ANDREA MARIANI, “SOLTANTO RAGAZZI” UN ROMANZO PER COMPRENDERSI MEGLIO TRA GENERAZIONI DIVERSE. L'INTERVISTA

Fattitaliani

 


di Caterina Falconi

Le vie della narrativa sono davvero infinite e c’è da dire per fortuna, se anche dopo svariati anni possiamo leggere un romanzo di Andrea Mariani com’è Soltanto ragazzi per la collana Agorà delle edizioni Il Viandante. L’ex giornalista e scrittore romano lo aveva pronto nel 2012, poi però un dramma personale ha mandato tutto in pausa forzata. All’epoca vincitore di un premio letterario per inediti con questa motivazione: Un romanzo/fotografia delle frustrazioni, dei sogni, dei vizi e delle difficoltà dei giovani d’oggi. Taglio letterario vibrante, quasi una denuncia per una società che sa ma che non vuole pensare alle inquietudini di una intera generazione.  Una storia la cui la cupezza, sempre vitale, non deve spaventare, perché spinge all’azione rigeneratrice di riveder le stelle, contro tutto e tutti; in quella attività resiliente che consente di trasformare gli errori trasformandoli in occasione di ripartenza. Di nuove opportunità. I giovanissimi protagonisti, romani della terra di mezzo tra estrema periferia e le zone più fortunate della città, passeggiano nell’inferno della solitudine (gli adulti di riferimento dove sono? Presi da cos’altro?)  e si dibattono per trovare il loro spazio nella vita, il loro passo, per darsi il colpo di reni necessario a emergere dall’abisso dell’abuso di droghe, della commistione sessuale, della confusione di sé. Una vicenda tesa sul filo del rasoio tra il margine e il centro, anche in senso di geolocalizzazione metropolitana, in cui s’inscena l’eterna, contraddittoria lotta tra l’ambiguità polimorfa dei giovani – Emiliano, detto il Lupo solitario, e Ivan – e l’affermata perversione degli adulti. Una lettura utile per comprendere, con uno sguardo al passato prossimo, forse anche il malessere dei giovani di oggi. E certo fondamentale per comprendersi tra diverse generazioni. <<Sono felice che sia accaduto in questo momento. Nel 2012 vinsi un premio letterario e arrivò la proposta di un editore, ma la rifiutai. Era un periodo difficile e non credo che sarei riuscito a gestire tutto il post-pubblicazione. In fondo è stato un bene, perché mi dedicai soltanto a scrivere. Soltanto ragazzi, adesso, ha un seguito già pronto da un po’, e vista la mole, potrebbero divenire anche due. Ora sono molto felice>> spiega Andrea Mariani.

La vita ha disegni diversi da quelli che può avere uno scrittore, leggo che la sua ha avuto uno stop forzato. Si può dire però che tutto alimenta l’immaginario di un narratore.

 A dire il vero, non fu uno stop forzato. In un momento preciso io decisi di fermarmi, e cambiare completamente direzione. Una “virata” del genere già da sola alimenta in maniera prepotente il tuo immaginario. Ti permette di conoscere nuove realtà, di inseguire nuovi sogni. A volte ciò che vivi ti da uno spunto. Altre volte supera di gran lunga l’immaginazione e devi addirittura ridimensionarlo, se vuoi raccontarlo in maniera verosimile. In certi casi il confine tra realtà e immaginario non è poi così delineato. 

Mentre scriveva qual era il suo stato d’animo?

Possiamo dire che andava di pari passo con la storia. Raccontando un momento emozionante, spesso mi emozionavo. In un momento triste, mi incupivo. Quando scrivi è come se fossi all’interno della vicenda, e il tuo umore ne risente, sia nel bene che nel male.

Rileggendo il romanzo per avviarlo alla pubblicazione che emozioni ha provato?

Credo la stessa sensazione che si può provare quando torni in posti, e rivedi vecchi amici, che non frequentavi da anni. Una sorta di rimpatriata, con i suoi momenti allegri e i suoi momenti malinconici.

Questa storia potrà essere utile ai giovani e agli adulti che li affiancano nella loro evoluzione. Era questo a cui teneva di più?

