di Andrea Giostra
Ciao Lucia, benvenuta. Grazie per la tua disponibilità e per aver accettato il nostro invito. Se volessi presentarti ai nostri lettori, cosa racconteresti di te quale Lucia giornalista e scrittrice di gialli?
Il mio lavoro mi ha sempre permesso di conoscere figure di molta cultura, il mio percorso da giornalista e scrittrice è iniziato proprio nel momento in cui ho capito che volevo fare parte di quella fetta di persone. Durante il percorso di studio per arrivare a questi titoli mi sono interfacciata con una me diversa. Quella che ci crede, quella che non molla e che rimane disciplinata per arrivare all’obiettivo.
… chi è invece Lucia Donna che vive la sua quotidianità e cosa fai al di fuori del tuo lavoro di giornalista e scrittrice di gialli?
La mia quotidiana non è molto diversa da quella che uso nei miei lavori, è stata proprio la ragazzina che fino a qualche anno fa aveva fame di iniziare una carriera e di farsi un nome che alla fine mischiando entrambe è riuscita a farsi un po’ di strada e ad aprirsi qualche porta da sola.
Chi sono e chi sono stati i tuoi maestri d’arte, se vogliamo usare questo termine? Qual è stato il tuo percorso formativo, accademico ed esperienziale nel mondo del giornalismo, della scrittura, della criminologia?
Io sono una studentessa laureanda in scienze delle investigazioni e della sicurezza (criminologia). Sin da bambina ho sempre ascoltato la mia logica e cosa soprattutto volessi davvero nel mio futuro, ed è sempre stato esattamente questo, vivere di giornalismo, di cronaca nera, di scrittura, i miei idoli nel corso del tempo sono stati diversi e spaziano dalla letteratura alle scienze criminologiche, credo comunque che il mio cuore sia stato conquistato ampliante da Elena Ferrante e Roberto Saviano.
Tu, Lucia, scrivi e hai scritto per diversi giornali e magazine online. Ci racconti di questi due aspetti della tua professione, quella di giornalista per la carta stampate e per magazine online, e quella di scrittrice di gialli e di appassionata di criminologia?
Ho fatto qualche esperienza, dapprima nella mia vecchia redazione che mi ha permesso il tirocinio per poi accedere agli esami che mi hanno portato al tesserino da pubblicista, e nel frattempo con la pubblicazione dei miei romanzi ho camminato un po’ nei “corridoi editoriali”, le mie due professioni sono unite non esiste l’una senza l’altra.
Quali sono gli aspetti che ti appassionano di più di queste due componenti della tua professione, quali i punti che ritieni di forza e quali le criticità di questa tua attività di divulgatrice culturale e di fatti del mondo, ma anche quale scrittrice e futura criminologa?
Sì, sto studiando per diventare criminologa, la criminologia arricchisce la mente, molti mi chiedono, ma davvero si studia tutta quella roba? Sì davvero. Ma credo che non ci sia molta differenza tra le due componenti, perché in Italia, la figura del criminologo non è inesistente ma purtroppo poco sviluppata, è una disciplina scientifica e giuridica poco conosciuta e questo è un punto critico, il punto di forza dei miei lavori è proprio questo, andare al di là di ogni possibilità economica che questo paese offre per questi lavori ma crederci a prescindere.
Se della tua esperienza professionale dovessi raccontarci un fatto positivo, bello, che ti ha fatto piacere e che ricordi con gioia; e uno negativo, che ti ha dato fastidio, che ti ha lasciato amarezza e che ti ha delusa, che cosa ci racconteresti?
Beh di fatti positivi c’è ne sono stati tanti, sono diversi proprio perché ho vissuto molte esperienze, dal cuore a mille per la pubblicazione del mio primo romanzo ancora prima della maturità, dopo la pubblicazione venni scelta come migliore autrice a Milano nel 2022, avevo solo 19 anni, e non ero ancora un giornalista, poi allo stesso modo anche essere presa in considerazione grazie al giornalismo stesso proprio il fatto di sedersi continuamente al tavolo dei “grandi” è stata una magnifica esperienza. Di negative ce ne sono state, una giornalista di cronaca nera è molto esposta, di solito, a minacce di morte, prese in considerazione da persone poco raccomandabili, siamo praticamente “ratti” coloro che agiscono nell’ombra.
Ci parli del tuo libro, “Scacco matto. Quello che l'Italia ci spinge a fare”, pubblicato nel 2025? Come nasce, qual è l’ispirazione che l’ha generato, quali i lettori che hai immaginato, quale il messaggio che vuoi che arrivi a chi lo legge, quale storia ci racconti senza ovviamente fare spoiler?
