Telescope. Racconti da Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea

 


Perché intitolare un progetto Portami il Futuro?

Perché Gibellina, prima città italiana proclamata dal Ministero della Cultura Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, dal 15 gennaio 2026, giornata di inaugurazione, e per tutto il 2026, sarà abitata da una visione di futuro che mette al centro bellezza, arte e cultura come valori condivisi e rigeneranti. Esempio unico a livello nazionale e internazionale di città rinata dalle ceneri del terremoto attraverso l’Arte, Gibellina attiverà nelle sue strade, piazze, luoghi simbolici, e in tutto il territorio del Belice e della provincia di Trapani, un progetto corale: un’opportunità unica di riflettere sul ruolo della cultura come valore fondante del vivere civile.

La nomina di Gibellina è un’opportunità per la Sicilia tutta di farsi portavoce di un settore strategico per l’immagine dell’Italia nel mondo, ma anche di essere catalizzatrice di una cultura mediterranea attenta al valore della persona e della collettività, come dimostra infatti il coinvolgimento attivo della cittadinanza promosso da tutto il progetto Portami il Futuro.

Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 ci porta in un futuro possibile per tutti.

Venite a scoprirla!

 

In questa duecentottantaseiesima edizione di TELESCOPE, la nostra newsletter settimanale dedicata alle istituzioni e ai progetti culturali di cui siamo portavoce, questa volta tutta dedicata a Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea 2026, tra i RACCONTI trovate un testo su Portami il Futuro, il progetto della manifestazione firmato dal Direttore Artistico Andrea Cusumano, e un contributo di Giusi Diana, giornalista de Il Giornale dell’Arte accanto ad uno di Desirée Maida, firma di ArtsLife, entrambi dedicati alla prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea.

Nella sezione VIDEO vi proponiamo un teaser dedicato a Gibellina 2026, e una breve intervista ad Antonella Corrao, ideatrice e curatrice di Laboratorio Artensis, esempio di coinvolgimento attivo della cittadinanza, caratteristica prima del programma della manifestazione.

Tra gli EXTRA segnaliamo le prime tre mostre che aprono in occasione dell’inaugurazione della manifestazione il prossimo 15 gennaio: Dal mare, dialoghi con la città frontale: MASBEDO, Adrian Paci al Teatro Consagra; COLLOQUI: Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot, Nanda Vigo alla Fondazione Orestiadi; e Generazione Sicilia: collezione Elenk’art al MAC.

 

Buona lettura e vi aspettiamo a Gibellina!

Lo staff di Lara Facco P&C

#TeamLara

 

Vi ricordiamo che l’archivio di tutte le edizioni di TELESCOPE è disponibile su www.larafacco.com

 

TELESCOPE. Racconti da lontano

Ideato e diretto da Lara Facco

Editoriale e testi a cura di Annalisa Inzana

Ricerca ed editing: Stefania Arcari, Camilla Capponi, Alberto Fabbiano, Andrea Gardenghi, Marianita Santarossa, Ludovica Solari, Denise Solenghi, Giovanna Tissi, Margherita Villani, con la collaborazione di Francesca Ogliari e Angelo Altamura, Rachele Caretta, Rossella De Toma, Giulia Maggi, Chiara Onestini, Lucio Serena, Mariavittoria Stevan.


Portami il Futuro, di Andrea Cusumano*

 

Facciamo crescere i fiori dell’arte e della cultura nel deserto del terremoto,

del destino, dell’oblio.

Ludovico Corrao

 

L’arte per Gibellina è stata motore di sviluppo, promotrice di coesione sociale e strumento di memoria collettiva. La città costituisce un unicum nel panorama nazionale e un’eccezione di rilievo a livello internazionale come città che è rinata dalle macerie del terremoto grazie alla capacità rigenerativa dell’arte contemporanea, degli artisti e della comunità. Progetto pilota ed esperimento pioneristico pensato e guidato da Ludovico Corrao negli anni Settanta, oggi può diventare simbolicamente progetto per l’Italia, chiamando a raccolta la comunità dell’arte a riflettere sulle macerie della contemporaneità e proiettarsi oltre. Alzare lo sguardo verso nuovi orizzonti capaci di immaginare un futuro. Un’utopia mai sopita che riappare oggi che sentiamo fortemente il bisogno di nuove visioni.

Ma quali sono le macerie della nostra contemporaneità? Qual è il deserto del terremoto oggi? Quali le crisi che ci circondano da cui doverci risollevare? L’etimologia della parola crisi ci riporta al tema della “scelta” e della “decisione”. La crisi è dunque un momento di drammatica frattura che richiede però coraggio e capacità di cambiamento. Pensiamo che la perdita di empatia sia una maceria ingombrante, e una delle ragioni per cui il motore del nostro sviluppo abbia smesso di essere il benessere della persona e della comunità. L’arte contemporanea non è per noi solo l’arte del presente, ma è anche e soprattutto l’arte della presenza. Crediamo che sia responsabilità degli artisti essere presenti e costruire relazioni in grado di riaccendere il senso di umanità. Essere presenti nei luoghi della gente per costruire la bellezza come compito sociale. Perché è attraverso queste relazioni che può prosperare la nostra creatività senza confini ed è attraverso queste relazioni che le comunità possono ritrovare fiducia, impulso e centralità. Occorre riconoscere che il centro del mondo non è un luogo astratto e distante, ma è il luogo in cui si instaurano le nostre relazioni personali, le uniche in grado di produrre bellezza e senso. È a questo luogo che dobbiamo rivolgere la nostra cura.

