Dopo il grande successo della scorsa stagione al Teatro Litta di Milano, Le notti bianche arriva a Roma: dal 19 al 22 febbraio sarà in scena allo Spazio Diamante. Un classico capace di conquistare il pubblico con la sua profondità e una bellezza senza tempo.
Il celebre racconto di Fëdor Dostoevskij, che ha ispirato molteplici adattamenti teatrali e cinematografici, è un viaggio nell'animo umano, nel desiderio, nella solitudine e nelle possibilità di redenzione attraverso l'amore.
Nel racconto, un giovane uomo vive una serie di notti insonni durante le quali si intrecciano sogno e realtà, e incontra una donna, Nastas'ja, con cui condivide il suo tormentato desiderio d'amore, ma anche la paura di affrontare la verità.
Portare in scena Le notti bianche offre una
straordinaria opportunità per esplorare temi universali come la solitudine
esistenziale, la fragilità dell'animo umano e il sogno dell'amore perfetto.
Il sognatore è un fantasma che si aggira nelle vite degli altri, prende dalla realtà e la trasforma, crea e disfa storie nella sua testa. Perso nei suoi viaggi mentali, spesso si dimentica del mondo reale.
La solitudine è il motore della sua immaginazione che lo porta a vagare di notte, cercando incontri che possano nutrire la sua fantasia. Lui conosce tutti ma nessuno conosce lui, bloccato tra l’attesa della vita e la paura stessa di vivere. Vive così intensamente le sue allucinazioni da non riuscire ad aprirsi agli altri, terrorizzato dallo scontro con la realtà. Gli unici dialoghi sono con le case e gli edifici che lo circondano.
Dà vita agli oggetti inanimati pur di non confrontarsi con la vita vera delle persone. Si sente inadeguato, inadatto alla quotidianità e alle dinamiche relazionali che lo obbligherebbero a mettere in discussione il suo mondo immaginario.
“Perché già in quei momenti comincio a pensare che non sarò mai più capace di vivere una vita reale, perchè mi è già sembrato di aver perduto ogni sensibilità, ogni fiuto per ciò che è vero e reale; perchè, infine, ho maledetto me stesso; perché, dopo le mie fantastiche notti, mi colgono dei momenti di ritorno alla realtà che sono terribili!”.
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L’incontro con Nasten’ka arriva per caso, in una notte bianca in cui il giorno si confonde con la notte. Riesce ad avvicinarla solo perché scorge in lei un momento di fragilità.
Nonostante le raccomandazioni della ragazza, il sognatore s’innamora e di fronte a questo sentimento autentico anche il più vivido dei sogni si offusca, la timida fantasia si mostra per quello che è: “schiava di un’ombra, di un’idea”. E invano il sognatore fruga nei suoi vecchi sogni, cercandone uno che possa scaldarlo come l’emozione che sta provando nell’incontro con Nasten’ka.
Perché anche la più elaborata delle allucinazioni non può
competere con la vita che esplode.
In questo modo, il posto dei sogni verrà rapidamente sostituito dai rimpianti: “Come veloci volano gli anni! E ancora ti chiedi: che ne hai fatto di quei tuoi anni? Dove hai seppellito il tuo tempo migliore? Sei vissuto oppure no? Guarda, dici a te stesso, guarda come il mondo diventa freddo! Passeranno ancora degli anni e dopo di essi verrà la cupa solitudine, verrà, appoggiata alle stampelle, la tremante vecchiaia, e poi angoscia e desolazione… Impallidirà il tuo fantastico mondo, appassiranno e moriranno i sogni tuoi e cadranno come le foglie gialle dagli alberi… Oh, Nasten’ka! Sarà triste restar solo, completamente solo, e non avere neppur nulla da rimpiangere, nulla, proprio nulla… perché tutto quanto perderò, non è stato che nulla, uno stupido, tondo zero, nient’altro che sogno!“
Tra la nostalgia per quello che non ha mai vissuto e, la malinconia per le occasioni sprecate, il sognatore trascorre quattro notti con Nasten’ka assaporando per la prima volta nella sua vita la consistenza della realtà, l’adrenalina del presente e la possibile costruzione di un futuro.
Il sognatore non riesce ad accettare la limitatezza della quotidianità. A suo modo si ribella all’apatia dilagante e non trovando soddisfazione e spazio nella realtà, sogna. Da qualche parte dentro di sè desidera una vita normale, ma non gli appartiene. Tanto che quando gli si presenta la possibilità di vivere una relazione con un’altra persona non riesce ad accontentarsi dell’incontro e si innamora. Ha bisogno di vivere all’estremo e non è in grado di misurare le sue emozioni. Nei sogni può ottenere quello che vuole (pagandone poi il prezzo nel momento del risveglio e del disincanto) ma l’impatto che l’incontro con Nastenka ha in lui è devastante perché intravede la possibilità di vivere un sogno reale, ad occhi aperti, attraverso un incontro tra corpi che non è mai riuscito a concedersi.
