(video) Antonino Muscaglione per fattitaliani.it
Rossella presenta 'Sempre',
una versione acustica del suo singolo d'esordio. Ed è proprio a un anno
dall’uscita del suo primo singolo che Rossella festeggia (verbo non usato a
caso) con qualcosa di speciale: una performance dal vivo in presa diretta di
'Sempre'. Qui il brano cambia pelle: via la produzione pop-rock, spazio a una
dimensione più intima ed essenziale: con pianoforte, violino e violoncello,
Rossella lo reinterpreta in chiave cameristica, lasciando respirare ogni nota e
ogni silenzio.
'Sempre' parla di quei legami che resistono a tutto, anche al tempo e alla distanza. È una storia sospesa tra passato e presente, tra ciò che è stato e ciò che continua a farsi sentire. «Chiamami ancora per nome, anche se ormai sono altrove» è una frase semplice ma che dice tutto. In un tempo in cui tutto sembra scorrere veloce, restare fedeli a un’emozione è quasi un atto rivoluzionario. Ho intervistato Rossella nei lavori precedenti, questo me l'ero perso, per me è l'occasione di riavvolgere il nastro e ripartire dal suo esordio, la sento per farmi raccontare questo progetto e per festeggiare assieme questo primo anno in musica.
Ciao Rossella, come stai? Questa incisione mi dà modo di riavvolgere il nastro e di partire dal tuo debutto. Com'è nato questo brano?
«Ciao Antonino, tutto bene. Il brano è nato da un mix di ispirazione del momento e vicende personali. Erano giorni di esami all'università, stavo riguardando tutti i film di Harry Potter e mi ha colpito tantissimo la rivelazione che c'è nell'ultimo film su Piton, forse il personaggio più oscuro della saga ma anche quello che alla fine si scopre essere mosso da un amore enorme. Pensa che era innamorato della madre di Harry, è stata come una rivelazione, ha vissuto per tutta una vita un amore che va oltre il tempo e le dimensioni. Da lì è nata l’idea di raccontare proprio quel tipo di sentimento, qualcosa che resta per sempre, anche quando la vita ti porta lontano dalle persone.»
Cosa ha segnato questo debutto? C'è un prima e dopo?
«C’è stato un prima e un dopo ed è stato molto netto. Ho fatto questo passo quando non avevo ancora costruito una fanbase sui social, quindi dentro questa canzone c’è davvero tutto: dubbi, coraggio e voglia di esserci. Ti dirò, non so se sia quella che ha ricevuto più affetto, ma quello che ho capito è che quando ti fidi davvero di quello che fai, poi le cose iniziano ad aprirsi quasi da sole. Riguardando il videoclip vedo un’altra Rossella. Senza voler sembrare presuntuosa, prima era come se non esistessi davvero per il mondo, come se stessi ancora cercando il mio posto. Questa canzone, invece, mi ha aiutata a fare un passo in avanti, a espormi di più. Oggi è diventata un po’ la mascotte del mio repertorio: rappresenta un punto di partenza, ma anche una consapevolezza nuova. Sono entusiasta di quello che sto facendo, ma cerco sempre di restare con i piedi per terra.»
Quali erano le tue aspettative? Cos'è per te oggi la musica?
«Aspettative zero, è la verità. Ho fatto un vero e proprio salto nel vuoto, con l’idea di accogliere semplicemente tutto ciò che sarebbe arrivato da lì in avanti. Credo sia importante restare aperti alla vita: sognare in grande, immaginare, visualizzare un percorso, ma senza aspettarsi nulla in modo rigido. Per me è una vocazione, una sorta di missione che col tempo sta diventando sempre più chiara e forte. Vado avanti così, sia come artista che come essere umano, cercando di crescere in entrambe le direzioni.»
Alla fine del video si leggono due nomi: Sonia e Daniela?
«È una storia particolare. Daniela è una mia amica personale e, in quel contesto di Canzoni al telefono, un format in cui ci chiedono di dedicare brani a persone care, è stata la prima a interpretare questa canzone in una chiave non amorosa. Da lì è nata quasi spontaneamente l’idea della versione acustica live, con il violino, proprio perché quel momento aveva qualcosa di molto vero e immediato che volevo mantenere. Ho sentito il bisogno di rendere omaggio a Daniela, che è una persona che mette davvero il cuore in tutto quello che fa e in tutto quello che vive. E in qualche modo questa versione è anche un piccolo tributo a questo suo modo di esserci, così sincero e diretto.»