Gibellina non vuole soltanto recuperare la sua storia e la sua utopia, ma vuole scriverne di nuove, incentrate sul suo presente, diventando catalizzatrice di relazioni, idee e creatività.

Agli artisti abbiamo chiesto di essere presenti e impegnarsi per ripensare un luogo, restaurare una dimensione sociale, creare nuova bellezza per il territorio nel segno della trasformazione.

Portami il Futuro esprime dunque una richiesta doppia:

- è Gibellina che chiede aiuto per ridisegnare il proprio futuro;

- siamo noi artisti, cittadine e cittadini, operatori della cultura a chiedere a Gibellina di offrirci un nuovo sguardo, e accompagnarci verso i nostri orizzonti.

 

*Testo redatto dal Direttore Artistico Andrea Cusumano per Portami il Futuro, il progetto di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026.

 

Crediti: Franco Purini e Laura Thermes, Sistema delle Piazze, 1990. Gibellina, Trapani


 

Un’utopia concreta: Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, di Giusi Diana

 

Il 15 gennaio, con la cerimonia ufficiale, inizia l’anno di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, un nuovo titolo che nel 2027 verrà conferito ad Alba. Dalla Sicilia al Piemonte, dunque, a volere tracciare una mappatura di quel comparto della cultura che vive di fiere, grandi eventi internazionali, come la Biennale di Venezia, e una rete di musei e fondazioni. A dire il vero, da Roma in giù, con la sola eccezione di Napoli, si fa fatica a vivere di arte contemporanea. In un’intervista pubblicata su Il Giornale dell’Arte, rilasciatami dal direttore artistico, Andrea Cusumano, un artista egli stesso, sottolineava che al Sud il lato umano supplisce spesso alla carenza istituzionale, non in grado di supportare una creatività che nel meridione è sicuramente vivace, ma che merita certamente di più.

La scelta di Gibellina è importante anche per dare attenzione ai tanti che faticosamente si occupano ogni giorno di linguaggi contemporanei, in un contesto non sempre accogliente. La storia di Gibellina, però dimostra che l’utopia può farsi concreta e sorprendere. Lasciare che gli artisti guidassero, con la loro visionarietà, un popolo sradicato, per dargli nuovi simboli, nuovi punti di riferimento in un paesaggio ignoto, è stato il grande atto di fede di un irregolare come Ludovico Corrao.

Il 15 gennaio sarà l’anniversario del terremoto che distrusse la città nel 1968, e Gibellina potrà iniziare il suo anno da Capitale. Ci si augura che possa davvero essere una ripartenza, all’insegna dell’ottimismo e delle caparbietà per questa piccola cittadina del Sud.

 

Crediti: Arnaldo Pomodoro, Aratro di Didone, 1986. Gibellina, Trapani


 

Passato, presente, futuro. Tutte le anime di Gibellina contemporanea, di Desirée Maida

 

È emblematico che la prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea sia Gibellina. La cittadina nella Valle del Belice, colpita nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 da un violento sisma, racchiude nella sua storia tutte le sfumature di significato del termine contemporaneo. Tra queste, una è particolarmente pregnante: “che appartiene all’età presente, alla vita attuale” (1).

 

Il presente. È questa la dimensione in cui si colloca Gibellina. Un presente consapevole del proprio passato, un presente che è tale per via del suo passato. Ma non ne è succube. Gibellina è rinata dalle sue ceneri perché si è aggrappata fortemente al presente, unica dimensione in cui agli esseri umani è concesso di fare. E la sfera del fare è strettamente connessa a quella dell’arte. Anzi, il fare è la conditio sine qua non dell’arte.

 

È naturale che la ricostruzione di Gibellina sia stata affidata agli artisti. Una scelta coraggiosa e visionaria, quella dell’allora sindaco Ludovico Corrao, che ha assistito a qualcosa che fino a quel momento non era mai accaduto. La Gibellina ferita dal terremoto si è sublimata in opera d’arte, divenendo eterna e contemporanea nel Cretto di Alberto Burri. La nuova Gibellina è sorta sul qui e ora della visione e della pratica degli intellettuali, degli artisti e degli architetti che l’hanno attraversata (Consagra, Accardi, Isgrò, Pomodoro, Paladino, Nunzio, Schifano, Quaroni, Venezia, Samonà, Mendini, Purini, Levi, Damiani, Sciascia, Dolci, Buttitta, Beuys, Vigo), conferendole l’aura di città proiettata verso il futuro.

 

È il futuro la chiave di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea. Perché il qui e ora dell’arte contemporanea è lo strumento più efficace per dare forma nel presente alle idee che plasmeranno le scelte del futuro.

 

E nel 2026 accadrà nuovamente. Artisti italiani e internazionali – ispirati dal motto che dà il titolo alla programmazione di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, Portami il Futuro – attraverseranno Gibellina, entreranno a stretto contatto con il suo territorio, con la sua storia. Rifletteranno sul valore e sull’importanza del passato, inteso come archivio di conoscenza e memorie attraverso il quale costruire il proprio pensiero critico e civico. Indagheranno su come e quanto, ancora oggi, l’arte contemporanea possa essere strumento di rigenerazione e sviluppo sociale, e se il suo fare oggi può determinare la costruzione della società di domani.

 

1. Definizione tratta da www.treccani.it/vocabolario

 

Crediti: Ludovico Quaroni, Chiesa Madre, 1985 - 2005. Gibellina, Trapani. Ph. Andrea Repetto. Courtesy Fondazione Orestiadi

Fattitaliani

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