Clara Moroni a Fattitaliani: «Posso cambiare veste, sperimentare, ma resto sempre molto aderente a me stessa». L'intervista

 


a cura di Antonino Muscaglione per Fattitaliani 

Con “Lacrime dal cielo” (video) Clara Moroni torna con un brano intenso e attuale, capace di unire sonorità urban pop rock a una forte riflessione sulla società contemporanea. La canzone affronta temi come la perdita di empatia, la manipolazione dell’informazione e il bisogno di risvegliare le coscienze in un mondo sempre più dominato da superficialità e disinformazione.

Prodotto da Fabrizio Simoncioni con la pre-produzione di Fidel Fogaroli (dei Verdena), il brano rappresenta un nuovo tassello del percorso artistico dell’artista monzese, da sempre libera da schemi e compromessi. Anche il videoclip, ideato dalla stessa Clara Moroni e realizzato da Antonello Ruzzu per Neural Films, traduce in immagini una visione forte e simbolica: quella di una moderna guerriera che combatte contro un sistema capace di soffocare il pensiero libero.

Cantautrice, musicista e produttrice, Clara Moroni vanta una carriera ricca di esperienze internazionali, dalle collaborazioni con Vasco Rossi, Mauro Pagani e Jovanotti fino al successo ottenuto in Giappone con la sua etichetta DMI nel mondo Anime, J-Pop ed Eurobeat. Un percorso artistico coerente e personale che oggi continua attraverso musica capace di raccontare il presente con autenticità e carattere.

'Lacrime dal cielo' racconta una società sempre più disorientata: da quale esigenza personale nasce questo brano?

«Nasce dalle domande che mi pongo io davanti ai mutamenti velocissimi dovuti al progresso. Non so se questo progresso abbia migliorato o peggiorato l’essere umano. Mi chiedo: siamo o siamo quello che possediamo? Nella canzone dico che ce la farò, che non mi arrendo e non mi lascio sopraffare. Se una società è basata soltanto sul possedere, allora diventiamo elementi singoli che si scontrano continuamente. Viviamo in una guerra aperta a 360 gradi: nel lavoro, nei rapporti, nella precarietà. È un pezzo che parla della guerra in tutte le sue forme. Se una società perde il proprio scopo, allora cosa stiamo diventando? Gente senza anima?»

Nel singolo affronti anche il tema della manipolazione dell’informazione: pensi che oggi sia diventato più difficile distinguere la realtà dalla narrazione?

«La massa è un fenomeno mondiale e lo vedo dappertutto. Viviamo in società sempre più polarizzate, dove non conta più la ricerca della verità ma avere una verità che giustifichi le proprie azioni. Oggi basta leggere un titolo per odiare qualcuno. I social sono pieni di persone che parlano senza alcuna competenza solo per avere follower, e spesso l’odio attira attenzione. La gente commenta senza approfondire. Stiamo diventando sempre più esseri digitali e questo mi spaventa. Siamo come tratti di matita che possono essere cancellati con una gomma, oggi basta un click.»

Musicalmente il brano ha un’atmosfera molto intensa e cinematografica: come avete lavorato con Fabrizio Simoncioni e Fidel Fogaroli per costruire questo sound?

«È nato tutto insieme. All’inizio il pezzo era molto più duro, quasi come un mitragliatore, poi lo abbiamo arricchito di sfumature e si è addolcito mantenendo però quella tensione. Ho voluto raccontare la mia guerra personale con il mondo esterno, con quello che vedo e che non riesco più ad accettare: il modo in cui trattiamo l’ambiente, gli animali, le persone. Io stessa sto ancora cercando un modo per uscire da tutto questo, ma credo che ogni cambiamento debba partire dal singolo individuo. Per esempio, anni fa ho scelto di diventare vegana perché non accettavo più la violenza sugli animali.»

Nel videoclip ti trasformi in una sorta di guerriera contemporanea: cosa rappresenta questa immagine per te?

«Ho immaginato una città distopica, dove le persone girano con sacchetti di plastica in testa e non mostrano più emozioni o fragilità. Io sono una figura un po’ cyber, un po’ Matrix, un personaggio che combatte contro questo sistema. Alla fine la domanda è sempre quella: siamo davvero liberi oppure siamo ancora intrappolati?»

Hai definito questo singolo un tassello del nuovo album: quale filo conduttore unirà tutto il progetto?

«A livello musicale ho voluto fare esattamente quello che sentivo, senza pensare al mainstream. Non potrei fare altrimenti. Ho trovato persone, Fabrizio e Fidel, che avevano una mentalità molto vicina alla mia e abbiamo lavorato benissimo insieme. Anche nei contenuti il disco sarà molto forte: ci sono brani ancora più duri, che raccontano momenti drammatici. Non è un album tragico, ma sicuramente molto intenso.»

Dopo tante esperienze tra rock, elettronica, produzioni internazionali e collaborazioni storiche, cosa senti renda oggi Clara Moroni artisticamente diversa rispetto agli inizi?

«Sicuramente oggi ho raggiunto una maturità espressiva diversa. Non tutti riescono davvero a esprimersi al massimo del proprio livello, io sento di esserci arrivata con il tempo e con l’esperienza. Aver vissuto tante fasi diverse della musica mi ha permesso di seguire ogni aspetto della creazione dei miei brani. Oggi esco di casa con pezzi quasi completamente definiti. Posso cambiare veste, sperimentare, ma resto sempre molto aderente a me stessa.»

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Fattitaliani

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