Lucattini: “Lo sport insegna a fare”, la psicomotricità insegna a “essere” attraverso il fare organizzato e guidato da un adulto formato, esperto e competente. È proprio questa la distinzione sottile, ma importante, che rende la psicomotricità una vera e propria terapia della crescita”.
di Marialuisa Roscino
“La
psicomotricità è una disciplina che considera il bambino nella sua unità.
Poiché corpo e mente nel bambino sono intrinsecamente collegati ed in dialogo
tra loro, non c’è attività motoria che non contenga inconsciamente anche un
pensiero per quanto embrionale o un’emozione. La psicomotricità è efficace
perché utilizza uno dei canali naturali dei bambini attraverso il gioco
corporeo, per intervenire lì dove le parole da sole non sono sufficienti.
Attraverso uno spazio, un tempo organizzati e l’interazione ludica con gli
oggetti, il bambino ‘mette in scena’ il proprio mondo interno, permettendogli
di sviluppare qualità motorie e organizzare la propria personalità - spiega in
questa intervista - la Psichiatra e Psicoanalista, Adelia Lucattini, Ordinario
della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical
Association.
“Il
corretto sviluppo motorio - prosegue
Lucattini - è uno degli elementi che concorre attivamente alo sviluppo e
all’integrazione delle varie forme dell’intelligenza che supera il concetto del
Quoziente Intellettivo (QI) unitario. Ad esempio, la lateralizzazione (la
distinzione tra destra e sinistra) è fondamentale per l’organizzazione spaziale
necessaria alla lettura e alla scrittura. L’equilibrio e la propriocezione,
invece, non sono solo fisici, poiché il controllo del corpo e la sua percezione
nello spazio, forniscono alla mente una sensazione di padronanza di sé e di sicurezza,
che permettono di sviluppare risorse psichiche implementando per l’attenzione e
rendendo più ricco ed articolato il linguaggio”.
Quali consigli importanti, allora, per i genitori e quali ancora benefici e vantaggi si possono trarre dalla Psicomotricità nei bambini? Vediamoli insieme in questa intervista.
Dott.ssa Lucattini, può spiegare cos’è la psicomotricità e perché è efficace nei bambini?
La
psicomotricità è una disciplina che considera il bambino come un’unità
inscindibile di corpo e mente: ogni gesto, ogni movimento, è già portatore di
significato psichico. In termini psicoanalitici, potremmo dire che il corpo è
il primo “luogo” in cui si inscrivono le esperienze emotive e relazionali.
Prima ancora delle parole, il bambino comunica attraverso il tono muscolare, il
ritmo, la postura.
È
efficace perché utilizza il linguaggio più naturale dell’infanzia: il gioco
corporeo. Attraverso il gioco nello spazio, nel tempo e con gli oggetti, il
bambino mette in scena il proprio mondo interno: desideri, paure, conflitti e
può progressivamente simbolizzarlo. Questo passaggio dalla scarica motoria alla
rappresentazione è uno snodo fondamentale per lo sviluppo psichico.
Lo sport, invece, insegna prevalentemente il “fare”: regole, prestazione, coordinazione finalizzata. La psicomotricità insegna l’“essere attraverso il fare”: non interessa il risultato, ma il significato del gesto. Le due dimensioni non sono in opposizione, ma complementari: la psicomotricità costruisce le basi identitarie e simboliche, lo sport può poi organizzare queste competenze in abilità più strutturate e socializzanti (Frontiers in Psychology, 2023).
In che modo, in particolare, lo sviluppo delle funzioni motorie (come l’equilibrio o la lateralizzazione), può influenzare l’attenzione e l’apprendimento stesso del linguaggio dei bambini?
Lo
sviluppo motorio è il primo organizzatore dell’esperienza. L’equilibrio, ad
esempio, non è solo una funzione vestibolare: è una base di sicurezza interna.
Un bambino che sente il proprio corpo stabile può “lasciarlo andare” e
investire energia psichica nell’esplorazione cognitiva e linguistica.
La
lateralizzazione, ovvero la distinzione tra destra e sinistra è fondamentale
per l’organizzazione spazio-temporale. Senza questa organizzazione, il bambino
fatica a orientarsi nella pagina scritta, a seguire una sequenza narrativa, a
costruire una frase.
In
termini neuropsicoanalitici, il corpo organizza la mente: le reti
sensori-motorie sono strettamente connesse a quelle linguistiche e attentive.
Se il corpo è disorganizzato, la mente deve continuamente “tornare indietro” a
regolarlo. Una ricerca su Journal of Intelligence (2026) mostra come le
competenze motorie precoci siano predittive dello sviluppo linguistico e delle
funzioni esecutive nei bambini.
Un blocco emotivo può manifestarsi attraverso una rigidità muscolare e sulla scioltezza dei movimenti nel bambino? È possibile notare attraverso la sua postura abitudinaria?
