All’interno del programma di Casa Sanremo Writers 2026, il libro "Sempre ritorni come l'onda" di Antonio Scommegna propone un viaggio tra fede, dubbio e speranza: poesie che parlano a Dio, lo cercano, lo contestano e tornano a lui “come l’onda”. Accanto, un canzoniere amoroso di forte fisicità e una sezione di ricordi che illumina l’infanzia e la terra d’origine. Editore: SBS Edizioni. Anno: 2025. Prezzo: € 15.
Ho
capito che il silenzio di Dio poteva diventare materia poetica quando ho
percepito che quel vuoto non era solo assenza, ma spazio di ricerca, di attesa;
un confine sottile tra la domanda e la fede. In quel tacere ho sentito nascere
le parole, seppur fragili, davano forma all’invisibile. La poesia è diventata
il luogo in cui quel silenzio non spaventa più, ma si fa presenza, luce che
filtra tra le crepe dell’anima. Il silenzio, nella poesia, non è mancanza di
parole, ma una sorgente nascosta da cui zampilla quella tensione tra il bisogno
di senso e la realtà del mistero.
Le poesie amorose sono il respiro che
danno ritmo al cuore. Quando scrivo poesie d’amore così fisiche, così vicine al
corpo, il rischio è che l’emozione travolga le parole rischiando di traboccare,
di farsi troppo carne o troppo sensuali. Il lavoro di revisione ha lasciato che
l’emozione restasse viva, non per frenare il desiderio, ma per renderlo più
vero. L’equilibrio tra il corpo e la parola, tra il desiderio e l’erotismo, non
spegne la fiamma della passione.
Quando scrivo, ho la sensazione di
ritornare a una parte di me che a volte resta nascosta nella vita di tutti i
giorni, ma che la parola riesce a risvegliare. È un “Ritorno” alle origini, ai
luoghi, alle voci, ai profumi, alle delusioni che hanno lasciato una traccia. È un “Ritorno” ai ricordi, alle
emozioni, alle ferite che mi hanno formato, ma è anche il modo più autentico di
rovistare nella mia vita, un gesto che mi riporta all’essenzialità. Scrivere,
in fondo, è sempre un tornare a casa, anche se quella casa cambia ogni volta.
Credo
che la mia “firma” sia l’odore, più di ogni altra cosa. Gli odori hanno una
forza che attraversano il tempo: basta un profumo di pane, di terra bagnata o
di legno bruciato per farmi tornare a un ricordo preciso, a una stagione della
vita. Sono dettagli che non si descrivono soltanto ma si respirano, si portano
dentro. Forse è da lì che nascono molte mie poesie, da ciò che resta nell’aria,
anche quando tutto il resto passa.
Chiedo più silenzio per ascoltare. Le mie
poesie hanno bisogno di respirare tra una parola e l’altra, così da poter
cogliere ciò che non si dice. Il ritmo è importante ma nasce proprio da quel
silenzio che permette al senso di affiorare. In una lettura ad alta voce,
vorrei che chi ascolta sentisse le pause come parte del testo. Mi piace pensare
che il silenzio abiti la poesia. È lì che, a volte, sento davvero di comunicare
qualcosa.
Forse scriverei una poesia sul tempo presente, su ciò che resta dopo il ritorno. Ogni raccolta, alla fine, è una tappa, ma c’è sempre qualcosa che continua a muoversi dentro. Oggi sentirei il bisogno di parlare della quiete, di quel momento in cui la vita si fa più semplice ma non meno profonda, insomma, su quel momento in cui si può respirare davvero.

