di Giovanni Zambito - Don Cosimo Schena, sacerdote amatissimo sui social e autore di “Da quando ti ho trovato”, racconta in questa intervista il legame straordinario con Tempesta, la cagnolina abbandonata che ha trasformato la sua vita. Tra spiritualità, abbandono e guarigione, emerge una riflessione profonda sull'amore che salva senza parole. L'intervista di Fattitaliani.
Don Cosimo, qual è stato il momento preciso in cui ha capito che Tempesta non era solo un cane, ma un dono di Dio per la sua vita? C'è stato un istante, uno sguardo, un gesto che ha cambiato tutto?
"Il momento preciso… non è stato un effetto speciale. È stato un istante minuscolo, di quelli che Dio usa per cambiarti la vita senza fare rumore. Era una mattina bagnata, di quelle in cui la pioggia sembra lavare via anche i pensieri. Tempesta tremava. Non abbaiava. Non chiedeva. E proprio lì ho capito: quando una creatura non ha più parole, resta solo la verità. E la verità era che lei non cercava un padrone: cercava una casa. E io, in quel momento, ho sentito che quella casa non era solo un posto… ero io. Ho capito che non era 'solo un cane'. Era un dono. Un compito d'amore. Un Vangelo consegnato in quattro zampe."
Come ha fatto a "sentire" la voce di Tempesta? Entrando nel suo cuore di cane abbandonato, quali paure e quali speranze ha scoperto che risuonano anche nel cuore umano?
"La voce di Tempesta… io non l’ho 'sentita' con le orecchie. L’ho sentita nel cuore. Perché i cani parlano così: con la presenza. Con gli occhi. Con il corpo. Con quel modo disarmante di dirti: 'Io non so se merito, ma io mi affido'. Entrando nel suo cuore di cane abbandonato, ho scoperto paure che sono le stesse nostre: la paura di essere lasciati, la paura di non essere scelti, la paura di non valere abbastanza da far restare qualcuno. E ho trovato anche una speranza che mi commuove ogni volta: quella speranza ostinata che dice 'se tu resti, io posso ricominciare'."
Lei dice che "l'amore guarisce". Ma come ha visto questa guarigione concreta nella sua vita? Quali ferite – forse invisibili – Tempesta ha curato senza sapere di farlo?
"Quando dico 'l'amore guarisce', non lo dico per fare poesia. Lo dico perché l’ho visto succedere. La guarigione concreta nella mia vita è stata questa: Tempesta mi ha curato ferite che neanche io sapevo di avere. Quelle di chi consola tutti e poi, quando chiude la porta, si sente vuoto. Quelle di chi è sempre forte, sempre pronto, sempre 'presente'… e dentro, però, ha bisogno di essere abbracciato senza spiegare niente. Tempesta non mi ha chiesto di essere perfetto. Mi ha chiesto solo di esserci. E questo, credimi, è medicina."
"Tempesta è una relazione che racconta Dio senza parlare". Come può un cane abbandonato diventare maestro di Vangelo più di tanti libri di teologia? Cosa insegna al sacerdote?
"'Tempesta è una relazione che racconta Dio senza parlare.' È così. Perché un cane abbandonato diventa maestro di Vangelo più di tanti libri? Perché vive le Beatitudini senza saperle: non possiede, non giudica, non calcola, non tiene il conto. Ama. E basta. E a me, sacerdote, insegna la cosa più difficile: che Dio non si spiega sempre… Dio si fa vicino. Dio resta. Dio non scappa quando vede la tua fragilità."
Il libro parla molto dell'abbandono. Quale abbandono della sua vita ha rivisto negli occhi di Tempesta quella mattina di pioggia? E come la fedeltà di quattro zampe ha risposto alla sua fragilità?
"Il libro parla dell’abbandono perché l’abbandono non è solo una strada. L’abbandono è anche una stanza piena di gente dove ti senti solo. È un momento della vita in cui ti accorgi che sei diventato forte perché non avevi alternative. Negli occhi di Tempesta ho rivisto quell’abbandono silenzioso che tanti portano dentro: 'Se smetto di essere utile, mi vuoi lo stesso?'. E la fedeltà di quattro zampe ha risposto alla mia fragilità nel modo più potente: restando. Semplicemente restando. Senza prediche. Senza condizioni."
In un tempo di solitudini non dette, come dice la quarta di copertina, cosa spera che chi soffre trovi tra le zampe di Tempesta? Quale messaggio vuole che portino a casa dal suo abbraccio?
"E oggi, in un tempo di solitudini non dette, io spero che chi soffre trovi tra le zampe di Tempesta questo: un posto dove non devi recitare. Un abbraccio che non ti chiede di essere brillante. Un amore che ti dice: 'Non sei sbagliato. Sei solo ferito. E si può ricominciare'."
"La luce arriva spesso da chi non parla, ma ama". Crede che Dio parli più spesso attraverso i cani abbandonati che attraverso le cattedre delle chiese? Come cambia questa profezia la pastorale?
"'La luce arriva spesso da chi non parla, ma ama.' Io lo credo davvero. E sì, a volte Dio parla più attraverso un cane abbandonato che attraverso tante cattedre. Perché l’amore vero non fa rumore. E questa profezia cambia la pastorale: meno moralismi, più prossimità. Meno 'devi', più 'ci sono'. Meno parole che pesano, più mani che sostengono."
L'ispirazione e gli intenti della canzone "Resta qui è Natale" in che si diversificano rispetto al libro?
"'Resta qui è Natale' rispetto al libro… è diverso. Il libro è un cammino, una storia che ti accompagna. La canzone è una soglia: è una richiesta semplice e totale. 'Resta.' Perché Natale non è solo una data: è Dio che non scappa. E io volevo cantare proprio questo: che la cosa più divina che possiamo fare è restare, quando sarebbe più facile andare via."
"Sulla televisione… io non mi sento un personaggio. Io porto storie vere. E quando la TV serve a far arrivare un po’ di luce dove non arriva mai, allora diventa servizio. Ma il mio posto resta sempre vicino alle persone, alle anime. Perché una parola detta a milioni vale, ma una parola detta a uno che sta crollando… può salvare una vita."
Un'ultima domanda: ricorda le affermazioni di Papa Francesco sulle esagerate affezioni umane verso gli animali? Che ne pensa?
"Papa Francesco ha richiamato un rischio reale: non sostituire gli affetti umani con quelli verso gli animali, non trasformare l'animale in un 'alibi' per fuggire dalle relazioni. Ha ragione. Ma Tempesta, nella mia vita, non ha sostituito nessuno. Ha rimesso ordine. Mi ha insegnato ad amare senza possedere, ad accogliere senza controllare. E questo non mi ha allontanato dall'uomo: mi ha reso più capace di stare con l'uomo."





