Salire lo Scalone esterno di Palazzo Reale significa, per questa occasione, prepararsi a un’esperienza che trascende la semplice osservazione artistica. Una volta varcata la soglia della Sala delle Cariatidi, l’impatto è monumentale: 42 alti teleri che si snodano con continuità e frammentazione tra le pareti ferite del palazzo.
L'esposizione, aperta fino al 27 settembre 2026, non è una semplice antologica, ma un’operazione site-specific di rara potenza: le opere sono state create da Kiefer appositamente per questo spazio, instaurando un dialogo serrato tra la storia del luogo e la potenza della materia.
Per il pubblico milanese, il nome di Anselm Kiefer evoca immediatamente i "Sette Palazzi Celesti", l'imponente installazione permanente presso Pirelli HangarBicocca. Se in Bicocca l'artista indaga la verticalità del cemento e del piombo, qui a Palazzo Reale si concentra sulla trasformazione della materia attraverso il filtro del femminile e dell'alchimia, confermando il suo legame indissolubile con il panorama culturale della città.
La prima caratteristica che colpisce il visitatore non è visiva, ma olfattiva. L’aria nella sala è densa, satura di un odore fortissimo di olio e pigmenti freschi, che si mescola alla fragranza dei fiori secchi incorporati nelle tele.
Kiefer non si limita a dipingere; egli edifica. Le superfici sono un trionfo di grumi e chiazze, accumuli di pittura pastosa che danno tridimensionalità all'opera. Usa materiali organici: paglia, cenere e piante essiccate che rendono ogni tela un organismo vivo in mutamento. Ed ancora gommalacca, emulsione, foglia d'oro o d’argento, cotone, silicone, carboncino, sediment o di elettrolisi, piombo, acciaio, gesso, argilla e collage di tela su tela.
La fruizione di queste opere richiede un movimento continuo del corpo, alternando momenti di osservazione ravvicinata per studiare la massa di colore, a lunghe soste al centro della sala per cogliere come l'opera "si staglia" verso l'alto, integrandosi con l'architettura storica. Un gioco delle distanze calibrato e coinvolgente.
Da vicino: l'immagine svanisce e ci si ritrova immersi in un microcosmo di pigmenti puri e stratificazioni che viene voglia di toccare. È possibile osservare il dettaglio della stesura, la ricchezza dei grumi che emergono come rilievi topografici.
Da lontano: la materia informe si ricompone. La visione d'insieme rivela immagini che sembrano perdere il loro peso per svettare verso l’alto, seguendo la verticalità della Sala delle Cariatidi e cercando idealmente la volta del soffitto.
Su questi sfondi densi e luminosi, l'artista incide i nomi delle donne che hanno segnato la storia della conoscenza alchemica, della sperimentazione misteriosa tra cui:
Caterina Sforza, Isabella d’Aragona, Isabella Cortese, Theosebia e Paphnutia, Kleopatra.
Questi nomi emergono dagli strati di colore e foglia d'oro, trasformando le tele in monumenti alla memoria femminile troppo spesso dimenticata dalla storia ufficiale.
Nelle ultime tele del percorso, la tavolozza di Kiefer si illumina. La prevalenza dell'oro sulle superfici segna il traguardo del processo alchemico: la trasmutazione dello spirito.
Giuseppe Sinaguglia




