[...] Io, prima di Eva, pensavo che solo il comunismo mi potesse condurre alla felicità. Ora, dopo Eva, ero convinto che solo lei – il suo corpo, per il quale avrei fatto di tutto, di tutto – mi avrebbe potuto rendere felice. Come poteva essere accaduto?
Era Eva – il suo seno, il suo seno – o era il comunismo, una volta realizzato (ah, il comunismo realizzato, quante volte mi ero trovato a fantasticare su questa magnifica definizione), che avrebbero reso la mia vita piena e appagante? Era il sesso o la politica il perno attorno al quale avrebbe dovuto ruotare la mia esistenza, il centro della mia volontà e del mio sforzo di riuscire nella dura vita che mi attendeva là fuori? Ero spezzato in due, fatalmente schiacciato da regole di attrazione e repulsione di cui non avevo la minima consapevolezza. Aspiravo a una sintesi impossibile. Mi perdevo in antitesi fantastiche. Soffrivo come un animale ferito. Mi tormentavo notte e giorno. Stavo male. [...]


