Dalla Società delle Nazioni all’Ucraina, la persistenza di un problema irrisolto
di Arturo Varè
Perché ristampare nel 2025 un
libro del 1946 sull’aggressione internazionale? La risposta è scomoda: perché
ottant’anni dopo, il problema resta irrisolto. Anzi, è peggiorato. L’aggressione
internazionale di Enrico Serra (1914-2007), ora ripubblicato dalle Edizioni
Scientifiche Italiane con uno introduzione di Edoardo Greppi e una nota
bio-bibliografica di Maurizio Serra, non è un omaggio accademico ma il
riconoscimento di un fallimento collettivo.
Il 24 febbraio 2022, la Russia ha invaso l’Ucraina. Putin l’ha definita “operazione militare speciale”. Il Consiglio di Sicurezza ONU, paralizzato dal veto russo, non l’ha mai qualificata come aggressione. Questa "confusione" - la parola che ricorre più spesso nel libro di Serra - è esattamente ciò che il giovane giurista modenese denunciava nel 1946 con lucidità profetica.
La
diagnosi: confusione permanente
Serra non era un giurista formatosi
solo sui banchi dell’Università. Aveva prima combattuto in Etiopia e Libia e
successivamente aveva partecipato alla Resistenza. La sua biografia,
ricostruita dal figlio Maurizio, diplomatico e storico, illumina la genesi di
un’opera che nasce dall’esperienza diretta della guerra. Quando nel 1946
pubblica il libro presso Hoepli, lo fa con la consapevolezza di chi ha visto l’orrore
dal di dentro.
Attraverso l’analisi meticolosa
di decine di trattati dal 1815 in poi, Serra dimostra che l’aggressione non è
un istituto giuridico consolidato nel diritto internazionale consuetudinario,
ma un concetto politico travestito da norma giuridica. La confusione è
triplice. Terminologica: i trattati oscillano tra agression,
Angriff, attaque senza equivalenze sicure. Nei trattati di
Locarno (1925), il francese attaque diventa Angriff in tedesco –
ma questa parola significa tanto “attacco” quanto “aggressione”. Concettuale:
non è chiaro se l’aggressione sia qualsiasi uso della forza o solo la guerra
dichiarata. Normativa: manca sia la prassi costante sia la
convinzione giuridica degli Stati (la cosiddetta opinio juris). La conclusione di
tutto ciò è che nel 1946 non esiste una norma consuetudinaria sull’aggressione.
Ma il vero colpo di scena arriva quando Serra analizza la neonata Organizzazione delle Nazioni Unite.
Le
Nazioni Unite: un arretramento
Mentre molti celebravano la
nascita dell’ONU, Serra vi scorge un “arretramento” rispetto alla Società delle
Nazioni. L’articolo 51 della Carta parla di “attacco armato”come condizione per
la legittima difesa, ma senza criteri per distinguerlo dall’aggressione. La sua
profezia sulla guerra futura è impressionante: “Uno Stato non può aspettare che
il vicino lo abbia sottoposto a un ‘attacco armato’ per proclamarsi aggredito,
perché quell’‘attacco armato’, specie se condotto con bombe atomiche, potrebbe
essere il primo e l’ultimo di un conflitto subito concluso”.
Ancora più tagliente la critica
al Consiglio di Sicurezza: “Su quali elementi baserà l’ONU il suo giudizio per
stabilire che un’azione è aggressione? Non certo su elementi propri dell’aggressione
in senso generale, chè questa non è un istituto di diritto internazionale”. La
sua conclusione è radicale: “meglio sarebbe stato sbarazzare il campo di questa
parola”. In altre parole: se un concetto non si può definire, è inutile fingere
che esista.
Dalla
teoria alla prassi: ottant’anni dopo
L’introduzione di Edoardo Greppi
dimostra che le previsioni di Serra si sono avverate. La Risoluzione 3314 dell’Assemblea
ONU (1974) ha cercato di definire l’aggressione, ma con “un testo breve e un
lungo preambolo”, segno di “radicale contrarietà ad adottare nozioni condivise”.
