di Lucia Russo
Si è chiusa con sale gremite, dibattiti accesi e una forte
partecipazione di pubblico l’ultima giornata del Catania Book Festival, che
conferma la sua vocazione a essere non solo rassegna letteraria, ma spazio di
confronto culturale e sociale. A dominare la scena gli appuntamenti con gli
scrittori che possono contare su migliaia di followers sui social o che in
passato hanno lanciato il segno nella tv italiana nazionale.
Il pubblico ha infatti riempito l’auditorium per Riccardo
Azzali, autore capace di catalizzare l’attenzione di grandi e piccoli con una
proposta che intreccia fisica e filosofia.
Al centro della presentazione, il suo romanzo “Il gatto che
mi ha spiegato l’universo” (Mondadori), in cui il gatto Epidoro diventa
interlocutore e guida del fisico teorico Leonardo Brezzi. “Il gatto diventa un
po’ la guida, il Virgilio del protagonista. Non poteva che essere così per chi,
come me, ha sempre amato i gatti. Epidoro procede per domande, come accade in
quel processo maieutico che fu di Socrate”, ha sottolineato Azzali durante
l’incontro. Da questo dialogo surreale prende forma un viaggio nella conoscenza
in cui “il sapere non si ottiene con le risposte ma con le domande”. Un
approccio che predilige una dimensione profondamente umana: “La fisica è uno
strumento umano che cerca di afferrare concetti come il tempo, lo spazio. Da
una domanda filosofica arriva una risposta scientifica”.
Grande abbraccio del pubblico anche per Danilo Bertazzi,
indimenticato Tonio Cartonio della Melevisione che ha accompagnato il pubblico
in un percorso narrativo delicato e coinvolgente, capace di parlare a tutte le
generazioni. Al centro, la storia di Pietro, (Pietro e il Mostro delle Fiabe
Perdute” RKH Studio) impegnato in un viaggio tra magia e oscurità per salvare
le fiabe dimenticate, in un mondo che sembra aver smarrito il valore delle
storie.
In serata, l’atteso intervento dell’autrice messinese Anna
Mallamo, Premio SuperMondello 2025 con “Col buio me la vedo io” (Einaudi), che
con il suo esordio ha stupito critica e lettori nel panorama della narrativa
contemporanea.
Nel pomeriggio, l’incontro “Un’altra idea di viaggio” ha
offerto una lettura diversa del territorio: non il viaggio in sé, ma il modo di
raccontare i luoghi attraverso storie e biografie. Centrale il legame con
Goliarda Sapienza, evocata da Lorena Spampinato (autrice di “A Catania con
Goliarda Sapienza” (Perrone). “Ho lasciato Catania a 18 anni perché non l’avevo
capita… Goliarda Sapienza mi ha permesso di riappropriarmi della città di
Catania, e di farci pace”.
Sul versante editoriale, Paolo Girella ha spiegato il
progetto “111 luoghi di Catania che devi proprio scoprire” (Emons), “una sorta
di antologia di racconti”, per costruire un romanzo urbano. Florinda Giannino
ha aggiunto: “Abbiamo voluto reimmaginare le aree urbane… per arrivare a
conoscere l’anima vera dei luoghi”.
E ancora, Ilenia Curiale con “Ti ci devo portare in
Sicilia” (Cirnauti), una dichiarazione d’amore… un libro per chi vuole
riscoprire la propria terra. Un incontro che ha restituito l’idea di una
Catania da leggere prima ancora che da visitare.
Il cuore civile della giornata si è espresso con forza nei
numerosi appuntamenti dedicati ai diritti, in particolare quelli delle donne.
La presentazione di “Senza spegnere la voce” (Nous) di Giorgia Landolfo ha
riportato al centro una vicenda che continua a interrogare coscienze e
istituzioni: la morte di Valentina Milluzzo. “Sa che la gravidanza è a rischio
ma non sa che nella condizione in cui si trova rischia una grave infezione,
quindi anche la sua vita”, viene ricordato nel libro. Una storia segnata da
omissioni e scelte mancate: “Durante quelle settimane sta male ma nessuno gli
propone un aborto terapeutico che sarebbe stata la cosa giusta da fare”, e
ancora: “Nel reparto i medici erano tutti obiettori di coscienza”. L’autrice
chiarisce con forza il senso del suo lavoro: “Con questa storia il tentativo
che ho fatto è quello di strappare al silenzio e alle bugie la voce di
Valentina, al suo posto potevo esserci io o qualsiasi altra donna”.
Accanto alla riflessione narrativa, il festival ha proposto
molti workshop. Tra questi, il laboratorio “Il mio consultorio”, che ha
coinvolto attivamente i cittadini in una riflessione sui diritti riproduttivi e
sui servizi territoriali, offrendo uno spazio concreto di confronto e
progettazione condivisa. Un segnale chiaro della volontà del festival di andare
oltre la dimensione teorica, trasformando il dibattito in azione.
Ampio spazio anche ai temi dell’identità e del linguaggio,
con la presentazione di “Gender Is over”, che ha affrontato il tema della
de-genderizzazione della società italiana. “Chi scrive libri occupa uno spazio,
che è una responsabilità”, è stato sottolineato, evidenziando la necessità di
una scrittura accessibile e inclusiva. Centrale il rapporto tra lingua e
potere: “La lingua cambia. Cambia sempre. La storia della lingua italiana è una
storia politica”. E ancora: “Non è un problema di parole. È un problema di
empatia. Non ci capiamo perché non ci vogliamo parlare”.
Il percorso sui diritti si è intrecciato con quello
educativo grazie all’incontro “Senza legge. Perché l’educazione
sessuo-affettiva a scuola è una questione politica”, che ha posto l’accento
sulla necessità di riforme strutturali nel sistema educativo italiano.
Non meno rilevante il contributo delle arti visive, con tre
mostre che hanno arricchito il programma. “Resistenza, Responsabilità e
Grafica”, a cura dell’Accademia di Belle Arti di Catania, ha reso omaggio alla
memoria storica attraverso manifesti di impegno civile. Amnesty International
ha presentato “Sotto il cielo di Gaza” di Omar El Qatta, una potente denuncia
visiva degli effetti della guerra sulla popolazione civile. Infine, la mostra
“NoWay!” di Fabrizio Spucches ha affrontato il tema delle migrazioni,
intrecciando realtà e messa in scena per raccontare l’indifferenza collettiva.
A chiudere la giornata, tra reading poetici e performance,
la conferma di un festival capace di coniugare linguaggi diversi e affrontare
con lucidità le urgenze del presente. Il Catania Book Festival archivia così
un’edizione che guarda avanti, consolidando il proprio ruolo come presidio
culturale e laboratorio di idee, in cui letteratura e realtà continuano a
interrogarsi reciprocamente.

