Ho, avevo, ebbi, avrò, avere, avuto.
Sono tutte voci di uno stesso verbo: il verbo avere della lingua italiana. Ho, avevo, ebbi, avrò sono le prime persone dei tempi semplici del modo indicativo: ho è il presente; avevo l’imperfetto; ebbi il passato remoto; avrò il futuro semplice.
Questi tempi si chiamano semplici perché ogni forma è costituita da una sola parola. Diversamente, i tempi composti sono formati da più parole, perché si costruiscono con l’aiuto di un verbo ausiliare e di un participio passato. Per esempio: ho avuto, avevo avuto, avrò avuto.
Nel caso del verbo avere, il participio passato è avuto. L’infinito presente è naturalmente avere.
Ma se osserviamo tutte queste forme — ho, hai, ha, avevo, ebbi, avrò, avuto — possiamo farci una domanda: qual è la radice del verbo avere?
A prima vista non è facile individuarla. Come accade per altri verbi molto frequenti, anche avere presenta diverse trasformazioni nella sua coniugazione.
Verbi regolari e paradigma
La maggior parte dei verbi della lingua italiana sono regolari. Questo significa che seguono un modello di formazione abbastanza stabile.
Quando conosciamo la radice (la parte fondamentale della parola) e il tema verbale, possiamo generare tutte le forme della coniugazione aggiungendo:
la marca del tempo (presente, passato, futuro ecc.);
la desinenza personale (che indica la persona: io, tu, egli, noi, voi, essi).
L’insieme di tutte le forme di un verbo viene chiamato dai linguisti paradigma. Una volta imparato il paradigma di un verbo regolare, il parlante è in grado di produrre facilmente tutte le sue forme.
Tuttavia i verbi più usati della lingua — come essere e avere — spesso non seguono perfettamente questo meccanismo.
La radice del verbo avere
Dal punto di vista storico il verbo avere deriva dal latino HABĒRE.
La radice originaria è HAB-. Nel passaggio dal latino all’italiano questa radice ha subito diversi cambiamenti fonetici, che spiegano le forme attuali.
Vediamo alcuni esempi.
Il presente
In latino il presente era:
habeo
habes
habet
habemus
habetis
habent
Nel passaggio all’italiano molte consonanti interne si sono indebolite o cadute. Così si sono formate le forme moderne:
ho
hai
ha
abbiamo
avete
hanno
Qui la radice originaria è ancora riconoscibile soprattutto nelle forme abbiamo e avete, dove il gruppo hab si è trasformato in av oppure abb.
L’imperfetto
L’imperfetto latino era:
habebam
habebas
habebat
habebamus
habebatis
habebant
Da queste forme derivano le italiane:
avevo
avevi
aveva
avevamo
avevate
avevano
In questo caso la radice si presenta come ave-, che deriva sempre dalla trasformazione della radice latina hab-.
Il passato remoto
Il passato remoto italiano ha forme come:
ebbi
avesti
ebbe
avemmo
aveste
ebbero
Qui compaiono due varianti della radice: eb- e av-. Questa alternanza è il risultato di evoluzioni fonetiche e analogie che si sono stabilizzate nel corso della storia della lingua.
Il futuro
Il futuro semplice:
avrò
avrai
avrà
avremo
avrete
avranno
Qui la radice è chiaramente avr-, un’altra evoluzione della stessa base originaria.
Una famiglia di forme diverse
Se osserviamo attentamente la coniugazione del verbo avere, possiamo individuare diverse forme della stessa radice:
av- (avere, avevo, avrò)
abb- (abbiamo)
eb- (ebbi, ebbe, ebbero)
Tutte queste varianti derivano, direttamente o indirettamente, dalla radice latina HAB-.
Perché tante irregolarità?
Il motivo è semplice: i verbi più usati di una lingua sono anche quelli che si trasformano di più nel tempo.
Essendo utilizzati continuamente nel parlare quotidiano, subiscono nel corso dei secoli:
riduzioni fonetiche
analogie con altre forme
semplificazioni nella pronuncia
Così accade che verbi fondamentali come essere e avere risultino oggi meno regolari rispetto alla maggior parte degli altri verbi italiani.
Conclusione
Il verbo avere sembra, a prima vista, un insieme di forme molto diverse: ho, avevo, ebbi, avrò, avuto.
Ma dietro queste differenze si nasconde una stessa radice storica, quella del latino habere, che nel tempo si è trasformata in varie forme fonetiche.
Ed è proprio questo che rende la lingua così interessante: ciò che oggi appare irregolare è spesso il risultato di una lunga storia di trasformazioni.
