Gorizia, Mostra installazione STATO DI CONFINE / MATTEO ATTRUIA

Fattitaliani

 


In una terra in cui il confine è esperienza storica, condizione simbolica e vissuto quotidiano, nasce IN ASCOLTO. TRACCE LUNGO IL MARGINE, progetto artistico partecipativo ideato da QuiAltrove Associazione ETS e sviluppato con l’artista Matteo Attruia.

Un percorso che esplora il confine non come semplice linea di separazione, ma come stato di confine: una condizione emotiva, politica, linguistica e umana che attraversa individui, comunità e territori.

La mostra-installazione STATO DI CONFINE, in apertura dal 21 febbraio 2026 presso The Circle a Gorizia, rappresenta il momento di restituzione pubblica del progetto, inserendosi nel contesto transfrontaliero di Gorizia e Nova Gorica, città segnate dalla storia della divisione e oggi protagoniste di una rilettura del limite come spazio di relazione, dialogo e trasformazione nel quadro di GO!2025.

Come sottolinea nel testo critico  Daniele Capra, «l’uso della parola è centrale nella ricerca di Matteo Attruia». Per l’artista, il linguaggio non è uno strumento descrittivo o poetico, ma un dispositivo critico capace di mettere in crisi le convenzioni: «Attruia tende a usare la parola per capovolgerla, per mostrare le possibilità di grammatiche alternative e di sintassi manifestamente contromano».

Nel suo lavoro, la parola diventa un mezzo per far emergere ciò che resta invisibile o implicito, rivelando l’ambiguità e le contraddizioni della realtà. «Lo sforzo dell’artista serve a evidenziare come la realtà sia intimamente contraddittoria e carica di insidie», scrive Capra, richiamando l’idea di Paul Klee secondo cui «l’arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile».

Il tema del confine attraversa l’intero progetto come questione politica, psicologica ed esistenziale. «Ogni confine rafforza il senso della propria identità e di quella dell’altro», osserva Capra, «ma allo stesso modo rafforza lo stereotipo della propria identità e di quella dell’altro». Nelle opere sviluppate a Gorizia, il confine emerge come una condizione instabile e sospesa, una predisposizione alla marginalità che rende fragile la possibilità di un “noi”.

«Il confine per me non è un limite preciso, non è una retta che separa», afferma Attruia «Lo vivo come un luogo aperto, una possibilità, dove l’altro e l’io convivono».

Al centro di IN ASCOLTO si incontrano arte pubblica e arte partecipativa. La prima non si limita a occupare lo spazio urbano, ma lo interroga e ne trasforma la percezione; la seconda sposta l’attenzione dal risultato al processo, dalla forma alla relazione, favorendo una produzione condivisa. In questo spazio di tensione fertile, l’opera nasce dall’incontro tra comunità, territorio e pratica artistica, configurandosi come un gesto di ascolto, cura e restituzione. Il progetto ha coinvolto giovani, donne migranti, anziani, rifugiati, persone in condizioni di fragilità e cittadini del territorio in una serie di incontri concepiti come spazi di ascolto profondo e non giudicante. Parole, segni, disegni, gesti ed emozioni raccolti durante questi momenti diventano la materia viva dell’opera.

«Il fulcro del mio lavoro è la relazione», sottolinea l’artista «L’opera è lo strumento che utilizzo per entrare in contatto con gli altri».

Il progetto si articola in tre fasi:

      Ascolto e coinvolgimento (ottobre–dicembre 2025), con incontri nei Comuni di Gorizia, Monfalcone, Palmanova, San Vito al Tagliamento e Trieste;

      Analisi e rielaborazione (dicembre 2025–gennaio 2026), durante la quale i materiali raccolti vengono trasformati in opere e installazioni site-specific;

      Restituzione (febbraio 2026), con l’apertura della mostra-installazione STATO DI CONFINE.

L’esposizione presenta un’installazione collettiva nello spazio espositivo. Al centro, un gioco linguistico e concettuale che trasforma l’espressione “confine di Stato” in “stato di confine”, ribaltando il limite da barriera a condizione esistenziale e terreno di possibilità.

In linea con il pensiero di Wittgenstein, evocato nel testo curatoriale — «i limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo» — l’opera di Attruia interroga il potere delle parole nel costruire realtà, identità e separazioni.

Artista visivo attivo a livello internazionale, Matteo Attruia lavora tra ironia concettuale, paradosso e slittamenti di senso, utilizzando pittura, fotografia, scrittura, installazioni, oggetti trovati e neon. In IN ASCOLTO, il suo linguaggio si mette al servizio di un processo collettivo: l’opera non rappresenta il confine, ma lo attraversa, lo mette in crisi e lo rende visibile.

IN ASCOLTO. TRACCE LUNGO IL MARGINE si inserisce nella visione di QuiAltrove Associazione ETS, impegnata nel territorio transfrontaliero con la convinzione che l’arte contemporanea possa generare trasformazioni reali. Un progetto che non chiude, ma apre; non semplifica, ma accoglie; non impone, ma accompagna.


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