Pulp Podcast tra carcere, teatro e “Gomorra Le Origini”: Ospiti Marco D’Amore e Don Claudio Burgio

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La nuova puntata di Pulp Podcast, disponibile dalle ore 14.00 del 26 gennaio, è costruita in due momenti narrativi che dialogano tra loro: il racconto del teatro come spazio di trasformazione insieme a Don Claudio Burgio e l’incontro con Marco D'Amore, regista di Gomorra - Le Origini, nuova serie Sky e prequel della saga Gomorra.

La chiacchierata con D’Amore arriva dopo una prima parte fortemente simbolica e densa di significato, ambientata nel Teatro Puntozero dell’ Istituto Penale Minorile Cesare Beccaria di Milano. Uno spazio che non fa da semplice sfondo, ma diventa parte integrante del racconto: un luogo in cui il teatro smette di essere rappresentazione e si trasforma in strumento di espressione, identità e possibilità. Qui il format condotto da Fedez e Mr. Marra dà voce a educatori ed ex detenuti, aprendo una riflessione autentica sul percorso di crescita, consapevolezza e riscatto dei giovani caratterizzati da un passato complesso. A guidare questo racconto è Don Claudio Burgio, figura centrale nel percorso di crescita e reinserimento dei ragazzi detenuti. Il suo approccio rifiuta qualsiasi forma di giudizio astratto e si fonda sul vivere accanto ai ragazzi, condividere la quotidianità, mettersi continuamente in discussione. “I ragazzi di oggi non sono più quelli di anni fa”, spiega, “non vanno giudicati, ma valorizzati”. Al centro del suo metodo c’è il concetto di epochè, la sospensione del giudizio come atto necessario per osservare l’essere umano prima dell’errore e non attraverso l’etichetta. Il racconto entra nel vivo attraverso le testimonianze di Brian e Savino, ex detenuti del Beccaria, che restituiscono uno sguardo diretto e privo di filtri e retorica sull’esperienza della detenzione. Si affronta poi il tema del cosiddetto “decreto maranza”, sul quale Don Burgio esprime una posizione critica: una risposta securitaria che placa l’opinione pubblica ma non incide sulle cause reali del problema. I ragazzi stessi riconoscono una pressione diffusa a dimostrare forza e identità, soprattutto tra i più giovani, ma resta una domanda sospesa e irrisolta: da dove ha origine la rabbia che caratterizza i giovani di oggi e che spesso si traduce in violenza? 

È questo ponte emotivo e umano che collega la prima parte della puntata verso la seconda dedicata all’incontro con Marco D’Amore. Al centro del dialogo c’è una domanda, che fa da filo rosso di tutto l’episodio: la perdita dell’innocenza di ragazzi che sembrano non avere scelta. Lo stesso tema che affronta Gomorra - Le Origini, la nuova serie Sky, prequel della storica saga crime che ha conquistato il pubblico di tutto il mondo. I primi due episodi della serie raccontano una Gomorra prima di Gomorra, ambientata nella Napoli di fine anni ’70, con un giovanissimo Pietro Savastano, non ancora il boss di Secondigliano, ma “solo Pietro”, inquieto guappo di strada, figlio di nessuno, lontanissimo dall’uomo di potere che i fan hanno imparato a conoscere. Diretta da Marco D’Amore e creata da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano, la serie indaga la formazione criminale come processo umano prima ancora che criminale. 

Durante la conversazione, Mr. Marra pone una domanda chiave: quanto contano rabbia e speranza nella costruzione dei personaggi di Gomorra? Due forze opposte ma complementari, che diventano motore narrativo e specchio di un contesto sociale in continuo mutamento. Da qui il discorso si fa personale. D’Amore riflette sul peso di aver interpretato un personaggio iconico come Ciro e sulla cosiddetta “sindrome di undici”: quanto un ruolo può dare e quanto può togliere. Non manca uno sguardo all’impatto globale di Gomorra: il successo oltreoceano, gli aneddoti con celebrità internazionali e lo stupore con cui l’estero osserva una storia profondamente italiana, ma capace di parlare un linguaggio universale. Un successo che ha avuto effetti concreti anche su Napoli: dalla crescita delle produzioni audiovisive ai cambiamenti della criminalità, fino ai processi di riqualificazione urbana.

La puntata si chiude con una risposta apparentemente tecnica ma fortemente simbolica. Alla domanda sulle regole sul set, Marco D’Amore è netto: “Non si portano telefoni sul set”. Un gesto di disciplina e presenza totale, che richiama il bisogno di attenzione, rispetto e ascolto. Esattamente ciò che questa puntata chiede allo spettatore.

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