Nata a Savona 76 anni fa, Bonaccorti aveva rivelato pubblicamente lo scorso settembre di essere affetta da un tumore al pancreas. Raccontando la scoperta della malattia, aveva spiegato di aver reagito con una sorta di immobilità emotiva: non paura né tristezza, ma una sensazione di vuoto, come se fosse entrata in un lungo torpore a occhi aperti. La prima cosa che aveva sentito il bisogno di fare era scrivere alle persone con cui aveva perso i contatti per scusarsi della sua improvvisa assenza. Con la consueta discrezione aveva anche ammesso di non nutrire molte speranze.
Volto simbolo di una televisione ormai lontana, Enrica Bonaccorti aveva iniziato la propria carriera negli anni Settanta come attrice di teatro e cinema. In seguito era diventata una delle figure più popolari della tv grazie a programmi di grande successo come Italia Sera, Pronto, chi gioca? e Non è la Rai. Il periodo decisivo per la sua affermazione fu tra il 1983 e il 1985, quando condusse Italia Sera, inizialmente accanto a Mino Damato e poi con Piero Badaloni. Di quell’esperienza parlava con grande orgoglio: era una trasmissione giornalistica alla quale aveva anche dato il titolo e che, secondo lei, aveva conquistato il pubblico grazie a una conduzione autentica, senza copioni rigidi da leggere, basata sul rispetto e sulla spontaneità.
Quel successo la portò poi alla guida di Pronto, chi gioca?, programma che doveva raccogliere l’eredità di Raffaella Carrà e dei suoi ascolti straordinari, oltre quattro milioni e mezzo di spettatori a mezzogiorno. Tra gli elementi più amati della trasmissione c’era il celebre “gioco dei fagioli”, in cui i telespettatori dovevano indovinare quanti se ne trovassero all’interno di un grande barattolo di vetro sempre inquadrato.
Subentrare alla Carrà era però considerato un compito quasi impossibile. Numerosi nomi celebri – tra cui Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, Ugo Tognazzi, Virna Lisi, Nino Manfredi, Sandra Milo e Claudia Cardinale – avevano rifiutato l’offerta. Bonaccorti ricordava di aver vissuto quel momento con grande ansia: sia lei sia la Rai erano in difficoltà, tanto che scherzò dicendo di aver pensato perfino di rompersi una gamba pur di evitare l’incarico. Quando incontrò l’autore Gianni Boncompagni, lui la “rassicurò” con una battuta: non doveva preoccuparsi, perché sarebbe andato tutto malissimo. Non conoscendo ancora la sua ironia, lei rimase quasi scioccata. In realtà la trasmissione fu un grande successo, tanto che qualcuno parlò addirittura di miracolo, guadagnandole il soprannome di “miracolata”.
La carriera televisiva, tuttavia, può cambiare rapidamente. Durante una diretta annunciò di essere incinta e venne accusata di aver utilizzato la televisione pubblica per fini personali. Oggi un gesto simile sarebbe probabilmente stato accolto con simpatia, ma all’epoca i giornali parlarono di uso improprio del servizio pubblico. In quelle stesse ore perse il bambino che aspettava, un episodio doloroso che le fece sentire di non avere il sostegno della Rai. Fu anche per questo che decise di passare a Mediaset, dove Silvio Berlusconi cercava da tempo di portarla.
Nel 1991 arrivò a Non è la Rai, programma diventato poi di culto. Da protagonista assoluta passò progressivamente a ruoli più marginali, trasformandosi da conduttrice a opinionista.
Negli anni successivi trovò nuove strade creative, dedicandosi alla radio e alla scrittura. Pubblicò cinque libri e dimostrò ancora una volta la sua versatilità artistica. Tra le sue attività meno note c’era anche quella di autrice di testi musicali: firmò infatti brani come “La lontananza” e “Amara terra mia”, portati al successo da Domenico Modugno.

