ABITARE IL RINASCIMENTO. Una mostra “trasforma” Palazzo delle Papesse di Siena in una casa del ‘400 con oltre 80 opere

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E se il Rinascimento non fosse fatto solo di dipinti e palazzi, ma di camere da letto, cassoni decorati e storie da vivere ogni giorno?

La mostra “Abitare il Rinascimento”, ospitata a Palazzo delle Papesse, invita il visitatore a entrare letteralmente dentro la vita delle dimore nobiliari tra XV e XVI secolo, ricostruendo il mondo dell’arte domestica senese attraverso oltre ottanta opere.

Nella storica residenza rinascimentale appartenuta a Caterina Piccolomini, sorella di Papa Pio II, prende forma un racconto che restituisce centralità agli arredi e agli oggetti della quotidianità aristocratica, espressione di una cultura figurativa che univa funzione, racconto e rappresentazione sociale.

Prodotta da Opera Laboratori con la Fondazione Monte dei Paschi di Siena e la Società strumentale Vernice Progetti, la mostra - curata da Laura Bonelli e Marilena Caciorgna - riunisce prestiti provenienti da importanti istituzioni e musei italiani e internazionali, tra cui la Banca Monte dei Paschi (con opere dalla Collezione Chigi-Saracini), la Fondazione Monte dei Paschi, l’Opera della Metropolitana di Siena, l’Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, la Pinacoteca Nazionale di Siena, la Società di Esecutori di Pie Disposizioni, il Museo Diocesano di Pienza, il Museo Stibbert e il Museo del Bargello di Firenze, il Musée du Petit Palais - Musée du Louvre en Avignon, oltre a collezionisti privati.

Nell’occasione sono stati eseguiti numerosi restauri - finanziati da Opera Laboratori e Fondazione Monte dei Paschi di Siena - da parte di prestigiosi laboratori, restituendo lo splendore originario a numerose tavole e ad alcune suppellettili.

Nel percorso allestito all’interno delle Papesse, che si suddivide in varie sezioni, ciascuna dedicata a una tipologia di arredo, quali spalliere, lettucci, cassoni, testate di letto, manufatti tessili e suppellettili, gli oggetti diventano protagonisti degli ambienti che intendono restituire la ricchezza e la varietà di una cultura figurativa destinata all’ornamento degli spazi abitativi. Si tratta di mobili dipinti, un tempo parte integrante dell’arredo delle residenze nobiliari, che risultano oggi dispersi e conservati in musei italiani e stranieri, dove non sempre sono immediatamente riconoscibili nella loro originaria funzione: decontestualizzati, appaiono spesso come semplici quadri appesi alle pareti delle gallerie.

Tali arredi erano destinati prevalentemente alla camera da letto, ambiente privilegiato del palazzo, strettamente connesso alla celebrazione del matrimonio e alla perpetuazione della stirpe. Nell’ambito di questa esposizione l’opera conserva il suo valore storico-artistico, tuttavia, l’attenzione si concentra anche sulla complessa realtà in cui essa è nata: sulle relazioni tra artista e committente, sull’ideatore del programma iconografico che ne ha determinato il soggetto ispirandosi ai testi antichi e alle consuetudini dell’epoca. Per il tramite di allestimenti, il fine è di ricostruire stanze e ambienti mediante l’inserimento di spalliere, cassoni, ecc. che, raffigurando storie di eroi ed eroine, svolgevano anche una funzione educativa, in particolare nei confronti della giovane sposa, richiamandola alle virtù dell’amore coniugale e della fedeltà. Un altro aspetto della mostra riguarda il collezionismo da parte di coloro che acquisirono dal mercato quelle opere per arredare il proprio palazzo mostrando la consapevolezza del valore di un genere che rischiava di emigrare in maniera definitiva nei paesi anglosassoni. Si tratta di una concezione di esposizione innovativa, che non si limita a presentare al pubblico una selezione di significative opere della scuola senese, ma si propone di ricreare l’ambiente domestico per il quale esse furono concepite, restituendole, per quanto possibile, alla loro originaria funzione. Attraverso allestimenti, tessuti, ricostruzioni emergerà l’idea di design nella cultura del Rinascimento e della Maniera in dialogo con quella architettonica contemporanea, che vede impegnati i laboratori di Opera, da quelli tessili alla falegnameria, fino al restauro. La mostra sarà inoltre arricchita da installazioni multimediali con finalità didattiche e di supporto espositivo.

Allo stesso modo sarà possibile seguire un itinerario che tenga conto degli artisti della scuola senese e delle loro efficienti botteghe, fra i quali segnaliamo la presenza di Francesco di Giorgio Martini, Benvenuto di Giovanni, Bernardino Fungai, Girolamo del Pacchia, Domenico Beccafumi, Andrea Piccinelli, detto il Brescianino, ecc.

Il percorso della mostra inizia con un’opera di provenienza Piccolomini, lo Scipione Africano di Francesco di Giorgio Martini e bottega, restaurato in occasione della mostra, che presenta sullo sfondo il celebre episodio della Continenza dipinto dal Maestro di Griselda, così denominato per aver dipinto le celebri spalliere con le storie della paziente fanciulla boccaccesca. Il pannello fa parte della nota serie piccolominea raffigurante eroi ed eroine del mondo antico e biblico.