Adesso, sì. Quando lo scrissi, volevo rivolgermi ai miei coetanei, i ragazzi di allora. Per raccontare e condividere le nostre inquietudini, il nostro disagio. Ora, i miei coetanei sono diventati genitori, ma da quel che vedo si portano ancora dietro molti pesi dal passato, e i ragazzi di oggi sembrano non accorgersene. Forse, nessuno glielo ha raccontato davvero. Spero che raccontare una storia, che ricordi a noi ragazzi di ieri come eravamo, possa aiutare i ragazzi di oggi a conoscerci, a farci capire meglio gli uni con gli altri.

La vicenda spazia dalle periferie alla Roma altolocata.

I protagonisti non sono altolocati, ma neanche troppo disagiati. Crescono a due passi a sud dai quartieri alti e due passi a nord da periferie gonfie di criminalità e disagio. Per me è il contesto sociale più rischioso in assoluto. Nel mezzo, si vive ogni giorno con la frustrazione di non avere abbastanza risorse per stare al pari dei vicini altolocati, se si riga dritto. Ma si hanno le conoscenze e i pochi mezzi che bastano a prendere strade molto pericolose, se si cerca la scorciatoia. Ècome una moto che viaggia tra due macchine affiancate. Se non è costantemente attenta ai suoi movimenti e a quelli di entrambe le auto, rischia di venire schiacciata ad ogni metro. Si può dire che l’ottica a cui tengo di più è quella della “terra di mezzo”.

Domanda inevitabile, quanto c’è di autobiografico in Soltanto ragazzi?

A questo, se permette, non risponderò se non in presenza del mio avvocato, che ora però non vedo qui in giro. Per cui…

Considera che Emiliano e Ivan siano simili ai giovani di oggi o sono i loro prototipi e nel frattempo sono intervenuti mutamenti significativi?

È difficile fare un paragone. Sono simili in quanto ragazzi, con le inquietudini e le dinamiche tipiche dell’età. Ma lontani anni luce per molti aspetti. Ivan e Emiliano non hanno filtri, vivono in prima persona ogni cosa. Si innamorano, litigano, si picchiano, tutto faccia a faccia. Non hanno uno schermo dietro cui nascondersi, un social in cui crearsi una realtà virtuale. Forse sarebbe più giusto chiederlo ad un ragazzo di oggi, se e dove riscontra delle similitudini.

Nel duro percorso di formazione dei due protagonisti, che passano attraverso l’esperienza delle droghe e dell’abuso di alcol, gli errori segnano per la vita ma sono anche l’occasione per rinnovarsi. Lei pensa che solo il dolore ci cambi?

Credo di sì. Anzi, credo che a volte neanche il dolore è così forte da cambiare la nostra natura. Ho sentito spesso dire che si cambia per amore, ma non ci credo. È una sorta di autoinganno. Se ci capita qualcosa di bello, è come se una parte di noi si auto convincesse che ci è capitato anche grazie al nostro modo di essere. E non si cambia ciò che in fondo, anche solo nel subconscio, si crede valido.

I suoi sono “ragazzi di vita” in senso pasoliniano. La solitudine dei giovani è il problema dei problemi?

Ne sono certo, oggi più di allora. Torna un po’ il discorso dei filtri di prima. Ivan e Emiliano, quando si sentono soli, ne soffrono anche se sono, fisicamente, in mezzo agli altri. Perché si accorgono che non riescono a esprimersi, oppure “vedono” che gli altri non riescono a capirli. Gli è chiaro da subito, ciò che succede, e ne soffrono. Oggi credo sia peggio. Con uno schermo nel mezzo, è facile pensare di avere mille amici, e di essere “capito” da dieci nickname diversi. Rimane facile crederlo anche nel momento in cui lo spegni. Ma è più difficile capire la differenza tra quello in cui credi e ciò di cui ti illudi. E quando te ne rendi conto d’improvviso, è molto più difficile da sopportare, molto più difficile reagire.


 


Fattitaliani

#buttons=(Accetta) #days=(20)

"Questo sito utilizza cookie di Google per erogare i propri servizi e per analizzare il traffico. Il tuo indirizzo IP e il tuo agente utente sono condivisi con Google, unitamente alle metriche sulle prestazioni e sulla sicurezza, per garantire la qualità del servizio, generare statistiche di utilizzo e rilevare e contrastare eventuali abusi." Per saperne di più
Accept !
To Top