Emilio Solfrizzi, "Falstaff L’arte di farla franca" al Teatro Quirino dal 5 maggio in prima nazionale

Fattitaliani

 

Falstaff – L’arte di farla franca è una riscrittura contemporanea liberamente tratta da Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare e dal Don Giovanni di Molière.

Due grandi archetipi teatrali che qui si fondono in un’unica figura: quella dell’uomo che vive di parola, seduzione e menzogna, convinto di poter sfuggire per sempre alle conseguenze delle proprie azioni.


Sir John Falstaff è un affabulatore instancabile, un seduttore fuori tempo massimo, un debitore cronico che ha trasformato l’inganno in stile di vita. Gestore di un locale sull’orlo del fallimento, Falstaff attraversa il mondo con la stessa arroganza vitale del Don Giovanni molieriano e la vitalità sfrontata del personaggio shakespeariano: ride della morale, dell’onore, del destino e perfino della morte, confidando nella propria capacità di “farla franca”. 


Attorno a lui si muove una galleria di personaggi grotteschi e realistici insieme: servi complici e traditori, creditori manipolabili, mariti ossessionati dal possesso e soprattutto due donne, Margaret e Alice, che incarnano l’intelligenza e la lucidità delle Comari di Shakespeare. Saranno proprio loro, come ne Le Allegre comari di Windsor, a smascherare Falstaff, usando l’arma più temibile contro chi vive di vanità: il ridicolo.


Come il Don Giovanni di Molière, Falstaff gioca su più tavoli contemporaneamente, intrecciando seduzioni, affari e menzogne, finché il passato non torna a reclamare il conto sotto forma di fantasmi, presagi e figure che sembrano emergere dall’aldilà̀. La commedia si tinge allora di ombre più profonde: dietro la risata affiora la paura, dietro la spavalderia la solitudine. 


Tra comicità feroce e improvvise aperture poetiche, Falstaff – L’arte di farla franca racconta la parabola di un uomo che ha sfidato la vita come un gioco, fino a scoprire che l’unica posta che non può essere vinta è il tempo. Una commedia sul potere della parola, sull’inganno come linguaggio del mondo e sull’illusione, tipicamente umana, di poter vivere senza mai pagare il prezzo delle proprie scelte. 


EMILIO SOLFRIZZI 


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