FLORA FUSARELLI: IL MIO ROMANZO SUL DIRITTO DI MOLLARE QUANDO SI RAGGIUNGE IL LIMITE

 


di Mariano Sabatini

Un romanzo che piacerà alle donne e, perché no, agli uomini che abbiano dimestichezza con la propria sensibilità, questo "Adua del lampionaio" di Flora Fusarelli per Arkadia editore. La scrittrice abruzzese ci riporta alle atmosfere, alle difficoltà di sopravvivenza, alle asprezze della vita degli inizi del Novecento. Un coacervo di vicissitudini umane in cui la vicinanza, la semplicità dei rapporti, la solidarietà – sempre nella difficoltà di sopravvivere tra povertà e aggressioni della Storia – divengono valori di cui avvertiamo la nostalgia. Un tempo lento in cui, almeno, si era concentrati sul qui e ora, sulla carnalità e la concretezza, lontani anni luce dagli inganni, le inutili distrazioni e le idealizzazioni dei social network. <<La storia di Adua è una storia creata con personaggi di fantasia ma, di ognuno di essi, alcuni aspetti sono attinti da personaggi reali, personaggi incontrati personalmente nella mia vita o protagonisti di racconti ascoltati nel tempo dalla gente, dai nonni, dagli anziani>> spiega Flora Fusarelli.

- Il passato è una terra straniera, leggiamo in romanzi celeberrimi... ma leggendo il tuo il passato sembra un posto familiare.  

Il passato non è mai del tutto terra straniera. A livello storico-ambientale, ovviamente, letture, studio e racconti mi hanno permesso di conoscere i tempi andati, ma per quanto riguarda i sentimenti e le sensazioni…  quelli sono universali e senza tempo. Si adattano, ma sono identici.

- Quanto sei legata al tuo Abruzzo?

L’Abruzzo è la mia terra e mai vorrei lasciarla. È un legame viscerale, profondo, naturale. Una terra tra mare e montagna piena di meraviglie spesso sottovalutate.

- Tanto dolore attraversa la storia e le vicissitudini dei personaggi; eppure, non ho percepito rassegnazione. 

La rassegnazione c’è, eccome! Ma i personaggi – Adua, in particolare – ci arrivano con il tempo, la vivono come “ultima spiaggia”. Credo che il tema del libro vada addirittura oltre il rassegnarsi. Mi interessava evidenziare il “diritto di arrendersi”, il diritto di mollare la presa. Un diritto spesso dimenticato, soprattutto nella società di oggi che corre e corre e corre per essere performante e produttiva. Il “Non ce la faccio più”, di Verdoniana memoria (nel caso di Adua portato ai limiti estremi), è un sacrosanto diritto.

- L'Italia dei primi del Novecento era un'Italia più dura? In cosa differisce da quella di oggi al livello umano?

Dai primi del Novecento, il mondo è velocemente cambiato. Il progresso e il benessere sono progrediti velocemente, ma il prezzo da pagare è stato caro. Carissimo. I rapporti umani sono cambiati, è aumentata la diffidenza e l’individuo credo sia più solo.


- Abbiamo perso, ritieni, quella reattività, quella forza?

Ognuno di noi ha in sé una forza inimmaginabile, ma abbiamo perso la capacità di rendere funzionale l’unione che fa la forza quindi, di nuovo, l’individualismo eccessivo impedisce di sfruttare la forza dell’insieme.

- A un certo punto l'omosessualità maschile attraversa il racconto...

Sull’omosessualità le cose sono cambiate, migliorate, se ne parla, si ha più coraggio in questo senso. L’omofobia, però, quella non è scomparsa e, seppure fosse diminuita, ancora accadono troppo spesso episodi terribili che non differiscono molto da quelli che narro; anzi, di solito sono ben peggiori!

- Racconti tutto con molta pudicizia, senza morbosità.

Sono una persona che scrive in modo molto asciutto. Gli argomenti che tratto, il dolore in generale, suscitano già morbosità nella gente, nei lettori, a prescindere dal modo in cui si espongano. In generale, comunque, sì, la morbosità non è una caratteristica che appartiene alla mia scrittura, né alla mia persona.

- Ti sei molto focalizzata sulle figuri femminili, a partire da Adua, ti senti "di parte" rispetto a loro?

Mi sento di parte nei confronti delle donne semplicemente in quanto donna. A volte mi definiscono femminista. Lo sono sicuramente, ma in maniera atavica, in quanto appartenente al sesso femminile.

- Come pensi di essere cresciuta come scrittrice pensando ai tuoi precedenti romanzi?

Scrivo, come sempre, di getto. Troppo. In questo caso mi è stato riferito di aver letto una mia scrittura più matura e forse lo è, ma ho davvero tanta tanta strada da fare. Vorrei imparare a scrivere in modo più “ragionato”, magari progettare i romanzi e i personaggi, descrivere meglio i luoghi.


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