Antonello Lamanna, il nuovo libro "Antropologia della narrazione orale” tra musica, memoria e paesaggi sonori

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Il volume sviluppato attraverso il progetto Voxteca dell’Unistrapg propone modelli e sistemi narrativi orali, integrando applicazioni software per la diffusione

del patrimonio demoetnoantropologico

È uscito per le Edizioni Milella (Lecce) il nuovo volume di Antonello Lamanna, “Antropologia della narrazione orale. Soundscape, refrain e memoria nella musica tradizionale”, un’opera che si inserisce nel dibattito contemporaneo sugli studi etnomusicologici e sui sound studies, offrendo una lettura innovativa dell’oralità come sistema culturale vivo e in continua trasformazione. Con questo nuovo lavoro, finanziato nell’ambito del bando per l’assegnazione di contributi per pubblicazioni scientifiche dell’Unistrapg, l’autore sperimenta e propone modelli e sistemi narrativi orali, integrando nuove applicazioni software per la diffusione e la valorizzazione del patrimonio demoetnoantropologico.

Il volume, di 240 pagine, distribuito nelle piattaforme editoriali online, nasce da un articolato percorso di ricerca pluriennale sviluppato all’interno e attraverso il progetto Voxteca dell’Unistrapg e approfondisce i meccanismi della narrazione orale, indagando in particolare il rapporto tra parola, musica e memoria. Al centro dell’opera si collocano tre categorie chiave — soundscape, refrain e memoria — attraverso le quali l’autore interpreta le forme della tradizione orale non come semplice eredità del passato, ma come una vera e propria “tecnologia culturale” ancora attiva.

Nel libro trovano inoltre spazio importanti riferimenti all’Umbria e alla sua musica tradizionale, con particolare attenzione alle pratiche musicali popolari, ai repertori vocali e ai paesaggi sonori legati al territorio di Perugia e delle aree rurali umbre. L’autore analizza il rapporto tra oralità, identità locale e memoria collettiva, mostrando come i canti tradizionali, le feste popolari e le pratiche performative rappresentino ancora oggi strumenti di trasmissione culturale e di costruzione comunitaria.

Proprio la ripetizione, nel volume, viene riletta come principio generativo, non un elemento ridondante, ma una matrice dinamica capace di tenere insieme racconto, poesia e canto. In questa prospettiva, i “refrain” e i “loop orali” diventano strumenti fondamentali della memoria collettiva e della composizione in atto, mostrando come le culture orali costruiscano e trasmettano conoscenza.

L’approccio adottato è fortemente interdisciplinare. L’opera intreccia antropologia, linguistica, etnomusicologia e sound studies, affiancando all’analisi teorica anche un case study basato sull’uso di ArcGIS e pratiche di geomapping sonoro. Le mappe, in questo contesto, non sono soltanto strumenti tecnici, ma anche sofisticati sistemi interpretativi capaci di visualizzare le narrazioni e trasformare il territorio in uno spazio narrativo vivo, connesso e dinamico.

Un ulteriore elemento centrale è il concetto di “Soundsustainability”, attraverso cui l’autore riflette sulle trasformazioni degli ambienti sonori contemporanei e sulla capacità delle tradizioni musicali di adattarsi, sopravvivere e rigenerarsi anche nei contesti digitalizzati e globalizzati.


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