Scacco matto è stato scritto tra un esame e l’altro, è bastato semplicemente vivere la quotidianità, ascoltare il tg, parlare con la gente, guardarsi intorno, ciò che racconto in scacco matto è frutto di studi, interviste, di italiani che si lamentano, di un governo che non ascolta, di quanto la Ndrangheta italiana sia infiltrata nella nostra società e di come muove la sua mano nera nelle vite di chi si piega.
Una domanda difficile: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Scacco matto. Quello che l'Italia ci spinge a fare” o gli altri tuoi libri? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.
Beh, all’inizio nessuno voleva prendersi la responsabilità di pubblicare Scacco matto, o meglio le case editrici scendevano a compromessi tipo eliminare alcuni nomi, parlare di meno cose, volevano renderlo più snello meno scomodo, di sicuro non è un romanzo che può essere letto da gente che non la pensa come me o come tutti quelli che guardano in faccia la realtà per quella che è.
Quindi se chi sta leggendo ha davvero il carattere di fare un viaggio in ciò che l’Italia ci spinge a fare davvero, andate a comprarlo! Al contrario non andate, alla fine scrivo per amore della scrittura e dello studio non per fare in modo che qualche influencer recensisca il mio romanzo su una storia Instagram, scrivo per lasciare qualcosa di me su questa terra una volta morta, per far capire alla gente dopo di me che la penserà come me che è esistita qualcuna prima di loro che aveva già aperto qualche porta a riguardo.
“Il Metodo di Maigret” di Leonardo Sciascia, pubblicato da Adelphi nel 2018 a cura di Paolo Squillacioti, è una raccolta di articoli e piccoli saggi dello scrittore di Racalmuto sul romanzo poliziesco che lo ha appassionato quale grande lettore. Sciascia fu anche un divoratore dei famosissimi Gialli Mondadori della seconda metà del secolo scorso. Giallo e romanzo poliziesco sono i temi trattati in questa rassegna di ventitré articoli apparsi su diverse riviste dell’epoca che abbracciano un periodo tra il 1957 e il 1989. Il tentativo con questi scritti fu quello di ricercare e individuare, attraverso le sue tante letture, un metodo di scrittura e di costruzione narrativa del racconto giallo e poliziesco. L’ipotesi di base dello scrittore siciliano fu quella di capire da cosa nasce il fascino della lettura che vede altalenare l’identificazione del lettore tra il carnefice (l’autore del delitto) e l’investigatore (il poliziotto che va a caccia dell’assassino). Il richiamo alla psicoanalisi freudiana e alla teoria dell’inconscio, ed in particolare all’Es, non è affatto causale ed effettivamente ha una sua matrice interpretativa nel momento in cui il lettore “gode” delle imprese di chi il delitto lo commette, più che di chi il delitto lo persegue e lo limita nell’agito irrazionale, ovvero, nell’azione cinica e di empatica depersonalizzazione. Da questa prospettiva sciasciana, qual è il “metodo narrativo” dei tuoi romanzi gialli? E cosa la tua scrittura favorisce nel lettore? L’identificarsi con l’assassino, col criminale, ovvero, con chi il delitto lo persegue e cerca di schiacciare il malfattore alle sue responsabilità delittuose?
Questo esempio di Sciascia è il classico esempio che la gente si aspetta di leggere quando compra un giallo, in realtà i poliziotti sono persone che lottano per amore della “patria” e a cui non piace la scena del crimine, perché per comprendere logicamente e soprattutto per davvero una scena del crimine si ha bisogno di metodo logico deduttivo, colui che permette all’investigatore e/o criminologo di poter farsi la primissima domanda in assoluto “Chi potrebbe essere l’assassino? E perché ha ucciso”. Il discorso è molto vasto ma alla base c’è conoscere la mente del criminale, schiacciarlo non serve, serve eliminare a lui la possibilità di compiere ulteriori azioni criminose, questo sì, ma il reo deve essere visto come un’opportunità per studiare ed approfondire un ulteriore mente, tutti hanno una motivazione diversa per uccidere ma percepita per tutti allo stesso modo.
«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?
La fortuna non esiste, il successo va costruito, c’è bisogno di calcolo, logica, cervello, di un piano. Quindi nettamente della prima parte di persone, mai una volta che abbia lasciato qualcosa a metà.
«Quale sarà la condizione della società e della politica di questa Repubblica di qui a settant’anni, quando saranno ancora vivi alcuni dei bambini che adesso vanno a scuola? Sapremo salvaguardare il primato della Costituzione, l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l’incorruttibilità della giustizia, oppure avremo un governo del denaro e dei disonesti?» (Joseph Pulitzer, “Sul giornalismo”, 1904). Cosa ne pensi di queste parole di Pulitzer, che scrisse nel suo saggio sul giornalismo pubblicato nel 1904? In che stato di salute vive oggi il giornalismo occidentale, e quello italiano in particolare, secondo te?