Note di regia
Lo spettacolo è costruito
sullo scheletro drammaturgico e tematico del racconto di Dostoevsky per poi
prendere un respiro più contemporaneo nel linguaggio e in alcuni riferimenti.
Lo spazio scenico ha pochi
elementi essenziali che mettono gli attori nella condizione di lavorare
principalmente sulla relazione, sul bisogno estremo che hanno i personaggi di
essere visti e riconosciuti. E’ l’incontro imprevisto tra due esseri umani che
hanno sperimentato sulla propria pelle la vera solitudine e ora hanno forse una
possibilità di rinascita, aiutandosi reciprocamente.
Notti Bianche è uno
spettacolo che vuole esplorare i delicati disequilibri dell’intimità con
disperata e violenta tenerezza.
Le luci e la musica,
suonata live dagli attori con una tastiera elettronica, avranno un ruolo molto
importante nel raccontare il rapporto tra sogno e realtà, che in questo testo
vede un ribaltamento di segno: la difficoltà di stare nel presente è il grande
tema dei protagonisti, i quali, per sopravvivere, si rifugiano nei sogni e
nell’ immaginazione fino alle estreme conseguenze.
Il Sognatore e Nasten’ka
vivranno insieme quattro notti che cambieranno per sempre le loro vite, in un
viaggio intimo e poetico alla disperata ricerca di almeno un’istante di
autentica felicità.
“Un intero attimo di
beatitudine… E’ forse poco nella vita di un uomo?
Stefano Cordella
Note alla drammaturgia
Ci coglie sempre
impreparati la domanda: quanto è reale quello che viviamo? Le situazioni che
abitiamo, tutte le cose che ci circondano, esistono davvero? Il protagonista
del racconto Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij si autodenuncia sognatore e
attraversa e narra la sua non-storia con una parabola feroce che lo conduce
dall’incanto all’inferno. Dal vagheggiamento al risveglio. Una creatura sola,
fantasma tra i fantasmi, che soffre e al tempo stesso difende la sua condizione
di estrema solitudine. Un luogo mentale, quello raccontato – quello scoperto –
dove tutto accade mentre non accade niente. Dove ogni incontro e ogni parola,
dove ogni emozione (anch’essa immaginaria?), dove tutto viene vissuto fino
all’eccesso senza obiettivi e durata, ma solo per assecondare il proprio
inestinguibile destino di apparizione e poi – silenziosa, misera, umana –
scomparsa. Il lavoro di riscrittura si è sviluppato a partire da una volontà di
conservare l’essenza dell’opera. Due protagonisti fragili, improbabili, un incontro
inatteso, un susseguirsi di notti, una fine. Ed è stato nel tentativo di
restare fedeli che il tradimento si è fatto urgente, quasi necessario. I
personaggi si sono reinventati e calati in un incerto e desolante
contemporaneo. La struttura ha ceduto dove incapace di sopportare il peso
dell’oggi. Perché a distanza di quasi 200 anni, gli interrogativi esistenziali
proposti da Dostoevskij sembrano intatti. Stiamo davvero vivendo? Che fine
fanno i nostri sogni? È sbagliato, o pericoloso, affidarsi alla nostra
fantasia, dimenticando di abitare il quotidiano con le sue piccole concrete
presenze?
Elena
C. Patacchini
LE NOTTI BIANCHE
da Fëdor Dostoevsky
ideazione e regia Stefano Cordella
drammaturgia Elena C. Patacchini
con Alma Poli e Diego Finazzi
disegno Luci Fulvio Melli
scene e costumi Francesca Biffi
assistente alla regia Sofia Tieri
staff tecnico Ahmad Shalabi e Marco Meola
delegata di produzione Susanna Russo
produzione Manifatture Teatrali Milanesi
SPAZIO DIAMANTE (sala white)
19-22 FEBBRAIO
ORARI
|
Giovedì19/2/2026 |
Ore:20:30 |
|
Venerdì20/2/2026 |
Ore:20:30 |
|
Sabato21/2/2026 |
Ore:19:00 |
|
Domenica22/2/2026 |
Ore:17:00 |
SPAZIO
DIAMANTE
Via Prenestina, 230/B 00176 Roma RM
giovedì e venerdì ore 20.30, sabato ore 19, domenica
ore 17
Lo Spazio Diamante propone il Biglietto
Flessibile: tre soluzioni per permettere a chiunque di venire a Teatro
Biglietto Supporter -
€ 19 - Biglietto Standard -
€ 15 - Biglietto Agevolato -
€12
