Morte David Rossi, a Storie Italiane il fratello Ranieri: “Rabbia e soddisfazione perché si sta finalmente seguendo la pista più logica. Aspettiamo fiduciosi la riapertura del caso”

 


“Quello che provo io e provano gli altri della mia famiglia essenzialmente sono tre sentimenti: rabbia perché questa cosa si poteva fare molto prima e a queste conclusioni si poteva arrivare prima; incredulità perché i Ris e il medico legale hanno rifatto ciò che è stato fatto da altri colleghi con tecniche superiori e dispendiose; soddisfazione perché finalmente si segue la pista più logica”, così ha commentato gli ultimi sviluppi a Storie Italiane su Rai1 con Eleonora Daniele, Ranieri Rossi, fratello di David, morto il 6 marzo 2013 dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio nella sede della banca senese.

Secondo il nuovo esperimento condotto dai Ris, che hanno ricreato la scena, l’unica ipotesi plausibile e verosimile è che qualcuno lo abbia trattenuto per il polso, come dimostra il cinturino dell’orologio: un elemento che esclude la pista del suicidio.

 

“ Io dico sempre ‘guardate quello che è rimasto’: i fatti, le prove, le foto e i filmati”, ha poi spiegato, “Inutile andare dietro a testimonianze o storie su festini, questo caso si risolve solo guardando ed esaminando con estrema competenza scientifica ciò che è rimasto, cosa che è stata fatta ora. Siamo finalmente arrivati ad un punto certo e sono sicuro che la commissione continuerà per questa strada. Qualsiasi persona che analizza quelle ferite e il contesto, arriva a questa conclusione che noi diciamo da anni. C’è rabbia e bisogna capire perché chi ha fatto le indagini è arrivato a conclusioni che non erano queste che sono evidenti e sono supportate da dati scientifici”.

 

E ancora: “Non credo ci sia un complotto a cui tutti hanno partecipato. Ma se c’è un delitto, c’è un assassino o più persone che sanno. Io non voglio accusare magistrati o forze dell’ordine, il mio sospetto è che ci sono state delle leggerezze. Quando si accumulano forse si può pensare che sia un dolo e l’atteggiamento dei magistrati è quello di coprire ciò che è stato fatto prima: un corporativismo per cui è difficile smentire quello che hanno fatto i colleghi e si tende a minimizzare. Il motivo per cui siamo qui oggi è per le indagini giornalistiche che hanno aperto uno squarcio. Per cui io ringrazio i giornalisti e la politica che se n’è occupata con due commissioni”. 

 

“Io dall’inizio non mi sono mai innamorato di una ipotesi”, ha poi concluso Ranieri, “non ho convinto nessuno, ho sempre detto prove e fatti e si devono incastrare e tutto deve tornare, non si può tralasciare quello che non ci piace o interpretarlo. Io spero che la commissione continui a lavorare in questo modo, interpellando professionisti seri che non hanno paura di niente. Non credo sia opportuno riaprire il caso immediatamente dopo aver ascoltato qualche trasmissione, penso che vedranno tutti i documenti. Attendiamo fiduciosi”.

Fattitaliani

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