di Lucia Montesanti e Francesca Veltri *
Le celebrazioni degli ottanta anni dell’estensione del voto alle donne hanno riportato alla ribalta l’analisi della partecipazione politica delle italiane, mettendo in luce le barriere socio-culturali che hanno limitato a livello sostanziale il godimento formale dei diritti di elettorato passivo femminile. C’è sempre stata, e c’è tuttora, una maggiore attenzione per le Madri Costituenti, a scapito delle elette a livello locale, dove esse hanno assunto fin dall’immediato dopoguerra delle concrete responsabilità di governo nei Comuni.
Nella primavera (dal 10 marzo al 17 aprile) e nell’autunno (dal 6 ottobre al 26 novembre) del 1946, si tengono in Italia tredici tornate elettorali, durante le quali l’elettorato è chiamato al voto per selezionare il ceto politico municipale. L’apertura delle urne, nei 7.105 comuni coinvolti, decreta l’elezione di circa 150.000 consiglieri comunali, fra cui poco più di 2.000 donne, quasi tutte elette in regioni del Centro-Nord (Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte).
Le sindache espresse dai rispettivi Consigli comunali sono appena 13, quasi tutte elette in primavera, a distanza di qualche settimana dal voto, fatta eccezione per Ottavia Fontana – proclamata il 24 agosto, in seguito alle dimissioni di Francesco Bovalin, rassegnate per motivi di salute e professionali – ed Elsa Damiani Prampolini, che riceve il mandato il 24 novembre.
La
cifra mostra chiaramente una sotto-rappresentanza femminile negli organi
municipali, dovuta al numero limitato di candidate, alle quali vengano
riservati gli ultimi posti, ma anche ad una campagna elettorale che, a
differenza di quanto accade per i loro colleghi, non le supporta adeguatamente.
Sindache in Italia
nelle elezioni comunali 1946
|
Nome e cognome |
Data nomina |
Comune |
Regione |
Partito di
appartenenza |
|
Caterina Pisani Palumbo Tufarelli |
24-03-1946 |
San Sosti |
Calabria |
Dc |
|
Briseide Verrotti |
28-03-1946 |
Pianella |
Abruzzo |
Dc |
|
Ada Natali |
31-03-1946 |
Massa Fermana |
Marche |
Pci |
|
Ines Nervi Carratelli |
31-03-1946 |
S. Pietro in Amantea |
Calabria |
Dc |
|
Alda Arisi |
07-04-1946 |
Borgosatollo |
Lombardia |
Pci |
|
Elisa Carloni |
07-04-1946 |
Castiglion Fibocchi |
Toscana |
Psi |
|
Margherita Sanna |
07-04-1946 |
Orune |
Sardegna |
Dc |
|
Elena Tosetti |
07-04-1946 |
Fanano |
Emilia Romagna |
Pci |
|
Anna Montiroli Coccia |
08-04-1946 |
Roccantica |
Lazio |
Psi |
|
Lydia Toraldo Serra |
08-04-1946 |
Tropea |
Calabria |
Dc |
|
Giovanna ‘Ninetta’ Bartoli |
10-04-1946 |
Borutta |
Sardegna |
Dc |
|
Ottavia Fontana |
24-08-1946 |
Veronella |
Veneto |
Dc |
|
Elsa Damiani Prampolini |
24-11-1946 |
Spello |
Umbria |
Pci |
La Calabria e la Sardegna, a differenza di altre regioni, esprimono un numero
superiore di amministratrici: rispettivamente tre (Caterina Pisani Palumbo
Tufarelli,
Ines Nervi Carratelli e Lydia Toraldo Serra) e due (Margherita Sanna e Giovanna ‘Ninetta’ Bartoli).
In Calabria, inoltre, si registra la prima
elezione a sindaca in assoluto: quella di Caterina
Pisani Palumbo Tufarelli, avvenuta il 24 marzo, che anticipa di una
manciata di giorni il mandato della maggior parte delle sue colleghe ed in
particolare della contessa Briseide Verrotti, sindaca di Pianella,
in Abruzzo. La
ricerca sulla Verrotti è stata fatta da Loris Di Giovanni nell’archivio
storico del Comune di Pianella, come la comparazione con le date delle altre
elette che ha permesso di darle il posto che giustamente merita nella sala
delle donne alla Camera. Infatti Briseide
Verrotti è la terza donna ad
essere eletta Sindaca a soli 4 giorni dalle prime due. E’ peraltro la prima
Sindaca d’Abruzzo.
