Tony Colombo: il destino scritto nella musica. L'intervista di Fattitaliani

Con Predestinato, Tony Colombo firma uno dei lavori più maturi e ambiziosi della sua carriera trentennale. Un album che unisce collaborazioni prestigiose, nuove sonorità e una visione personale della musica come condivisione e responsabilità. Fin dal debutto in classifica, il disco ha confermato l’affetto del pubblico per un artista che continua a raccontare l’amore, la famiglia e la vita con autenticità e passione. In questa intervista, Tony Colombo ci accompagna dentro la genesi del progetto, le sue ispirazioni e le storie che hanno dato forma a Predestinato.

Intervista a cura di Domenico Carriero

Tony, che soddisfazione ti sta dando questo disco che si è subito classificato al secondo posto della classifica FIMI?

Sono molto felice perché abbiamo pensato di fare un bell’album, con belle canzoni e quindi è veramente una soddisfazione pazzesca ricevere tutto questo affetto dal pubblico. Siamo molto contenti perché a questo disco hanno lavorato tante persone.

Partiamo dal titolo, “Predestinato”. A cose in particolare ti senti orgogliosamente predestinato?

Dopo trentatré anni di musica ho capito che forse questo è il mio lavoro, è il mio destino e la faccio sempre con grande amore, grande passione. Non ho mai pensato ai numeri, non mi sono mai soffermato ad altre cose tranne che alle parole e alla musica delle canzoni e penso di essere a questo punto un predestinato. Ci ho messo trentatré anni e quarant'anni di vita per dire che sono un predestinato.

Un lungo percorso: da bambino fino ad arrivare alle grandi collaborazioni in questo album: Steve Ferrone, Phil Palmer, Maurizio Fiordiliso, Marco Zurzolo. Come sono nate queste collaborazioni?

Questa è un po' la mia filosofia, il mio modo di vedere la musica. La musica deve sempre essere condivisa. Io ho condiviso il mio palco con tanti artisti e i miei dischi li ho condivisi molte volte con tante persone, perché penso che la sinergia tra musicisti, tra persone che ci lavorano faccia nascere sempre qualcosa di bello. Quindi in questo disco sono successe delle magie, perché se pensi che Steve Ferrone è quello che ha suonato Billie Jean per Michael Jackson, è tanta roba! Marco Zurzolo ha suonato con Pino Daniele, uno di quelli che è nato insieme a James Senese. Quindi ci sono tante energie in questo disco e quando ci sono tante persone che ci lavorano diventa tutto bellissimo.

Nell’album anche un brano che vorrei approfondissimo: “Che Bella Stronza”...

Quel brano per prima cosa ha una sonorità, un modo di trasmettere una melodia molto attuale: c’è elettronica, ci sono effetti, synth, tutte cose che comunque oggi funzionano tanto. E poi c'è un uomo che io ho sempre amato e stimato, Franco Califano, che ho visto sempre come uno di noi. Franco è stato uno di quelli che nasce in un quartiere popolare, in una famiglia povera, una famiglia umile e riesce ad avere delle soddisfazioni con la musica pazzesche. Io sono nato a Palermo e vengo da una famiglia veramente umile. Penso che mio padre per farmi fare il primo disco all'epoca vendette la sua macchina. Nella mia playlist di Spotify ci sono dieci brani di Califano, in macchina quando viaggio, quando vado in giro per l'Italia per suonare, non può mancare Califano. Quando nacque questa canzone eravamo in studio, erano le due di notte, stavamo lavorando dalla mattina. Fatto l'arrangiamento e il testo, l'abbiamo ascoltata e, non so perché, mi risuonava qualcosa di romano all'interno della canzone. Ma io sono un cantante napoletano e con la lingua romana non c'è un grande feeling! C'è una canzone di Califano che si chiama “Me ‘Nnammoro de te” dal quale abbiamo  estratto il pezzo parlato del testo di “Che bella stronza”. Così, grazie all'intelligenza artificiale, ho preso la parte parlata di Califano e l'ho inserita in questa canzone e abbiamo riascoltato tutta la canzone per gioco. Ci siamo guardati tutti e abbiamo convenuto che era bellissima come idea.

Sicuramente nella mia vita farò tante altre collaborazioni, però questa rimane per me una cosa che avrei voluto viverla con Califano in vita, cioè non l'ho mai conosciuto, avrei voluto conoscerlo perché Franco Califano è stato un uomo che ha vissuto una vita difficile, una vita partita dal nulla e poi penso sia uno dei poeti che ha scritto delle canzoni meravigliose: ha raccontato le donne in tutte le sfaccettature in modo meravigliosamente romantico, nel suo modo di essere forte ha sempre raccontato le donne in modo bellissimo. Quindi io non posso che ammirare un uomo che nella sua carriera ha scritto delle cose bellissime.

In “Grazie per tutta la vita” ringrazi le mamme e i papà che fanno ascoltare le tue canzoni ai loro figli. Senti una responsabilità ad essere i tuoi testi presi a riferimento per i giovani?

Tantissimo! E’ un peso enorme che noi portiamo e abbiamo il dovere di rispettare questa responsabilità. Sono cresciuto con le canzoni napoletane che parlano d'amore, le canzoni di Nino D'Angelo, le canzoni di tanti artisti che hanno raccontato l'amore in tanti modi, ma sempre in modo bellissimo. Quindi sono cresciuto un romantico, sono cresciuto come uno che ama la propria donna in modo pazzesco, anche plateale direi. Quindi per me l'amore è fondamentale e forse tutto questo è per quello che ho ascoltato nella mia vita, tutto quello che ho provato con le canzoni d'amore, con le canzoni che hanno cantato i miei idoli.

Quindi abbiamo una grande responsabilità perché noi parliamo a tutti. Io ho la fortuna di parlare ai bambini piccolissimi e alle nonne, quindi passando per tutte le generazioni. Ai miei concerti c'è il figlio, la mamma, la nonna, tutti quanti.

Durante i firmacopie di queste settimane a Bologna, Venezia, Palermo, Napoli, Roma, ho incontrato tantissime persone che mi hanno ringraziato per avergli regalato la mia musica.  Quindi noi artisti, dal più grande al più piccolo, abbiamo la responsabilità di raccontare sempre delle cose che diano un segno positivo all'amore, alla vita, alla famiglia. Questo è quello che noi dobbiamo trasmettere soprattutto ai piccoli che devono crescere con la nostra musica e deve essere un valore aggiunto alla loro vita, all'educazione che possono dare la famiglia, a tutto quello che possono regalare i genitori a un figlio.

 

Fattitaliani

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