Roma, dal 27 gennaio mostra "MOVIMENTO (perpetuo)" di Vincenzo Schillaci, Fondazione La Rocca

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La Fondazione La Rocca, presieduta da Ottorino La Rocca, presenta MOVIMENTO (perpetuo) di Vincenzo Schillaci (Palermo, 1984), a cura di Gaspare Luigi Marcone, in programma dal 27 gennaio al 30 aprile 2026.


Vincenzo Schillaci ha esposto in numerosi spazi pubblici e privati, in Italia e all’estero, con personali e collettive che lo collocano stabilmente nel panorama dell’arte contemporanea.


La mostra presenta circa venti lavori inediti dell’artista, realizzati appositamente per gli spazi della Fondazione. Le opere che saranno presentate a Pescara proseguono la ricerca che Schillaci conduce da anni sul tema del movimento, inteso – nelle sue parole – come «qualsiasi forma di mutamento». Questo approccio non segue una linearità cronologica, ma una dinamica interna di ritorni, variazioni e trasformazioni, in cui ogni opera si presenta come nodo di una rete più ampia.


Al cuore della ricerca di Schillaci c’è dunque una pratica intesa come campo di resistenza alla linearità, ovvero la riflessione sull’ontologia dell’immagine e del fare artistico. La stratificazione – materiale e concettuale – è uno dei principi generativi della sua attività pittorica. Le opere presenti in mostra sono realizzate in materiali eterogenei come carta, tela, tavola e bronzo; ad esempio, i lavori del ciclo Phantasma, sono ottenuti con calce, gesso, pasta di quarzo, polvere di marmo, pigmenti, inchiostri, pittura spray e finiture marmoree. Come osserva il curatore Marcone, «l’“atto artistico” di Schillaci stratifica velatura dopo velatura la materia pittorica unita alla polvere di marmo. Decine e decine di strati – come in geologia, al di là della sostanza marmorea – si sovrappongono annullandosi e vivificandosi reciprocamente». Così lo strato successivo non annulla quello precedente ma entrambi coesistono senza soluzione di continuità. La stratificazione, dunque, non è solo un procedimento tecnico: è un principio di coesistenza, un modo di pensare il tempo dell’immagine.

 

L’esposizione si articola ridefinendo gli ambienti della Fondazione creando ulteriori spazi organizzati secondo una logica sensibile dettata dalle opere. Per esempio, una sala sarà dedicata ai lavori su carta, che si articolano quasi come partiture musicali o appunti concettuali. Ogni area è concepita come un “momento” in cui l’immagine muta nel tempo stesso della sua contemplazione. In questo contesto la pittura non è soltanto un linguaggio, ma un luogo ontologico di relazione tra l’immaterialità e lo spazio in cui le opere “agiscono”.

 

Una parte cruciale del progetto espositivo, come del lavoro di Schillaci, è dedicata alla riflessione sull’atto generativo dell’opera: il momento incerto in cui un’immagine comincia a emergere, prima ancora di essere riconoscibile. Quando nasce un’opera? Nel gesto? Nell’errore? Nell’idea? Nella metamorfosi? Queste domande sono tra i motori di una serie di “dipinti in bronzo”, su cui l’artista lavora dal 2021. Si tratta di opere ottenute tramite calchi realizzati su quadri stratificati e poi distrutti. Il quadro originario scompare, ma sopravvive in una nuova forma: una superficie solida, opaca, “altra”, che conserva i resti del gesto pittorico congelati nel metallo. Questi lavori attivano un cortocircuito tra superficie e memoria, permanenza e cancellazione, deviando l’opera verso una dimensione al confine tra pittura, scultura e oggetto.

 

In mostra, il punto focale di questa ricerca è un bronzo generato da un quadro modellato a mano, Fare un quadro (2025): l’artista ricostruisce la superficie di un dipinto con tocchi di argilla, plasmando volumi irregolari destinati a tradursi in metallo attraverso il calco. È in questo gesto – insieme generativo e distruttivo – che si condensa l’idea stessa di movimento perpetuo.

 

Per Schillaci, trasporre un’idea in immagine non è mai un processo lineare, ma un percorso continuamente interrotto, ridiscusso, rifratto. “Guardare” diventa a sua volta un gesto artistico: lo sguardo partecipa alla costruzione dell’opera, la modifica, la condensa. Anche la struttura, la superficie, il materiale, il colore e il titolo dei suoi lavori non sono soltanto elementi “tradizionalmente” intesi ma diventano campi di convergenza e di ricerca. È nella tensione tra essere e divenire, tra ciò che si manifesta e ciò che rimane latente, che il lavoro di Schillaci trova la sua necessità.

 

MOVIMENTO (perpetuo) si concentra nel mettere in luce l’implicazione di perdita che, secondo l’artista, sta dietro a ogni immagine. In sostanza, ogni lavoro rappresenta qualcosa che non è più presente. Le opere sono state concepite come attivatori di un’immaginazione dinamica, superfici-limite che interrogano la fragilità stessa del vedere, dove l’immagine si manifesta come traccia evanescente che ci mette in ascolto di ciò che sfugge, di ciò che si “muove” e “muta” nell’intervallo tra presenza e sparizione.

 

La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato da Allemandi, insieme a un Public Program di incontri di approfondimento. Sono previste inoltre visite guidate per le scuole.

 

Vincenzo Schillaci è rappresentato dalla Galerie Rolando Anselmi – Roma.

 

Fondazione La Rocca

Via R. Paolucci Pescara 71

Dal 27 gennaio al 30 aprile 2026

Da martedì a sabato

Ore 16 – 20

Giorni di chiusura: domenica e lunedì

 

Ingresso libero

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