Lorenzo Fragola nella nuova puntata di "One More time" il podcast di Luca Casadei

 

Ph Alberto Galli

Link al podcast: ONE MORE TIME
 
Il cantautore Lorenzo Fragola è l’ospite di questa settimana di Luca Casadei nel nuovo episodio del podcast One More Time” (OnePodcast). La puntata è disponibile da oggi, venerdì 9 gennaio, in formato audio su OnePodcast e su tutte le piattaforme streaming, e da martedì 13 gennaio in versione video su Spotify e YouTube.
 
Dal divorzio dei genitori al difficile rapporto con il padre, passando all’amore per la musica fino alla sua esperienza a X Factor nel 2014 da cui è uscito vincitore e agli anni del successo, in cui spesso si sentiva solo e inadeguato: Lorenzo Fragola si apre ai microfoni di Luca Casadei per un’intervista intensa e senza filtri. Il cantautore scavando nelle sue emozioni, si sofferma poi sulla morte del padre e sul periodo in cui si è allontanato dai riflettori e ha sofferto di depressione e attacchi di panico, per raccontare poi la sua difficile risalita fatta di tempo, cure, amore e musica.
 
Sul difficile rapporto con il padre: «Il liceo lo dovevo fare per forza a Catania...Alla fine ci ritroviamo a casa di mio padre a Catania. Lì è iniziata forse un po' la fase più difficile della vita perché, secondo me, lui ha preso sottogamba il fatto di avere dei figli e di gestirli quotidianamente. Ha iniziato a innervosirsi subito, siamo iniziati a diventare un fastidio. Ha iniziato a mettere una serie di regole e la parte di cura non gli interessava e quindi noi iniziavamo anche a soffrire questa cosa. Ci trovavamo ospiti di una cameretta, non avevamo accesso neanche nelle altre camere. Allora una volta ho scavato nei cassetti, ho trovato le chiavi, ho fatto trovare tutto aperto e mi sono fatto trovare in salone sdraiato, non da mio padre, ma dalla compagna. Le ho risposto a tono, sapendo che sarebbe arrivato mio padre. Chiuse la porta a chiave, abbassò le serrande e me le diede con la cinghia, con la cintura. Psicologicamente era devastante, cioè, le botte non le sentivo ma psicologicamente è come se ti chiudo la chiave perché non voglio fare sentire gli altri che te le sto dando. Poi non è che durante il giorno era una persona che beveva e arrivava e alzava le mani. Non era quel tipo di persona, era una persona che conosceva quel modo per essere genitore, per insegnare».
 
Sul percorso interiore che lo ha portato a perdonare suo padre: «Dopo che è morto mio padre ho dovuto fare un grande lavoro per calarmi nei suoi panni, senza però il suo contributo o il contributo di altri per mettere insieme i pezzi e ricostruire una storia. Uno dei passaggi che personalmente ho vissuto e che ha dato origine alla rabbia è stato non trovare un perché di certe cose. Vederlo poi, soprattutto negli ultimi momenti di vita, che è passato dall’essere una persona mega dura, eroica a una persona che faceva fatica a stare nel mondo perché fisicamente era impossibilitato: lì sono riuscito a intravedere un po' del bambino di mio padre che non avevo conosciuto. L'ho voluto perdonare intanto per farmi un favore, è un po' egoista, però perché, se no non sarei andato avanti e non avrei risolto tante cose che stavano inficiando la mia vita e poi perché autonomamente e quasi spontaneamente sono riapparsi dei ricordi belli».
 
Sull’esperienza a X Factor: «Ai tempi eri totalmente isolato, non avevi accesso a tv, radio, ovviamente cellulare ed è stato molto difficile in realtà, non me lo sono vissuto molto bene. Intanto non mi sentivo io all'altezza di quel contesto lì, perché non avevo veramente nessun tipo di esperienza, ma nessuna. Non ero mai stato su un palco con un microfono, mai stato in uno studio di registrazione e allo stesso tempo si aspettavano molto da me perché era andato bene il mio provino (...) Mi sono appoggiato molto a Fedez perché era una prima volta anche per lui da giudice e quindi era un po' una cosa che stavamo facendo insieme. Anche lui era molto giovane, abbiamo legato molto all'inizio. Per me era una cosa bella perché mi stava succedendo in quel momento, ma non mi ero fermato a pensare che questo potesse diventare la mia vita».
 
Sul senso di inadeguatezza e solitudine provato dopo il successo: «Mi sentivo inadeguato e questo sentimento è durato tantissimo, si rifletteva anche nel pensiero: “è successo a me ma forse per fortuna, cioè ci sono tante persone brave che però non stanno vivendo quello che sto vivendo io”. Ci ho messo un bel po' per dirmi un minimo: “sei capace” (…)  Da Bologna in cui preparavo l’esame di Pasolini a due Sanremo e due tour. La mia identità si stava costruendo a livello personale perché era cambiato il contesto intorno a me. Ero a Milano da solo, in una città completamente diversa, con degli impegni e dei pesi e una disponibilità economica completamente diversa. Per la prima volta ero “padrone di me stesso”, però ero molto solo. Le persone che conoscevo lì facevano tutte parte del lavoro, la maggior parte erano persone più grandi e la maggior parte erano persone di cui non avevo fiducia. Il mio modo per preservarmi in tutto quello che mi stava succedendo era chiudermi in casa. Attorno, tolto il lavoro, non c’era più niente».
 
  
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