?” E si crea uno stallo completo tra Di Maio e Matteo Salvini. Io ero a fare le mie cose tranquillamente, né pensavo che potesse mai arrivare a me. E arriva questa telefonata. Mi chiama proprio Di Maio e mi dice: “Guarda Giuseppe, la situazione è molto complicata. Io ti chiederei la cortesia di venir qui a fare un colloquio con Salvini”. Olivia, che ha una forte intuizione, lo dà per scontato. Qui lei intuisce un'evoluzione penalizzante per la famiglia. E quindi anche la lacrima che scende. Io dico: “Ma non è detto, vediamo”. Quello è un momento veramente di grande commozione. Lei percepisce che la nostra vita cambierà e non è affatto felice di questo».
Sulla caduta di Conte I: «Allora era un progetto di cambiamento che andava portato avanti. Però mi rendevo conto che era sempre più difficile, che ormai stavano prevalendo gli egoismi di partito. A giugno io faccio una conferenza stampa, io lo dico chiaramente, dico a tutte e due le forze politiche indistintamente: “dovete decidere se andiamo avanti con rispetto dei ruoli, con sensibilità istituzionale. Fatemelo sapere perché altrimenti ci fermiamo qui”. Arriva l'estate e Salvini mi viene a trovare e stacca la spina. Ne ho preso atto».
Sul periodo del Covid: «Noi seguiamo le immagini di Wuhan in Cina, disastrose. Intere popolazioni vengono isolate, messe in quarantena. In Italia uno non immaginava che arrivasse in modo così travolgente. Quando poi arriva, la prima cosa che dico: “noi siamo una democrazia, non possiamo gestire come lì, che addirittura anche dal punto di vista scientifico non ci trasmettono le informazioni per poterle condividere”. Io dico da subito: “quando arrivano poi i morti, dobbiamo dare il numero”. Certo, era un bollettino disastroso (...) Quando tu vedi che iniziano a morire persone e non hai, anche da parte della scienza, un conforto, nessuna risolutiva di come affrontare questo virus, a quel punto lì ti prende un senso d'angoscia terribile (...) Una mia guardia della scorta che lavorava con me è morta. Sentire anche di persone conoscenti che venivano a mancare. Ho avuto momenti di commozione, che per fortuna sono riuscito a tenere per me per non mostrarli all'opinione pubblica: non era una questione che mi vergogno delle fragilità, però in quel momento io ero il punto di riferimento. Una volta c'è stata una trasmissione pubblica in cui io mi sono commosso, però ho fatto di tutto per soffocarla, proprio perché non volevo che da quell'emotività venisse fuori anche un'incertezza».
Sulla malattia del figlio: «Mio figlio Niccolò nel periodo, purtroppo, del Covid si è ammalato. Per 2 anni è stato in grandissima difficoltà. È rimasto addirittura a letto per quasi 2 anni. Poi a un certo punto si è sentito un po' meglio. Io lo accompagnavo a scuola la mattina con la carrozzina. E questa cosa mi ha angosciato tanto perché avere un figlio in condizioni che non si muoveva, un figlio che era sofferente, questa è stata un'angoscia terribile. La sera gli leggevo qualcosa, noi avevamo sempre questa abitudine, però è stato faticosissimo. Io ho cercato di tenerlo al riparo, cercavo di distrarlo quando c'ero io. Nicolò è uscito da questi 2 anni angoscianti. Questo mi ha reso il papà più felice del mondo».
Sui suoi momenti di commozione: «Innanzitutto ho pianto nel periodo del Covid. Ma ho pianto anche, ad esempio, sulla tanto contrastata misura del “Reddito di Cittadinanza”: semplicemente quando a un certo punto mi sono fatto raccogliere le lettere che arrivavano dalle persone che mi ringraziavano. Una mamma mi scrisse che per la prima volta aveva dato la bistecca ai figli, che non si poteva permettere. Ho pianto leggendo che questo vecchietto per la prima volta aveva comprato degli occhiali che non si era mai potuto permettere. Sono storie che ti fanno piangere. Piangere perché capisci la politica può fare tanto e poi ti chiedi anche: "Ma come mai non lo fa?" ».
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