La prassi conferma il peggiore
scenario di Enrico Serra. Il Consiglio ha usato il termine “aggressione” per
Sudafrica e Rhodesia, ma non per l’invasione irachena del Kuwait (1990), “il
più evidente esempio di aggressione degli ultimi decenni”, limitandosi a “invasione
e occupazione illegale”. Gli Stati “preferiscono essere chiamati aggressori
senza conseguenze pratiche, piuttosto che essere accusati di violazione della
pace con sanzioni”.
Il caso dell’Ucraina conferma
ogni previsione di Serra. Il 24 febbraio 2022, la Russia invade un paese
sovrano. Ma essendo l’aggressore un membro permanente del Consiglio di
Sicurezza con diritto di veto, l’ONU resta “non pervenuta”.
L’Assemblea Generale adotta
risoluzioni di condanna - prive però di efficacia vincolante. Il sistema
garantisce “immunità ai membri permanenti”, in palese “violazione del principio
di sovrana eguaglianza degli Stati”.
Anche il crimine di aggressione nello Statuto di Roma (emendamenti di Kampala 2010) riproduce la paralisi: la Corte Penale Internazionale può agire solo se il Consiglio accerta preventivamente l’aggressione. Un membro permanente può sempre bloccare con il veto. Greppi evidenzia la confusione persistente: “L’armed attack dell’art. 51 è diverso da act of aggression nell’art. 39 che è diverso da crime of aggression dello Statuto di Roma”. Ottanta anni dopo Serra, la confusione è immutata.
Che
cosa ci insegna Serra oggi?
La confusione non è un incidente
della storia, ma una scelta deliberata. L’ambiguità giuridica dell’aggressione
conviene agli Stati potenti, che preferiscono un diritto vago capace di
adattarsi ai loro interessi. Quando il diritto è nebuloso, il potente può
sempre trovare una giustificazione e il debole non può invocare protezione
certa.
Questo spiega perché il
multilateralismo senza meccanismi di applicazione rimane pura retorica. La
Carta dell’ONU, la Risoluzione 3314, lo Statuto di Roma enunciano principi
solenni, ma quando l’aggressore siede al Consiglio di Sicurezza con diritto di
veto, quegli stessi principi evaporano. L’ONU diventa, nelle parole di Serra,
un’«alleanza politica travestita da organizzazione giuridica».
C’è poi un problema ancora più
profondo: la guerra moderna ha reso obsoleti i concetti su cui si fondava il
diritto internazionale del dopoguerra. Guerra ibrida, cyber-attacchi, armi di
distruzione di massa cancellano le distinzioni tradizionali tra aggressione,
attacco e guerra. Come aveva intuito Serra, se un primo colpo nucleare può
annientare un paese, aspettare l’«attacco armato» per invocare la legittima
difesa è assurdo. Il diritto presuppone un tempo per reagire che la tecnologia
militare ha abolito.
Un
libro necessario
L’aggressione internazionale
è un libro necessario proprio perché contraddice decenni di retorica
multilateralista. Ogni paralisi del Consiglio di Sicurezza, ogni risoluzione
dell’Assemblea senza effetto, ogni crimine impunito confermano la profezia di
Serra. La ristampa è un atto di onestà intellettuale: ammette un fallimento
collettivo e invita ad affrontare finalmente la "questione di
definizione" che "rimane insoluta".
Serra va letto non solo dai
giuristi, ma da chiunque voglia capire perché, dopo due guerre mondiali e
ottant’anni di ONU, l’aggressione resta il “crimine supremo” - e insieme il più
sfuggente e il meno punito.
Di fronte a questo divario tra
dichiarazioni solenni e crimini impuniti, il piccolo libro del giovane giurista
modenese resta una bussola preziosa. Non offre soluzioni facili. Ma ci toglie
il conforto delle illusioni.
Enrico Serra, L’aggressione
internazionale, con introduzioni di Edoardo Greppi e Maurizio Enrico Serra,
Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2025 (ristampa anastatica dell’edizione
Milano, Hoepli, 1946), pp. 256, 48,00 €.
