Matteo Vacca regista dello spettacolo "Gli allegri chirurghi": l'equilibrio tra comicità e sentimenti è fondamentale. L'intervista di Fattitaliani

 


di Giovanni Zambito - Approda al Teatro de’ Servidal 13 al 25 gennaioGLI ALLEGRI CHIRURGHI, commedia di Ray Cooney con la regia di Matteo Vacca.

Mancano tre giorni a Natale, e nel tranquillo ospedale S. Andrea fervono i preparativi per la consueta recita di Natale ma anche per l’importante conferenza annuale Ponsbory, trampolino di lancio per il neosposo Dottor Simone Persichetti, apprezzato e stimato chirurgo. Tutto è pronto quando irrompe sulla scena l’ex infermiera Luisa Sanna con una sorpresa che rischia di mandare all’aria le aspirazioni professionali del chirurgo. Infatti diciotto anni prima, da una loro relazione clandestina  è nata una figlia, che oggi medita vendetta.

 

Inizia così una serie convulsa di bugie, travestimenti e reciproci inganni per cercare di salvare la situazione, in una vorticosa ed esilarante girandola di battute e gags scoppiettanti tipica della penna di Ray Cooney, autore di altre commedie campioni d’incassi come “Taxi a 2 piazze” e “Se devi dire una bugia dilla grossa”.

Ray Cooney è maestro della comicità degli equivoci. Come ha affrontato la sfida di portare "Gli Allegri Chirurghi" sul palco mantenendo intatto il ritmo travolgente tipico delle sue commedie?
Ho cercato di mantenere intatto l'impianto drammaturgico dell'opera pur attualizzandolo. Ho ambientato la storia in Italia, a Roma. E come ormai faccio solitamente con questo tipo di commedie, ho cercato di inserire elementi comici tipicamente nostrani che si amalgamano perfettamente alla struttura sempre impeccabile di Cooney.

L'ambientazione ospedaliera è insolita per una farsa: in che modo ha lavorato con scenografia e attori per creare quella sensazione di caos ordinato che anima lo spettacolo?
È vero, effettivamente è un luogo poco visto in teatro. Qui ci troviamo in una sala medica, l'azione si svolge in un paio d'ore e tra sedie a rotelle, siringhe, camici e stetoscopi succede veramente di tutto.

La pièce alterna situazioni comiche e momenti più intimi legati ai sentimenti e ai segreti dei personaggi. Come ha bilanciato questi due registri nella regia?
L'equilibrio tra comicità e sentimenti è fondamentale. Rende tutto più credibile e quindi consente al pubblico di seguire e vivere meglio la storia. In questo caso devo ammettere che la comicità la fa davvero da padrona, pertanto non è stato facile trattenersi.

Il personaggio del dottor Persichetti si trova al centro di una rete di bugie e travestimenti. C'è un messaggio o una riflessione più profonda che si trasmette attraverso la sua vicenda?
Mi verrebbe da citare il vecchio detto: chi la fa, l'aspetti! Quindi occhio a tradire perché non si sa mai cosa può succedere!


Lei è anche attore, oltre che regista: quanto questa doppia esperienza influisce sul suo modo di dirigere gli interpreti in una commedia così dinamica e corale?
"Cerco sempre di mantenere ben distinti i due ruoli, questo perché le responsabilità sono diverse. Il regista deve riuscire a far tirar fuori il meglio da ciascun attore; per farlo sono necessari strumenti diversi perché si ha a che fare sempre con persone diverse, qui addirittura nove attori. Mi piace molto interagire con gli attori che altro non sono che nuovi autori del testo iniziale (autore-attore: solo una lettera li differenzia). Poi da attore e quindi collega, una volta che la macchina parte e va come deve, mi spoglio del ruolo di regista e divento compagno di palcoscenico e mi diverto con i miei colleghi!".

INFORMAZIONI GENERALI

Teatro de' Servi

Via del Mortaro, 22 | 00187 Roma

Per informazioni e biglietti:

tel. 06.6795130 | info@teatroservi.it

 

Orario spettacoli

da martedì a venerdì ore 21

sabato ore 17.30 e ore 21

domenica ore 17.30

 

Biglietti 25€

Fattitaliani

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