Com'è nata l'idea di
incidere il brano in versione acustica?
Questa volta, però, ho sentito che era giusto fermarmi un attimo. Il brano nasce al pianoforte, e poi si è arricchito con l’aggiunta degli archi, proprio come un’evoluzione naturale. In generale mi metto molto a nudo nelle mie canzoni, anche perché sono molto autocritica: faccio fatica a riconoscere i passi avanti e tendo sempre a guardare più a quello che manca che a quello che c’è. Festeggiare, per me, vuol dire proprio questo: restare nel qui e ora, riconoscere i progressi e dare valore al percorso. Perché l’evoluzione non è mai scontata, e ogni tanto bisogna anche volersi bene abbastanza da fermarsi e dirsi “ok, questo l’hai fatto”. Un anno fa questo brano rappresentava il mio primo vero passo, una delle finestre più importanti che si sono aperte sulla mia musica. Oggi la vedo con uno sguardo completamente diverso, con una gratitudine enorme per tutto quello che mi ha portato. Per il suo primo compleanno ho sentito il bisogno di celebrarla insieme a chi ha iniziato a voler bene alla mia musica proprio attraverso questo brano, dandole una veste ancora più intima e malinconica. Grazie al supporto di DoubleSharp Production ho potuto realizzare un arrangiamento che mi ha permesso di esplorare nuove sfumature vocali e di esprimermi con ancora più libertà, senza filtri. E forse, in fondo, anche questo è un modo per imparare a festeggiare.»
Com'è stato incidere il pezzo in presa diretta?
«Cantare dal vivo, lasciandomi attraversare dalle vibrazioni degli strumenti in presa diretta, è stata un’esperienza davvero stupenda. Gli archi toccano corde profondissime e diventano il tappeto ideale per raccontare l’eternità dei sentimenti. Sono sempre stata affascinata dalla capacità delle persone di restare autentiche nelle emozioni, al di là dell’orgoglio o della scelta di restare vicini o andare via. Alcune emozioni, infatti, non svaniscono: restano, vivono per sempre e diventano parte di noi, quasi come fossero organi del nostro corpo che ci accompagnano ogni giorno. Questo non significa non saper lasciare andare, ma piuttosto avere il coraggio di attraversare quello che si prova e, a volte, anche la forza di arrendersi a ciò che sentiamo. Proprio per questo, nel videoclip ho voluto inserire una dedica per me molto importante, rivolta a un rapporto di amicizia che ha qualcosa di magico e, in un certo senso, di eterno. È stata anche un’esperienza molto intensa a livello pratico: c’erano stati dei problemi tecnici e sapevo che avrei dovuto cantare praticamente in venti minuti. Ho scelto di affidarmi completamente all’emozione del momento. Cantare con persone che suonano dal vivo accanto a te, sentire l’aria che vibra davvero intorno, è qualcosa di unico. E mi piacerebbe poterlo fare sempre di più in futuro.»
Ultima curiosità, da cosa nasce il tuo nome social “Rossella Viacolvento”?
«'Rossella Viacolvento'
perché al termine di un suo spettacolo ho incontrato Loretta Goggi e, in
quell’occasione, è stata lei a rivolgermi una frase che non dimenticherò mai.
Mi disse: “Tu reciti, canti… hai proprio la faccia da artista”, e poi mi ha chiamata
in modo affettuoso “la mia Rossella Via col vento”. Per me è stato uno choc, in
senso buono, di quelli che ti restano addosso. Venire riconosciuta così da una
figura che ho sempre ammirato mi ha emozionata profondamente e, allo stesso
tempo, mi ha fatto sorridere perché era un’immagine così potente e inaspettata.
Da quel momento quell’espressione è rimasta con me. È diventata quasi un segno,
qualcosa che sento mio e che mi ha ispirata anche nella scelta di quel nome. È
stato un incontro breve, ma capace di lasciarmi una sensazione forte, di quelle
che ti fanno capire che, a volte, le parole giuste dette nel momento giusto
possono davvero lasciare un’impronta.»


