È una delle pagine più buie della storia italiana quella che sul confine orientale inizia dopo l’armistizio del ’43 con le prime vittime delle foibe e diventa ancora più drammatica a guerra finita.
Quando nel resto d’Italia si festeggia la Liberazione, in queste terre si apre un nuovo periodo di terrore con i massacri perpetrati dalle milizie di Tito. Nello Speciale TG1 “Dalle foibe all’esodo, un dramma italiano” – in onda domenica 8 febbraio alle 23.40 su Rai 1, Daiana Paoli (montaggio di Marina Vidon, ricerche di Giulia Trentini) ripercorre questa tragedia alla vigilia del Giorno del Ricordo, che si celebra il 10 febbraio, attraverso testimonianze dei figli di vittime delle foibe e degli esuli, costretti a lasciare l’Istria, Fiume e la Dalmazia per restare italiani quando le loro terre passano sotto il dominio jugoslavo. I racconti si intrecciano alla ricostruzione storica con il contributo di Raoul Pupo, uno dei massimi studiosi di questa vicenda, della quale per decenni in Italia non si è parlato. Una riscoperta che comincia con la caduta del comunismo e la dissoluzione della Jugoslavia e si arricchisce con studi e ricerche fino all’introduzione, nel 2004, del Giorno del ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo. A far conoscere questa tragedia al grande pubblico ha contribuito anche Simone Cristicchi, attraverso lo spettacolo teatrale “Magazzino 18”: ed è proprio con lui che Speciale TG1 entra nel deposito di masserizie nel porto di Trieste, il magazzino 18 diventato museo, con migliaia di sedie, armadi, specchi e libri lasciati dagli esuli che non sono più tornati a recuperarli. Un viaggio che fa tappa anche a Fertilia, frazione di Alghero, dove dal ’47 in poi arrivarono 4.000 esuli e dove oggi è ancora molto attiva la comunità istriana. Con le associazioni degli esuli, si riflette sulla possibilità di una memoria condivisa rispetto a una vicenda che è stata a lungo tema di divisione politica e che oggi le nuove generazioni debbono conoscere, loro che – cresciute con l’Unione Europea – non sanno cosa significassero, un tempo, i confini. Uno sguardo, infine, al futuro delle comunità italiane in Croazia che, pur essendo realtà ormai piccole dal punto di vista numerico, portano avanti la lingua e la cultura italiane.