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| Pedro Cano, Ponte Rotto, 2023. Acquerello su carta, 38x57cm. Foto José Luis Montero |
Al Casino dei Principi di Villa Torlonia, fino al 7 giugno 2026, vengono riuniti attraverso oltre cento opere due nuclei fondamentali della produzione dell’artista spagnolo: il grande ciclo in bianco e nero dedicato alla condizione umana e una selezione di lavori dedicati alla Città Eterna.
Dal 18 aprile al 7 giugno 2026 il Casino dei Principi di Villa Torlonia a Roma apre al pubblico la mostra “Pedro Cano. Siete e Roma”, un progetto espositivo a cura di Giorgio Pellegrini e con il coordinamento di Raquel Vázquez-Dodero Fontes, che riunisce due nuclei fondamentali della recente produzione dell’artista spagnolo: il ciclo pittorico Siete e una selezione di opere dedicate a Roma, città in cui Cano ha vissuto e lavorato per oltre cinquant’anni, considerandola una patria elettiva e un luogo di costante ispirazione.
La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è ideata e organizzata dalla Fundación Pedro Cano grazie alla collaborazione dell’Instituto de las Industrias Culturales y las Artes di Murcia e con il sostegno della Fundación Cajamurcia, dell’Instituto Cervantes e di Nostrum Simul. I servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura.
L’esposizione si inserisce nel progetto portato avanti da diversi anni dalla Sovrintendenza Capitolina, legato allo studio e alla conoscenza di figure di artisti di varia provenienza e formazione operanti a Roma nel XX secolo e capaci di stabilire con la città una relazione privilegiata e un forte legame di appartenenza, contribuendo alla sua vita culturale e artistica.
Con oltre cento opere presentate, il percorso espositivo si articola sui due livelli del Casino dei Principi seguendo una struttura chiara e coerente che distingue e al tempo stesso mette in dialogo i due nuclei centrali del progetto. Al primo piano è presentato integralmente il monumentale ciclo pittorico Siete, nato da appunti e riflessioni raccolti dall’artista nel corso di molti anni e successivamente organizzati, al compimento dei suoi 75 anni, in un ciclo unitario articolato in sette trittici – Gioco, Lavoro, Biciclette, Interno, Salto, Attesa e Carico – realizzati in bianco e nero su pannelli orizzontali di 120 x 180 cm, per un totale di 21 opere a olio su tela accompagnate da disegni e schizzi preparatori. La serie affronta temi universali quali la migrazione, l’ingiustizia, il lavoro e la sofferenza, ma pone l’accento anche sulla solidarietà e sull’aiuto reciproco; attraverso figure a grandezza quasi naturale di uomini e donne colti in posture sospese, Cano invita lo spettatore a un confronto diretto e silenzioso con la vulnerabilità e la dignità della condizione umana. Il bianco e nero dominante, privo di elementi superflui, amplifica la tensione emotiva e concentra l’attenzione sui gesti, sulle posture e sulle relazioni silenziose tra le figure. L’allestimento è concepito come un progressivo attraversamento tematico: dal Gioco al Carico, il visitatore viene guidato in un itinerario che affronta questioni universali in una dimensione sospesa e senza tempo, mentre la sequenza dei trittici costruisce una narrazione per immagini che invita alla riflessione e all’empatia. Realizzate tra il 2018 e il 2019, le opere sono state esposte nel 2019 nella Chiesa delle Verónicas di Murcia, nel 2023 presso Casa de Vacas di Madrid e nel novembre 2025 nella Chiesa della Misericordia a Palma de Mallorca.
Al piano terra dello spazio museale la mostra presenta 48 opere dedicate a Roma, prevalentemente acquerelli su carta, di cui alcuni inediti, affiancati da una selezione di sette taccuini di viaggio con appunti e vedute della città. L’atmosfera qui si fa più intima e contemplativa, con le vedute classiche – come quelle del Pantheon, del Colosseo e di altri luoghi emblematici – in dialogo con gli scorci intimi e le prospettive dipinte dall’artista dalle finestre della sua abitazione affacciata sulle Terme di Diocleziano. Emerge così uno sguardo contemplativo sulla Città Eterna, che intreccia memoria, luce e architettura in una sintesi capace di racchiudere oltre mezzo secolo di legame artistico tra Cano e Roma. I taccuini, presentati come testimonianze dirette del processo creativo, permettono di entrare nel laboratorio dell’artista, rivelando appunti, studi di luce e annotazioni che restituiscono la continuità del suo sguardo sulla città. I quaderni di Pedro Cano costituiscono infatti uno dei nuclei più riconoscibili e poetici della sua produzione: non sono semplici taccuini preparatori, ma opere autonome, veri e propri diari visivi nei quali l’artista registra luoghi, incontri, atmosfere e stati d’animo attraverso l’acquerello, il disegno e l’appunto scritto. Fin dagli anni Settanta, durante i suoi continui spostamenti tra Europa, Medio Oriente e America, Cano ha sviluppato l’abitudine di lavorare su piccoli quaderni portatili, fissando su queste pagine impressioni immediate come una luce particolare, un dettaglio architettonico, una figura incontrata per strada o un paesaggio intravisto dal finestrino di un treno; molti cicli pittorici successivi sono nati proprio da intuizioni annotate nei quaderni.
L’articolazione e la distinzione del percorso espositivo tra i due piani del museo, con la dimensione universale e drammatica di Siete al piano superiore e la dimensione lirica e autobiografica di Roma al piano terra, costruiscono un dialogo complementare tra collettività e memoria personale, tra condizione umana ed esperienza vissuta, offrendo al visitatore una lettura ampia e articolata della ricerca artistica di Pedro Cano.
La mostra è accompagnata dal catalogo edito da José Luis Montero.
Nota biografica
Pedro Cano (Blanca, Murcia, 1944) si è formato presso la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando di Madrid e nel 1969 si è trasferito a Roma dopo aver vinto il Prix de Rome presso l’Accademia di Spagna. Da allora ha sviluppato una carriera internazionale che lo ha portato a esporre in importanti città europee e americane. Le sue opere sono presenti in prestigiose collezioni pubbliche e museali, tra cui i Musei Vaticani, il Meadows Museum di Dallas e il Pantheon di Roma. Nel 2008 ha presentato alle Terme di Diocleziano il ciclo Identità in transito, successivamente esposto a Firenze, Murcia e Madrid. Dal 2008 un suo autoritratto è conservato nel Corridoio Vasariano degli Uffizi. Dal 2013 l’artista fa parte dell’Accademia dei Virtuosi al Pantheon.