Oggi il giornalismo vive una fase precaria della sua evoluzione, sempre se di evoluzione si può parlare, il processo mediatico ha aumentato la disinformazione, oggi la gente vuole il trash nessuno riesce più a concentrarsi su niente di concreto, il cervello umano si è ridotto quasi del 55%. Il giornalismo prima era un mezzo rivoluzionario, oggi è scomodo, immensamente disinformato e non c’è quindi da meravigliarsi se ci sono bambini là fuori che non conoscono e non conosceranno mai la vera Repubblica.
«Un giornalista è la vedetta sul ponte di comando della nave dello Stato. Prende nota delle vele di passaggio e di tutte le piccole presenze di qualche interesse che punteggiano l’orizzonte quando c’è bel tempo. Riferisce di naufraghi alla deriva che la nave può trarre in salvo. Scruta attraverso la nebbia e la burrasca per allertare sui pericoli incombenti. Non agisce in base al proprio reddito né ai profitti del proprietario. Resta al suo posto per vigilare sulla sicurezza e il benessere delle persone che confidano in lui.» (Joseph Pulitzer, “Sul giornalismo”, 1904). Cosa è secondo te il giornalista oggi? Cosa pensi della definizione che ne dà Pulitzer nel suo saggio?
Pulitzer non ha tutti i torti, ma il giornalista del secolo scorso riusciva a viversi davvero ciò che oggi c’è scritto attraverso un articolo, nella nostra Costituzione, che è l’art.21 “libertà di stampa e di opinione”, oggi invece è completamente distorta questa figura, perché molti giornali vogliono giornalisti che rilasciano la solita notizietta della giornata, senza scendere davvero nei meandri dei casini dello Stato.
«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te? La bellezza nell’arte, nella scrittura, nei libri… insomma, la bellezza delle cose del mondo che ti affascinano e ti catturano?
La bellezza è prettamente soggettiva, ma questo è scontato, riconoscerla forse è un po’ meno scontato soprattutto perché credo che noi crediamo belle quelle cose che concepiamo come immensamente grandi per i nostri soli due occhi, per quanto mi riguarda personalmente, oltre allo studio, ai miei romanzi, al giornalismo, amo la luna e di come la scienza parla di lei, il mare d’inverno ma soprattutto d’estate, i tramonti, e tutto ciò che mi fa pensare al fatto che forse la vita se guardata da un giusto punto di vista è nettamente leggera.
«…anche l’amore era fra le esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo.» (Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, Volume primo, p. 28, Einaudi ed., 1996, Torino). Cosa pensi di questa frase di Robert Musil? Cos’è l’amore per te e come secondo te è vissuto oggi l’amore nella nostra società contemporanea, tecnologica e social?
Non dirò ciò che davvero penso dell’amore altrimenti mi becco il solito “cinica” quindi mi limiterò a dire che l’amore per me è un odore che amo non appena apro la finestra al mattino. Oggi l’amore è strano rimane prettamente intrappolato nel social, oggi la gente decide di tradire in base ad una taglia in più o in meno, oggi tutti hanno voglia di sesso ma nessuno vuole imparare a fare l’amore.
Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita professionale e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che hai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?
Mia madre, che mi ha fatto anche da padre, a lei devo tutto, non conosco donne come lei, oltre lei, lo sviluppo della mia cultura e della mia intelligenza sono stati opera sua, mi ha cresciuto tra libri e valori della vita, rendendomi diversa sotto un ovviamente aspetto positivo, quindi grazie mamma!
Se dovessi consigliare ai nostri lettori tre film da vedere quali consiglieresti ?
Il divo di Paolo Sorrentino; La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana; Arancia meccanica di Stanley Kubrick.
… e tre libri da leggere assolutamente nei prossimi mesi?
L’amore molesto di Elena Ferrante; Uno studio in rosso di Arthur Conan Doyle; Il suggeritore di Donato Carrisi.
I tuoi prossimi progetti? Cosa ti aspetta nel tuo futuro professionale che puoi raccontarci? A cosa stai lavorando in questo momento?
Sicuramente continuare con il giornalismo e con la scrittura ed anche con il mio percorso accademico.
Dove potranno seguirti i nostri lettori?
sui miei profili social.
ig : Lucya_sforza
Fbook: Lucia Sforza
Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa intervista?
Chiudo così: scrivere è un atto di responsabilità. Leggere lo è ancora di più. Se questa intervista ha acceso anche solo una domanda in chi legge, allora ha già fatto il suo lavoro.
Lucia Sforza
https://www.instagram.com/lucya_sforza/
https://www.threads.com/@lucya_sforza
Il libro:
Lucia Sforza, “Scacco matto. Quello che l'Italia ci spinge a fare”, Elsa Major ed., 2025
https://amzn.eu/d/08RvScdy
Lucia Sforza, “Scusate la follia”, Leonardo J.ed., 2022
https://amzn.eu/d/0buO47EV

