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L’esposizione si articola ridefinendo gli ambienti della Fondazione creando ulteriori spazi organizzati secondo una logica sensibile dettata dalle opere. Per esempio, una sala sarà dedicata ai lavori su carta, che si articolano quasi come partiture musicali o appunti concettuali. Ogni area è concepita come un “momento” in cui l’immagine muta nel tempo stesso della sua contemplazione. In questo contesto la pittura non è soltanto un linguaggio, ma un luogo ontologico di relazione tra l’immaterialità e lo spazio in cui le opere “agiscono”.
Una parte cruciale del progetto espositivo, come del lavoro di Schillaci, è dedicata alla riflessione sull’atto generativo dell’opera: il momento incerto in cui un’immagine comincia a emergere, prima ancora di essere riconoscibile. Quando nasce un’opera? Nel gesto? Nell’errore? Nell’idea? Nella metamorfosi? Queste domande sono tra i motori di una serie di “dipinti in bronzo”, su cui l’artista lavora dal 2021. Si tratta di opere ottenute tramite calchi realizzati su quadri stratificati e poi distrutti. Il quadro originario scompare, ma sopravvive in una nuova forma: una superficie solida, opaca, “altra”, che conserva i resti del gesto pittorico congelati nel metallo. Questi lavori attivano un cortocircuito tra superficie e memoria, permanenza e cancellazione, deviando l’opera verso una dimensione al confine tra pittura, scultura e oggetto.
In mostra, il punto focale di questa ricerca è un bronzo generato da un quadro modellato a mano, Fare un quadro (2025): l’artista ricostruisce la superficie di un dipinto con tocchi di argilla, plasmando volumi irregolari destinati a tradursi in metallo attraverso il calco. È in questo gesto – insieme generativo e distruttivo – che si condensa l’idea stessa di movimento perpetuo.
Per Schillaci, trasporre un’idea in immagine non è mai un processo lineare, ma un percorso continuamente interrotto, ridiscusso, rifratto. “Guardare” diventa a sua volta un gesto artistico: lo sguardo partecipa alla costruzione dell’opera, la modifica, la condensa. Anche la struttura, la superficie, il materiale, il colore e il titolo dei suoi lavori non sono soltanto elementi “tradizionalmente” intesi ma diventano campi di convergenza e di ricerca. È nella tensione tra essere e divenire, tra ciò che si manifesta e ciò che rimane latente, che il lavoro di Schillaci trova la sua necessità.
MOVIMENTO (perpetuo) si concentra nel mettere in luce l’implicazione di perdita che, secondo l’artista, sta dietro a ogni immagine. In sostanza, ogni lavoro rappresenta qualcosa che non è più presente. Le opere sono state concepite come attivatori di un’immaginazione dinamica, superfici-limite che interrogano la fragilità stessa del vedere, dove l’immagine si manifesta come traccia evanescente che ci mette in ascolto di ciò che sfugge, di ciò che si “muove” e “muta” nell’intervallo tra presenza e sparizione.
La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato da Allemandi, insieme a un Public Program di incontri di approfondimento. Sono previste inoltre visite guidate per le scuole.
Vincenzo Schillaci è rappresentato dalla Galerie Rolando Anselmi – Roma.
Fondazione La Rocca Via R. Paolucci Pescara 71 Dal 27 gennaio al 30 aprile 2026 Da martedì a sabato Ore 16 – 20 Giorni di chiusura: domenica e lunedì
Ingresso libero |

