Truffa.net, il portale che analizza la legittimità dei siti e la sicurezza online, ha rivelato quali app sono più intrusive e quali condividono i nostri dati con terze parti.
Facebook e Instagram guidano la classifica delle app più invasive: entrambe condividono il 68,6% dei dati personali con terze parti e utilizzano oltre l’85% dei dati per analytics e per il corretto funzionamento dell’app.
Nel settore business, LinkedIn è la più aggressiva: usa il 74,3% dei dati per funzionalità e condivide il 37,1% con terze parti.
Le app più attente alla privacy includono Booking.com, Trenitalia e Revolut che utilizzano meno del 23% dei dati per funzionalità o analytics e condividono praticamente nulla con terze parti.
Eli Carosi, esperta di truffe e fact checking presso Truffa.net, condivide consigli per rimanere sicuri quando si utilizzano app, anche molto popolari.
Con 16 milioni di italiani che utilizzano almeno un’app (cioè il 35% della popolazione) e 94 milioni di data breaches per quadrimestre nel 2025, è chiaro che diventa sempre più importante conoscere cosa si sta condividendo a seconda delle app utilizzate.
Alcune app raccolgono queste informazioni senza condividerle con terze parti, altre profilano gli utenti in modo piuttosto preciso. In ogni caso, prima di installare e iniziare a usare anche le app più popolari, è importante sapere quanto stai realmente condividendo per poterle utilizzare. Ma quali sono quelle che sfruttano di più i nostri dati?
Per scoprirlo, il team di Truffa.net, il portale che analizza la legittimità dei siti e la sicurezza online, ha analizzato i termini e le condizioni sulla privacy delle app più popolari in Italia. I dettagli rivelano quali dati vengono raccolti e quali sono condivisi con terze parti. Ogni istanza di raccolta dati è stata conteggiata per capire quali app raccolgono più informazioni e quali le condividono altrove.
Puoi leggere la ricerca completa qui: https://www.truffa.net/news/
Facebook e Instagram sono le app più aggressive in termini di profilazione utenti, condividendo il 68,6% dei dati personali con terze parti


