“La promessa della felicità” di Federico Sirianni oltre i confini nazionali, tra Belgio e Olanda

Fattitaliani

 

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29 gennaio- 1 febbraio 2026

  Tra i cinque migliori dischi dell’anno per la Giuria del Premio Tenco, con La promessa della felicità Federico Sirianni ha attraversato da un capo all’altro la penisola, con una lunga successione di concerti che hanno portato ovunque il soffio sommesso ma potente della sua poetica, riscaldando cuori e platee anche molto diverse tra loro. I tempi erano maturi perché questo suggestivo canto intrecciato attorno alle nostre debolezze e aspirazioni varcasse i confini nazionali, come succederà nei prossimi giorni con quattro concerti nel cuore dell’Europa.

 Accompagnato alla viola da Raffaele Rebaudengo, leader del GnuQuartet, il cantautore genovese il 29 gennaio sarà a Bruxelles, nella celebre libreria "Piola Libri", punto di riferimento in città per la canzone d’autore. Venerdì 30 gennaio a Liegi presso il Circolo L'Aquilone, a due passi da dove nacque e visse il grande George Simenon. Sabato 31 gennaio a Città di Lussemburgo, al Circolo D'Altra Parte, e domenica 1 febbraio a Den Haag, in Olanda, la chiusura del tour con il concerto al Circolo MIAW (Make It Art Woerthy), concerto al pari di quello di Bruxelles organizzato dall’Arci Nazionale,

Sirianni, indicato da Bruno Lauzi come “il vero erede della storica scuola genovese”, porterà anche in queste piazze il suo canto attorno a una condizione e un destino in cui l’affanno del cuore e l’incertezza della mente sembrano sciogliersi solo nel compiersi improvviso di un’attesa, nella ricchezza di piccole gioie quotidiane. Di canzone in canzone, come stazioni di una possibile via di redenzione nella ricerca di un’esistenza che quanto meno ci assomigli, si leva così un sommesso ma potente cantico su un sentimento e un’attitudine universali che cadenzano i giorni degli esseri umani, dominati da una tensione impossibile a risolversi in un abbraccio definitivo e sospinti sempre oltre.

Con la direzione artistica di  Michele Gazich, l’album si caratterizza per un impianto intimo e risolutamente acustico che, tra pianoforte, chitarra ed archi, assume un andamento delicatamente orchestrale: un viaggio musicale di dolcezza e contemplazione secondo segrete affinità elettive, in parte svelate dalla presenza nel disco di Rafa Gayol, storico batterista di Leonard Cohen. Nell’album della sua piena maturità artistica, Sirianni ci consegna così l’augurio di una rivoluzione gentile come unico antidoto alla brutalità di un mondo in rovina, senza mai cedere a raffigurazioni banalmente consolatorie.

 

 

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