Oltre
la metà delle sindache sono democristiane, cui si affiancano quattro sindache
comuniste e due socialiste: le prime si affermano in quei contesti
territoriali, quali il Meridione e le isole, in cui la Democrazia Cristiana ottiene una notevole percentuale di consensi e
presenta un’elevata capacità di aggregazione e mediazione degli interessi
locali e nelle aree a «sub-cultura bianca», come il Veneto, mentre le comuniste
e le socialiste prevalgono quasi tutte nelle zone a «sub-cultura rossa», dove
una forte identità collettiva antifascista, legata alla Resistenza, porta al
predominio elettorale dei partiti di sinistra, e in particolare del Partito comunista italiano.
Nel
2025 è stato pubblicato da Giuffrè il volume “Prime Cittadine, tra politica, diritti e mutamento sociale” del
quale siamo le Autrici. Il testo indaga il momento
in cui le italiane hanno varcato la soglia - quella più essenziale, ossia della
gestione in prima persona della cosa pubblica - ricostruendo le biografie delle
prime donne ad aver rivestito il ruolo di sindache, e in particolare di quelle
tra loro che hanno governato per più di un mandato, laddove ciò comporta, oltre
l’accesso al potere, anche la conservazione di esso. Non si tratta tuttavia di
un’indagine prettamente storica, o comunque non solo. Piuttosto di un lavoro in
cui la ricerca storica si intreccia con quella sociologica, ed entrambe sono
complementari l’una all’altra, sulla scia di Peter Burke, che in un suo saggio, pubblicato negli anni Ottanta,
analizza l’importanza della convergenza fra le due discipline.
La memoria delle
prime sindache - che pure, nell’immediato dopoguerra, aveva fatto scalpore a
livello nazionale per la novità rappresentata, l’importanza della barriera
sociale infranta - sembrava essersi perduta attraverso gli ultimi decenni,
forse in quanto troppo circoscritta (solo tredici donne su migliaia di omologhi
maschili) per arrivare a diventare davvero un patrimonio comune; tuttavia, se
oggi si è risvegliata, non è stato principalmente per interesse
storico-scientifico, quanto piuttosto per una sollecitazione potremmo dire
‘politica’. L’allestimento a Montecitorio nel luglio del 2016 di una Sala delle donne, dove inserire tutte le prime volte in cui
delle donne abbiano occupato una carica pubblica (a tutti i livelli, dal locale
al nazionale), ha tirato fuori dall’oblio anche le amministratrici del 1946, in
nome della rivendicazione di un’identità femminile in una politica ancor oggi
dominata soprattutto dall’elemento maschile.
La celebrazione dell’80°
anniversario del voto alle donne è dunque un momento per rinnovare la memoria
di quell’epoca, ma è anche l’occasione per riflettere sulle mete ancora da
perseguire nei vari contesti sociali, come sottolineò l’allora presidente della
Camera dei deputati, Laura Boldrini,
promotrice dell’intera iniziativa.
***
Lucia Montesanti è ricercatrice presso l’Università
Magna Graecia di Catanzaro, dove insegna Sociologia dei fenomeni politici,
Sociologia dei conflitti e Scienza politica. In precedenza, ha svolto attività
di ricerca e di docenza presso l’Università della Calabria. Ha pubblicato
diversi articoli e saggi su partiti politici, sviluppo locale, ceto politico,
storia politica delle donne, tutori volontari legali e minori soli. Fra le sue
ultime pubblicazioni: (con F. Veltri), Tra un mondo e l’altro. Minori
non accompagnati e tutela volontaria, in Mondi Migranti, fasc. 3, pp.
143-164; Oltre la soglia nera. La
metamorfosi della Destra italiana dal secondo dopoguerra a oggi, Giuffré, Milano
2025.
Francesca Veltri è professoressa associata di
Sociologia giuridica, della devianza e del mutamento sociale presso
l’Università della Calabria. In precedenza ha svolto attività di ricerca e
docenza presso l’Università di Firenze e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Ha pubblicato diversi articoli e saggi sui movimenti sociali, partecipazione
politica femminile e violenza politica. Fra le sue ultime pubblicazioni: (con
G. Barbieri, L. Montesanti), Per una storia del Movimento 5 Stelle
incentrata sul nesso comunicazione-potere, in Società Mutamento e Politica,
vol. 15, n. 29, 2024, pp. 189-198; L’obbedienza è
(ancora) una virtù? Vincoli normativi e limiti sistemici dell’obbedienza, in Sociologia e
ricerca sociale, 125, 2021, pp. 138-155.