Assolutamente
sì. In psicoanalisi sappiamo che ciò che non può essere mentalizzato tende a
essere somatizzato o agito. Nei bambini, questo si esprime spesso attraverso il
corpo: rigidità muscolare, goffaggine, posture chiuse o eccessivamente tese.
Un
bambino può apparire impacciato non per un deficit neurologico, ma perché il
suo corpo è investito da tensioni emotive. Allo stesso modo, una postura
abitualmente contratta o una difficoltà a modulare il tono muscolare possono
indicare stati interni di ansia o difesa.
Il
corpo diventa così una sorta di “testo” da leggere: una postura rigida può
esprimere controllo e paura, una motricità disorganizzata può indicare
difficoltà nella regolazione affettiva.
Uno studio pubblicato su Current Developmental Disorders Reports (2026) evidenzia la correlazione tra regolazione emotiva e pattern motori nei primi anni di vita.
Quali sono i segnali specifici che indicano che la psicomotricità è la “cura” ideale per un bambino?
I
segnali possono essere diversi, ma hanno un filo comune: una difficoltà
nell’integrazione tra corpo ed emozione.
Iperattività:
il movimento è eccessivo, ma non organizzato. È un agire senza simbolizzazione,
spesso legato a difficoltà nella regolazione interna.
Inibizione:
il bambino appare bloccato, evita il movimento, teme l’esplorazione. Qui il
corpo è trattenuto, come se il gesto fosse pericoloso.
Ritardi
nello sviluppo: difficoltà nella coordinazione, nella lateralizzazione, nella
strutturazione dello schema corporeo. In tutti questi casi, la psicomotricità
offre uno spazio in cui il bambino può ritrovare un equilibrio tra espressione
e contenimento.
Secondo una ricerca pubblicata su Sport medicine (2025), gli interventi psicomotori e di psicomotricità, migliorano significativamente autoregolazione emotiva, attenzione e competenze sociali nei bambini con difficoltà evolutive psiconeurosomatiche.
Qual è il ruolo centrale nel trasformare i movimenti “disorganizzati” del bambino in un significato anche da un punto di vista psicologico coerente?
Il
ruolo centrale è quello del terapeuta psicomotricista, che potremmo definire
una funzione di “traduzione simbolica”. Il bambino porta il suo vissuto
attraverso il corpo in forma spesso caotica o ripetitiva. L’adulto, attraverso
la relazione, il contenimento e talvolta la parola, restituisce un significato.
È un processo molto vicino alla funzione “alfa” descritta dallo psicanalista Wilfred Bion ovvero la capacità di rappresentazione che permette al bambino di agire dopo aver pensato, riducendo così iperattività e impulsività. Anche uno studio su The Arts in Psychotherapy (2025) sottolinea proprio il ruolo della relazione corporea nel processo di simbolizzazione precoce.
Quali sport a suo avviso si integrano meglio con la psicomotricità per favorire la consapevolezza corporea senza cadere nell'agonismo precoce?
Gli
sport più adatti sono quelli che mantengono una dimensione di ascolto del corpo
e non spingono precocemente verso la prestazione.
-Nuoto:
favorisce la percezione corporea globale e ha un effetto regolatore sul piano
emotivo.
-Arti
marziali non agonistiche: insegnano controllo, rispetto e consapevolezza.
-Atletica
di base: corsa, salto, gioco libero strutturato, senza pressione competitiva.
L’importante
è evitare l’agonismo precoce, che può spostare l’attenzione dal sentire al
performare.
Uno studio su Scientific Reports (2025) evidenzia come attività motorie non competitive permettano maggiormente lo sviluppo dell’autoregolazione e dell’autostima nei bambini.
Quali consigli si sente di dare ai genitori?
-Offrite la possibilità ai figli di avere uno spazio anche a casa per muoversi: il corpo è il primo linguaggio del bambino;
-Evitate di anticipare l’agonismo: prima viene il gioco con piacere di sentire il proprio corpo, poi il saper fare, infine il competere se il bambino lo desidera;
-È importante osservare, più che correggere: anche la goffaggine o l’agitazione hanno sempre un significato che è importante vedere e comprendere per poter aiutare al meglio il proprio bambino;
-Aiutare a dare un nome alle emozioni: è così che il gesto diventa pensiero;
-Offrire regole semplici e stabili: libertà e contenimento devono sempre andare insieme;
-Rispettare i tempi di sviluppo senza accelerarli: ogni bambino ha il suo ritmo e i suoi tempi di maturazione;
-Non
attendere troppo se si notano delle difficoltà motorie persistenti: una
valutazione da parte del neuropsichiatra infantile, integrata dalla valutazione
psicoanalitica, può chiarire il quadro e indicare un intervento multimodale
anche con la psicomotricità.