Come ha osservato Beppe Costa, presidente e amministratore delegato, Opera Laboratori, “dopo aver ospitato una serie di mostre dedicate all’arte contemporanea, il Palazzo delle Papesse si apre ora all’arte antica. Non si tratta di una deviazione temporanea, bensì di un autentico ritorno alle origini. L’architettura rinascimentale e la storia stessa del palazzo offrono infatti un contesto ideale per accogliere opere in dialogo con gli ambienti che le ospitano. La nobile dimora, costruita nel Quattrocento per volontà dei Piccolomini, si configura come uno spazio particolarmente suggestivo per tale svolta artistica. Profondamente intrecciata alle vicende e al prestigio della famiglia, essa richiama una tradizione illustre che vide emergere due pontefici, Pio II e Pio III. Questa scelta può essere interpretata al tempo stesso come una sfida e come un’opportunità, poiché mettere in relazione l’arte rinascimentale con un edificio coevo consente una fruizione più immersiva e coerente, capace di valorizzare tanto le opere quanto il luogo che le accoglie. In tale prospettiva, il contenitore diventa parte integrante del contenuto, restituendo al visitatore un’esperienza autentica, profondamente radicata nella memoria culturale di Siena”.

Riccardo Coppini, presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena ha sottolineato come la Fondazione confermi “il proprio impegno nel sostenere iniziative di alto profilo culturale, capaci di promuovere la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio artistico del territorio”.

La mostra Abitare il Rinascimento – ha aggiunto - rappresenta un progetto di significativa rilevanza scientifica e divulgativa, che restituisce una lettura approfondita della produzione artistica domestica senese tra XV e XVI secolo, ricollocandola nel suo contesto storico e sociale. Attraverso la collaborazione tra istituzioni, studiosi e realtà culturali, il progetto espositivo si configura come un esempio virtuoso di sinergia capace di generare conoscenza, partecipazione e sviluppo per la comunità”.

Laura Bonelli (Vernice Progetti), storica dell’arte che da anni studia la storia del collezionismo, riguardo alla prestigiosa Collezione di opere della Fondazione Accademia Musicale Chigiana conservata nel Palazzo Chigi Saracini, della quale è curatrice scientifica, e della Banca Monte dei Paschi ritiene che “la scelta delle opere rivela con chiarezza l’orientamento culturale di Galgano Saracini. Grande rilievo era attribuito ai maestri del primo Rinascimento senese: opere di Sano di Pietro, del Sassetta, di Domenico Beccafumi, del Pacchia e del Brescianino. La presenza di tavole provenienti da chiese cittadine o da contesti confraternali sottolinea la volontà di recuperare testimonianze della storia artistica locale, sottraendole alla dispersione”.

Marilena Caciorgna (Opera Laboratori), docente di Iconografia e tradizione classica all’Università degli Studi di Siena (DFCLAM), si è occupata nei suoi numerosi studi delle tematiche relative alla ricezione dell’antico nell’arte e nella cultura umanistica: “In questa prospettiva, abitare il Rinascimento non allude soltanto alla dimensione della casa, alle pitture e alle suppellettili che la corredano, ma anche ai messaggi sottintesi, dalle virtù d’amore ai valori morali ed etici, dalle idee politiche a quelle filosofiche. Spalliere, cassoni, deschi da parto, testiere, diventano mobili parlanti che trasmettono vicende ispirate ad autori quali Omero, Ovidio, Valerio Massimo, Plutarco, sebbene integrate alle prospettive moderne, in quanto tradiscono contaminazioni e rifacimenti, tracce contemporanee. Anche il ruolo femminile si rivela determinante: le donne, avendo ricevuto un’educazione culturale nell’ambito della famiglia, in taluni casi non sono soltanto spettatrici. D’altra parte, le storie dipinte negli arredi domestici, che ornavano le camere da letto, erano destinate soprattutto a un pubblico muliebre”.

Il catalogo, pubblicato da Sillabe, non si limita a essere una semplice schedatura delle opere esposte, ma si propone come un volume di riferimento sugli arredi del Rinascimento, un ambito particolarmente significativo per comprendere le questioni stilistiche all’interno delle botteghe, l’uso dell’araldica in occasione di nascite, matrimoni e altre committenze, nonché la società dell’epoca nei suoi aspetti storici, etici e familiari.

 

 

 

 

 

INFO MOSTRA

Titolo: Abitare il Rinascimento. Arredi domestici a Siena dal XV secolo all’epoca della Maniera
Date: 22 maggio 2026 – 1 novembre 2026
Sede: Palazzo delle Papesse, Via di Città 126, 53100 Siena
A cura di: Laura Bonelli e Marilena Caciorgna
Produzione: Opera Laboratori
In collaborazione con: Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Vernice Progetti
Catalogo: edito da Sillabe
Sito Web: palazzodellepapesse.it
Prenotazioni: operalaboratori.vivaticket.it
Contatti: +39 0577286300 - booking@operalaboratori.com
Orari: Tutti i giorni: ore 10:00 – 19:00; giovedì ore 10.00 – 21.30

Biglietti
Intero: 14€
Ridotto: 10 €
Bambini 7-14 anni: 5€

 

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